Ero incompleta senza Fabrice. Possedevo solo metà cuore, metà cervello, metà corpo, metà anima. L'altra parte era rimasta con lui, nel salone del suo attico, sospesa tra le parole 'amore' e 'addio'. Esisteva un unico modo per riaverla indietro e riappropriarmi della mia interezza: andare da lui e chiedergli di stringermi forte a sé finché non avessi soffocato, di baciarmi finché non avessi più avuto un soffio d'aria nei polmoni, di accarezzarmi finché la mia pelle non avesse gridato 'sono tua!', di fare l'amore con me finché il mio corpo non si fosse ubriacato del suo.
Sì, e poi? Tutto sarebbe tornato come prima. Lui avrebbe ripetuto che non c'era futuro per noi ed io gli avrei risposto che aveva ragione. Fabrice non era abbastanza forte da lasciarsi alle spalle quel terribile passato che lo aveva segnato a vita, sia dentro sia fuori, ed io non lo ero abbastanza da combattere quotidianamente al suo fianco una guerra pericolosa che avrebbe potuto portarci entrambi alla rovina. Se gli fossi rimasta accanto e il demone che viveva dentro di lui avesse preso il sopravvento, inducendolo a farmi di nuovo del male per saziare la sua sete di vendetta, io non avrei più avuto speranze di ripresa e lui sarebbe vissuto nel rimorso per sempre. Ecco perché, nonostante l'amore e il dolore non mi concedessero neanche un attimo di tregua, non ero mai tornata sui miei passi, mantenendo la promessa di non cercarlo più. Anche Fabrice non aveva infranto la sua nel corso degli ultimi tre mesi. E se avesse ricostruito il suo antro? E se si fosse già trovato una nuova sottomessa, magari più docile e ubbidiente di me? E se mi avesse dimenticato, archiviandomi come una piccola parentesi della sua vita?
No, non può averlo fatto. Anche se non mi ha mai amato, abbiamo condiviso dei momenti troppo importanti, impossibili da scordare. Quindi, così come il suo ricordo è vivido nella mia mente, anche il mio lo è nella sua. Ok, ma questo a che serve? Solo a farci soffrire, immagino.
«Signorina, secondo lei come mi sta?»
Ritornai con i piedi per terra e spostai lo sguardo sulla signora, che si stava ammirando allo specchio da qualsiasi angolazione possibile. Da due mesi lavoravo come commessa in una boutique e mi trovavo molto bene. Lo stipendio era ottimo, il proprietario gentilissimo e potevo contare sull'amicizia e il sostegno delle mie tre fantastiche colleghe, una meglio dell'altra. Eppure... se ne avessi avuto la possibilità, sarei tornata di corsa al vecchio impiego pur di stare vicina a Fabrice. La vita a volte era proprio assurda: quando ero costretta a lavorare per lui, volevo scappare a gambe levate; adesso che non potevo più mettere piede alla banca perché Fabrice me l'aveva proibito, avrei fatto di tutto per indossare di nuovo la mia divisa e spezzarmi la schiena a pulire.
Dannata psicologia inversa!
Mi avvicinai alla distinta signora che voleva il mio parere e la squadrai dalla testa ai piedi. Il tailleur blu gessato che le avevo consigliato le calzava alla perfezione.
«Le sta benissimo, signora. Sembra disegnato apposta per lei, per dare risalto alle sue forme. Farà un figurone alla laurea di suo figlio».
Un sorriso le illuminò il viso, rendendola ancora più bella.
«Sì, lo penso anch'io. Mancano solo gli accessori».
Annuii.
«Certo. Partiamo con le scarpe. Secondo me, queste si abbinano...».
Lasciai la frase a metà, perché all'improvviso il mio cuore si era messo a battere all'impazzata, rimbombandomi nelle orecchie come un gong impazzito e coprendo tutti gli altri suoni. Nuova linfa iniziò a scorrere nel mio corpo, irrorando ogni singolo anfratto, anche il più piccolo e remoto, scuotendolo dal torpore che lo avvolgeva da mesi. Ero viva e completa e questo poteva dipendere solo da una cosa. D'istinto, mi girai verso la vetrina del negozio, attraverso la quale si vedeva la strada, ed ebbi subito la conferma di ciò che sapevo già. Eccola lì, l'altra metà del mio cuore, del mio cervello, del mio corpo, della mia anima. L'altra metà di me stessa.
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Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)
RomanceAlba vive da sola con il figlio e lavora alla Banque Populaire come addetta alle pulizie, ma lo stipendio non le permette di pagare le spese e in breve tempo, i debiti si accumulano. L'incontro con Fabrice Valois, direttore della banca, complica le...
