CAPITOLO DECIMO

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Mercoledì, alle undici spaccate, bussai all'ufficio del signor Conti, il proprietario dell'ipermercato. Durante il tragitto ero stata di nuovo assalita dalla sensazione di essere seguita, ma stavolta non le avevo dato troppo peso. Non vedevo l'ora di mettere la firma sul contratto, ufficializzando la mia assunzione.

«Avanti».

Aprii la porta ed entrai.

«Buongiorno, signore».

«Buongiorno, Alba».

La sua voce era tesa, così come l'espressione del viso, ed io avevo il timore che la cosa avesse a che vedere con me. Avanzai di qualche passo, titubante.

«Si sieda. Le devo parlare».

Mi accomodai mentre il timore sfociava in panico. Il signor Conti si passò una mano fra i capelli, sospirando, e poi riportò a fatica lo sguardo nel mio. Vi lessi qualcosa d'inequivocabile: rimorso.

Oh, no... Brutto segno.

«L'altro ieri le ho promesso che il posto sarebbe stato suo, ma...».

«Ha cambiato idea» sussurrai, scioccata.

Lui annuì.

«Mi dispiace tantissimo per averle dato false speranze».

Mi alzai di scatto e la sedia si rovesciò sul pavimento, producendo un rumore acuto.

«Non me ne faccio niente del suo dispiacere».

Poggiai i palmi sulla scrivania e mi chinai in avanti, avvicinando il viso al suo.

«Io pretendo che mi dia una valida spiegazione. È la sesta volta in un mese che vengo illusa e poi scartata, solo che lei è stato molto più sadico degli altri. Se devo sopportare una delusione così grande, almeno voglio sapere il perché. Mi sembra giusto, no?»

Il signor Conti deglutì nervosamente un paio di volte e le sue guance persero il loro colorito rosa, lasciando spazio a uno spettrale pallore. Tirò fuori un fazzoletto di stoffa dalla tasca e si asciugò la fronte, imperlata di sudore.

Che diamine gli succede? Se non lo ritenessi impossibile, potrei quasi pensare che sia terrorizzato.

«Allora?» lo esortai, sempre più vicina a perdere le staffe.

«Io... Io non posso parlare».

«Che significa?»

Infilò un dito nel colletto della camicia, cercando di allargarlo.

«Non mi è permesso».

Riflettei per qualche secondo sulle sue parole.

«Quindi... c'è qualcuno dietro il suo ripensamento?»

Diventò ancora più pallido, dandomi la conferma che cercavo.

«Di chi si tratta?»

«Signorina, lei mi chiede troppo. Ho le mani legate».

«Questo qualcuno le ha fatto delle intimidazioni?»

«Sì» ammise, irrigidendosi.

Se il signor Conti era stato minacciato, era probabile che fosse successa la stessa cosa anche con gli altri prima di lui. Ecco perché non mi avevano assunto! Adesso era tutto chiaro! Qualcuno stava agendo alle mie spalle per non farmi trovare un lavoro. Chi poteva avere un interesse simile? La risposta arrivò quasi subito. Conoscevo una sola persona capace di minacciare degli innocenti pur di vedermi strisciare ai suoi piedi. La stessa persona che mi aveva fatto pedinare, in modo tale da essere informato sui miei spostamenti e scoprire i posti in cui avevo presentato domanda di assunzione. Sì, era proprio tipico di lui, della sua mente diabolica.

Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora