CAPITOLO VENTICINQUESIMO

9.3K 248 14
                                        


«E questa bella bambina chi è?» domandai a Rosamaria, che era appena entrata nella boutique con un angioletto tra le braccia.

Aveva degli splendidi boccoli dorati e occhi grandi, profondi e blu come l'oceano.

«È mia nipote Irene. Ha compiuto dieci mesi una settimana fa. È un amore, non è vero?»

«Altroché. Non riesco a smettere di guardarla».

Le accarezzai una guancia e lei mi abbagliò con un sorriso. Pensai subito a mio figlio, che mi mancava da morire.

Dove sei?

«Perché l'hai portata con te?»

«Mia sorella ha avuto un impegno improvviso e non c'era nessuno che potesse occuparsi di lei nel frattempo, perciò mi sono offerta io. Sarà solo per un paio d'ore».

«Ok».

Andò a sedersi nel salottino e frugò nella sua borsa, come al solito piena di cianfrusaglie.

«E che cavolo. Devo chiamare mia madre e ho scordato il cellulare a casa. Il telefono della boutique è ancora guasto?»

«Sì. Lo ripareranno entro oggi».

Le porsi il mio cellulare, nuovo di zecca, visto che l'altro lo avevo distrutto.

«Chiamala da qui».

«Grazie, Alba».

«Figurati».

Mentre lei parlava con la madre, mi occupai della prima cliente della giornata, che fu molto soddisfatta del suo acquisto, un bellissimo abito da seicento euro.

«Grazie ancora per la telefonata».

Irene cercò di toglierle il cellulare di mano, piagnucolando.

«No» la rimproverò Rosamaria. «Il tuo telefono è argentato e lei è attratta da tutto ciò che luccica» spiegò.

«Lasciaglielo pure. Non voglio che si metta a piangere».

«Ok».

Lo passò a Irene, che proruppe in una dolcissima risata infantile.

«Mi raccomando, non farlo cadere» le disse, ma la bambina era troppo impegnata con il suo nuovo giocattolo per darle retta.

Entrò un'altra cliente e Rosamaria fece per alzarsi, ma io la bloccai con un gesto della mano.

«Stai pure. Sono mancata dal lavoro per troppi giorni ed è giusto che recuperi. Ci penso io».

«Va bene».

La cliente, una splendida donna sui trentacinque e con una buona dose di puzza sotto il naso, impiegò oltre un'ora per scegliere il vestito più adatto a lei, mettendo a dura prova la mia pazienza. Con il fisico perfetto che si ritrovava, avrebbe fatto bella figura anche con un sacco della spazzatura addosso, ma lei cercava il pelo nell'uovo, trovando difetti anche dove non ce n'erano. Alla fine prese l'abito più costoso che avevamo e quando se ne andò, tirai un sospiro di sollievo.

«Mamma mia, che donna impossibile! Come hai fatto a non mandarla al diavolo?»

«Non lo so neanche io, Rosy. La cosa buffa è che non mi è sembrata molto contenta dell'acquisto».

«Non lo era, infatti. Magari mi potessi permettere un abito del genere! Suo marito deve amarla molto per sopportarla».

«Già» convenni, ridacchiando.

Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora