CAPITOLO VENTUNESIMO

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Dopo interminabili ed estenuanti mesi trascorsi tra avvocati, tribunali, udienze, scartoffie burocratiche, interrogatori e litigi, era finalmente arrivato il giorno della sentenza. Alex non solo voleva riconoscere il bambino, ma addirittura pretendeva che gli fosse affidato, in modo da poterlo portare con sé a Lecce e crescerlo tra gli agi che la sua condizione di uomo ricco offriva. Se mi avessero portato via Lorenzo, che era la mia unica ragione di vita, sarei morta di dolore. L'unica speranza era che il giudice tenesse conto del totale disinteressamento di Alex negli ultimi anni e soprattutto del volere di Lorenzo, ascoltato privatamente affinché non subisse influenze né da parte mia né da parte del padre, che aveva ingaggiato contro di me la più vile delle guerre. Un anno prima era stato coinvolto in un grave incidente stradale – ecco il motivo della cicatrice sulla fronte – che gli era quasi costato la vita, ma che lo aveva aiutato ad aprire gli occhi. Resosi conto di aver sbagliato nei confronti del bambino, il suo più grande desiderio adesso era quello di recuperare il tempo perduto, risarcendolo di tutto ciò di cui lo aveva privato. Il mio avvocato era d'accordo sul fatto che Alex desse il suo cognome a Lorenzo, che provvedesse a lui e che gli stesse vicino il più possibile, perché la figura paterna era importante tanto quanto quella materna, ma riteneva inaccettabile che lo strappassero dalle mie braccia. Lorenzo era legatissimo a me e un allontanamento improvviso e soprattutto forzato gli avrebbe procurato un trauma certo. Lorenzo doveva rimanere con me, nella nostra casa, a Milano, dove lui era nato e cresciuto, costruendosi un equilibrio.

Il giudice entrò e noi ci alzammo. Alex, che si trovava nell'altra metà dell'aula, accanto al suo avvocato, mi guardò e sorrise compiaciuto, come a dire 'preparati, perché vincerò io. Tu hai un avvocato d'ufficio, mentre il mio è il migliore della città'.

Figlio di puttana, ringrazia che siamo in tribunale, altrimenti ti salterei addosso e ti toglierei quel sorrisino viscido a suon di schiaffi!

Rilassai il volto, così che non potesse vedere la rabbia che ruggiva dentro di me, e riportai l'attenzione sul giudice, le cui parole avrebbero potuto salvarmi come condannarmi. Ci sedemmo di nuovo ed io incrociai le dita sotto il tavolo.

Ti prego, ti prego, ti prego.

Il giudice s'infilò gli occhiali e iniziò a leggere la sentenza.

«Dopo un'attenta analisi delle informazioni in mio possesso e avendo come unico obiettivo il benessere fisico e psicologico del minore, sono giunto alla seguente decisione. Dispongo che Lorenzo acquisisca il cognome del padre, il qui presente Alessandro Balti, parte istante, che dovrà provvedere al suo mantenimento, con la corresponsione di un assegno mensile pari a euro mille, stabilito in base alle sue possibilità finanziarie. Dispongo altresì che il minore rimanga affidato esclusivamente alla madre, la qui presente Alba Roveri, parte convenuta, che fino ad oggi è stato l'unico punto di riferimento nella vita di Lorenzo, con il quale ho parlato a lungo e che ha espresso fortemente il desiderio di vivere con la madre, nella loro casa, a Milano, dove lui è felice e sereno. In seguito, quando si sarà instaurato un legame tra padre e figlio, potremo discutere di un affidamento condiviso un anno, a partire da oggi, il signor Balti non potrà portare Lorenzo con sé nella sua terra, perché lo considero prematuro. Scaduto il termine, sarà il bambino a decidere se partire o no con il padre per trascorrere del tempo insieme e conoscere le sue radici. Infine, dispongo che il signor Balti veda Lorenzo solo in presenza della madre, che avrà il compito di mediare tra padre e figlio, in modo da facilitare la costruzione di un rapporto solido. Devo dire che sono rimasto molto colpito dalla maturità di Lorenzo. Mi auguro che vi sia d'esempio. Così deciso, l'udienza è tolta».

Ci alzammo insieme al giudice, che uscì dall'aula. Io abbracciai forte il mio avvocato e mi abbandonai a un pianto liberatorio, che porto via con sé tutta la tensione accumulata giorno dopo giorno. Non ero mai stata così felice in vita mia. Lorenzo ed io potevamo continuare a stare insieme. Alex aveva provato a separarci, ma non c'era riuscito. Aveva perso e nel peggiore dei modi. Per una volta, ero stata io a spuntarla contro il Destino avverso.

Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora