Per fortuna, Fabrice ebbe la decenza di lasciarmi in pace nei giorni successivi. Quando mi sedevo o lo toccavo, il fondoschiena mi faceva ancora male, ma la cosa che mi preoccupava di più era che il mio cuore non la smetteva di sanguinare. Possibile che un uomo conoscesse sia la dolcezza sia la brutalità più estrema? E che cosa lo spingeva a scegliere prima l'una e poi l'altra? E perché io continuavo a pensarci? Perché, invece di lasciarmi trascinare dalla sua anima oscura senza speranza di redenzione, non mi preoccupavo della mia, afflitta e tormentata? Se permettevo a Fabrice di entrare nella mia vita anche quando non ero la sua sottomessa, non avrei mai avuto requie.
«Alba, tieni» disse Monica, porgendomi il caffè.
«Grazie».
Sospirai.
«Qualcosa non va?»
Impossibile sfuggire al suo sguardo indagatore. In quel momento, vidi entrare Guido in banca. Da quando l'avevo respinto quella domenica mattina, non c'eravamo più parlati, o meglio, lui non mi aveva più rivolto la parola ed io mi ero limitata a lasciargli il suo spazio, anche se ci stavo male. Ogni tanto i nostri occhi s'incontravano e la tristezza che leggevo nei suoi era sufficiente a farmi sentire in colpa per tutto il giorno. L'unico felice del nostro allontanamento era Lorenzo. Gli avevo chiesto perché si fosse comportato così male con lui e la risposta che avevo ottenuto era stata: «è antipatico e non lo voglio come papà». Ero rimasta allibita.
«Ma lui non diventerà il tuo papà. Che cosa ti fa pensare una cosa del genere?»
«Non esci mai con nessuno, mammina. Se esci con lui, significa che lo sposi» aveva spiegato, con il labbro inferiore che gli tremava e gli occhi pieni di lacrime.
Lo avevo abbracciato forte, cullandolo a lungo, finché non aveva smesso di piangere.
«Sta tranquillo, tesoro mio. Guido ed io non ci sposeremo, perché siamo solo amici. Hai capito?»
Aveva annuito, tirando su col naso, ed io l'avevo messo a letto, sollevata perché si era calmato e triste perché non capivo il motivo di tanta antipatia nei confronti di Guido. Comunque, se adesso lui mi stava alla larga non era certo colpa di Lorenzo. A rovinare il nostro rapporto ero stata io, una donna così poco sana di mente da rinunciare a un uomo meraviglioso che era interessato a lei per un altro che non si meritava neanche l'appellativo di 'uomo'.
Se potessi tornare indietro, permetterei alle labbra di Guido di poggiarsi sulle mie.
«Terra chiama Alba» disse Monica, sventolandomi una mano davanti al viso. «Che ti prende stamattina?»
«Niente».
Guido girò il viso e i suoi occhi trovarono subito i miei, rimanendoci per un tempo lunghissimo, durante il quale mi divisi tra la voglia di attraversare di corsa il corridoio per gettarmi tra le sue braccia e la paura di essere rifiutata come avevo fatto io con lui. A un certo punto, il suo sguardo s'indurì ed io compresi che era stata la scelta giusta rimanere lì dov'ero. Se ne andò, lasciandomi da sola con il mio rimorso.
«Buongiorno, signor Valois».
«Buongiorno, Monica» ricambiò Fabrice, con un tono di voce tagliente.
Quando spostai l'attenzione su di lui, salutandolo, mi lanciò un'occhiata assassina e non ricambiò il mio buongiorno. Di certo si era accorto dello scambio di sguardi tra me e Guido, altrimenti non mi sarei spiegata il suo comportamento. 'Brava' mimò con la bocca mentre mi sfilava davanti ed io tremai al solo pensiero della punizione che mi avrebbe assegnato. Buttai il bicchiere ancora pieno di caffè nel cestino dell'immondizia.
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Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)
RomanceAlba vive da sola con il figlio e lavora alla Banque Populaire come addetta alle pulizie, ma lo stipendio non le permette di pagare le spese e in breve tempo, i debiti si accumulano. L'incontro con Fabrice Valois, direttore della banca, complica le...
