CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO

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Una monaca di clausura senza dubbio aveva una vita sociale più attiva della mia. Me ne stavo rinchiusa in casa per tutto il giorno, seduta sul divano, a pensare continuamente a mio figlio, a sperare che lo trovassero sano e salvo. Non avevo voglia di uscire, non avevo voglia di lavorare, non avevo voglia di fare un tubo. Sapevo che Fabrice stava smuovendo cielo e terra per rintracciare Alex e Lorenzo e di questo gli ero grata, però... mi sarebbe piaciuto che fosse un po' più gentile con me. Mi teneva sempre a distanza e nelle rare volte in cui mi chiamava per darmi aggiornamenti, il tono della sua voce era quello composto e distaccato che riservava di solito ai suoi sottoposti e ai clienti della banca. Eravamo tornati indietro, in pratica al punto di partenza, come se il nostro rapporto non fosse mai andato oltre a quello canonico tra capo e dipendente. Possibile che avesse cancellato tutto? Io ricordavo anche il più piccolo dettaglio: ogni suo sguardo, ogni suo gesto, ogni sua parola erano impressi a fuoco nella mia mente e ciò che alla mente era sfuggito, il cuore aveva memorizzato. Fabrice era proprio lì, tra mente e cuore. Ed io, per lui, dov'ero? Nel cassetto più piccolo e remoto della sua testa? A giudicare dal modo in cui si comportava, sì. Eppure, avevo visto chiaramente il suo dolore quando mi aveva pregato di uscire dalla sua vita. Avevo visto chiaramente la sua paura di farmi di nuovo del male. Se non avesse tenuto a me almeno un po', non mi avrebbe lasciato andare. Avrebbe continuato a sottomettermi, finché non avesse deciso di passare a un'altra donna. Sgranai gli occhi. Forse era per questo che mi trattava con freddezza. Si era trovato una nuova schiava in grado di soddisfare tutti i suoi appetiti e il ricordo di me e di ciò che avevamo condiviso era svanito al primo colpo di frusta. Non invidiavo quella donna per il fatto che venisse torturata, umiliata e brutalmente scopata, ma perché occupasse i pensieri di Fabrice. Prima che nel suo letto, avevo sempre desiderato essere dentro di lui, nel suo cuore. Sospirai, amareggiata. Non c'era niente che andasse per il verso giusto ultimamente. Avevo perso l'uomo che amavo e adesso rischiavo di perdere anche mio figlio. Senza Lorenzo e Fabrice, non avevo più niente per cui lottare. La mia vita era appesa a un filo.

Non mi facevo la doccia da tre giorni, perché anche lavarmi rientrava nelle attività che richiedevano uno sforzo fisico, ma decisi che era arrivato il momento di rimediare. Ero indecente. Mi alzai dal divano, mio fedele amico, e andai in bagno. Mi tolsi i vestiti e guardai il mio viso allo specchio, analizzando i danni che la pena per la scomparsa di mio figlio mi aveva procurato. I capelli erano secchi e sfibrati, gli occhi spenti e cerchiati, le labbra e le guance ceree, la pelle tirata, soprattutto in corrispondenza degli zigomi, più sporgenti del normale. Ero dimagrita di parecchi chili e la carne non riusciva più a nascondere le ossa. Facevo schifo a me stessa, figuriamoci agli altri. Perché Fabrice avrebbe dovuto perdere tempo con me, quando il Mondo era pieno di bellissime donne la cui preoccupazione maggiore era quella di avere una manicure perfetta? Mi allontanai dallo specchio malefico ed entrai nella doccia, lasciando che l'acqua scorresse sul mio corpo debole e stanco. Rimasi lì a lungo, finché i polpastrelli non si raggrinzirono, e poi uscii, infilandomi l'accappatoio e avvolgendo un asciugamano intorno alla testa a mo' di turbante. Mentre stavo cercando il phon, bussarono. Indossai le ciabatte e andai ad aprire. Vedere Fabrice mi colse di sorpresa, vista l'indifferenza che mi aveva dimostrato negli ultimi giorni. Quando il suo sguardo percorse centimetro dopo centimetro la mia figura da capo a piedi, mi ricordai di avere addosso soltanto l'accappatoio. Mi guardai, temendo di non essere sufficientemente coperta, ma così non era. Per sicurezza, realizzai un secondo nodo alla cintura.

«Ciao, Alba».

Riportò gli occhi nei miei, togliendomi dall'imbarazzo che senza dubbio aveva colto nel rossore delle mie guance.

«Ciao, Fabrice».

«Scusa se sono passato senza prima avvisare. Ho scelto il momento sbagliato, a quanto vedo, quindi è meglio che me ne vada».

Sua... (Alba & Fabrice trilogy - erotic/dark romance)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora