Capitolo 7 - Wendy Darling

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Sei tu la mia casa!
Quelle parole le risuonavano in testa come il fastidioso ritornello dei Coldplay che aveva ascoltato qualche giorno prima e del quale non riusciva in alcun modo a liberarsi.
Suo fratello era sempre stato il suo unico, vero rifugio. In passato, non aveva potuto contare su altri, se non lui. Ogni volta che si era cacciata in qualche brutto guaio, ogni volta che si era sentita sola, respinta e abbandonata: ogni singola volta lui era rimasto al suo fianco, fino alle estreme conseguenze delle loro scelte.
Ciò che le aveva urlato sul tetto era vero.
E quel pensiero la tormentava.

Aidan, riapparso improvvisamente dopo anni di silenzio, aveva riportato alla luce con sé tutti quei ricordi e quelle sensazioni che Alex aveva sperato di seppellire per sempre nell'angolo più recondito della sua mente. Lui, i suoi occhi di zaffiro, la sua pelle candida e le macchie di sangue che gli imbrattavano gli abiti: tutto, della sua figura, non faceva altro che ricordarle ciò che era e, di conseguenza, ciò che non avrebbe mai potuto essere.
Come cercando di non farsi notare, volse lo sguardo ancora una volta verso di lui, di sottecchi: Sam; gli occhi verdi, così seri e costantemente vigili, osservavano la strada di fronte a lui mentre ne percorreva lenti passi. Ebbe modo di spiarlo così, di nascosto, soltanto per qualche istante, prima che lui si accorgesse di essere osservato e ricambiasse la sua occhiata con una perplessa, forse perfino incuriosita.
Fu un momento: non appena i loro sguardi si incrociarono, Alex si rese conto di star osservando l'altro lato della medaglia, l'altra faccia della sua vita. Quella che aveva cercato così disperatamente di costruirsi, anno dopo anno, ma che ogni volta finiva irrimediabilmente con lo sgretolarsi al minimo tocco delle sue mani.

Sam era un uomo tutto sommato ordinario, di bell'aspetto, dai buoni propositi: in definitiva, le sembrava un bravo ragazzo, di gran lunga più di quanto avrebbero potuto essere le compagnie che soleva frequentare fino a qualche anno prima. Un'altra ragazza, al suo posto, avrebbe potuto mostrarsi interessata a ricambiare le attenzioni che Cat le aveva fatto notare: ogni donna al mondo ha davanti a sé la prospettiva di un futuro normale, in cui avrebbe presumibilmente sposato qualcuno, creato una nuova famiglia e avuto dei figli che avrebbero intrapreso lo stesso ciclo vitale; ma per Alex – no, per Erzesebeth – questo era diverso. Se tutti gli esseri umani che aveva conosciuto erano stati trascinati via dalla corrente del fiume chiamato "vita", lei non poteva fare altro che rimanere sulla sponda a guardare, mentre il mondo cambiava attorno a lei.
Samuel, ai suoi occhi, restava una chimera: uno dei tanti pesci che viaggiavano nelle acque di quel corso.

«Allora,» esordì lui, mentre lei si rinfilava le chiavi del diner nella vecchia e logora borsa a tracolla che da parecchi anni ormai era diventata la sua inseparabile compagna di sventure nel turno di notte: forse non era bello a vedersi – con gli angoli strappati e le ricuciture in basso che aveva dovuto operare per sopperire ai buchi nella stoffa – ma quantomeno nessuno si sognava più di rubargliela e lei, del canto suo, non doveva farci colpo su nessuno «dov'è che stiamo andando, esattamente?». Già, dov'erano diretti? A dire la verità, non ci aveva pensato minimamente. L'unica cosa di cui era certa, era di voler restare lontana dai problemi della sua vita almeno per un po'. Voleva immergersi completamente in quella vita fasulla che era andata costruendosi a Brooklyn e fingere di poter essere davvero soltanto Alex Black.
Ma certo, questa non era la spiegazione che poteva dare a Sam.
«Beh, mi hai portato delle caramelle,» si giustificò subito, scuotendo appena le spalle dolcemente curve e passandosi una mano tra i morbidi capelli neri per scostarsi una ciocca bruna dal viso «quindi ti devo un dolcetto. Ti piacciono le torte?».
«Le torte?»
«Le torte.»
Lo sguardo di Sam, schermato dalle lenti perfettamente pulite dei suoi occhiali tondi e finalmente rivolto a lei, si fece immediatamente perplesso. Forse inizialmente credeva in una battuta o uno scherzo, ma lo sguardo sicuro della ragazza non tradiva la verità delle sue parole.
«Dove vorresti trovare una torta, alle quattro di mattina?»
Alex sorrise. Poteva avere un senso dell'orientamento a dir poco pessimo, ma se si trattava di dolci, oh, a quel punto la sua mappa mentale si espandeva praticamente senza confini.
«Non preoccuparti, so esattamente dove andare.»

Hypnophobia (#wattys2017)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora