L'idea, in partenza, non era sembrata così sciocca.
Insomma, dalla loro prima e completamente accidentale passeggiata notturna ne erano seguite altre e, doveva ammetterlo, con Sam percepiva una sintonia particolare, un'attrazione inspiegabile che non tutti erano stati in grado di offrire ad un tipo... particolare come lei.
Quell'uomo – dall'apparenza distaccata, nervosa, instabile – si era in realtà rivelato un confidente di straordinaria empatia; il passato burrascoso che portava sulle spalle come un macigno (e del quale, in realtà, ben poco le aveva accennato) gli permetteva di ascoltare e, soprattutto, di comprendere il punto di vista di lei senza eccessiva difficoltà. E da molti anni, ormai, Alex non si sentiva più così libera di parlare di sé e dei demoni che la tormentavano con qualcuno che non fosse il diario ingiallito e rovinato che portava nella disordinatissima borsa scucita da chissà quanto tempo.
Certo, non c'era solo la serietà; in principio aveva creduto che Samuel fosse un tipo fondamentalmente serio e composto: il tipo di persona con la quale puoi scambiare rituali e cerimoniosi buongiorno e buonasera, ma niente più di questo. E invece aveva dovuto ricredersi davanti alla sua brillante vivacità, magistralmente nascosta agli estranei da un'attitudine alienante.
Al di là di questa, si nascondeva non soltanto tutta l'insicurezza e la fragilità che i suoi numerosi traumi gli avevano generosamente regalato, ma anche i dolcissimi resti di un individuo che avrebbe potuto fiorire completamente, se la giusta opportunità di liberarsi dalla gabbia che lo intrappolava – maledetti quegli incubi – si fosse presentata.
In fin dei conti, non aveva potuto fare a meno di riconoscere una sostanziale somiglianza tra loro; e, forse per questo, aprirsi davanti a lui e mostrargli quel che tratteneva sotto una corazza di cinismo e disillusione, infine, non la faceva sentire nuda, né esposta, né compatita; soltanto, in un certo qual modo, capita.
«Non capisco che diavolo aspetti per farti avanti,» l'aveva ammonita la sera precedente Catherine, al ritorno dall'ennesimo incontro notturno non programmato con l'enigmatico profiler dell'FBI e, naturalmente, dopo un pressante interrogatorio della curiosa biondina per ottenere ogni dettaglio in proposito «passi il singolo episodio, ma voi vi incontrate praticamente ogni sera! Cosa vuoi ancora? Che ti lasci il permesso scritto di uscire ufficialmente con lui?».
«Catherine, io non mi affeziono alle... cose.» aveva risposto praticamente subito, interrompendo la ramanzina dell'amica e gesticolando furiosamente «E le cose non si affezionano a me. È così che funziona il mio mondo: anni di convivenza non ti hanno insegnato nulla?»
Ma alla fine non poteva che darle ragione, no?
Se passava così tanto tempo con Samuel, non era certo per noia; non quando le ore che passava in sua compagnia erano anche quelle che negava alla misera dormita che gli orari di lavoro le concedevano.
Per non parlare di quell'immancabile senso di delusione che si affacciava alla bocca dello stomaco, arrampicandosi fin su nella gola, quando credeva di non vederlo più arrivare: se ne restava lì, in piedi, stretta nel suo tradizionale cappotto nero e con le dita delle piccole mani bianche avvinghiate alle chiavi dell'Holiday. Ogni tanto si voltava verso la porta d'ingresso, infilava la chiave nella serratura per girarvela dentro... ma alla fine non chiudeva.
Aspettava Sam anche più del necessario, così che quando lo vedeva arrivare all'ultimo momento – con le solite occhiaie scure a cerchiargli gli occhi verdi e con quel suo sorriso timido dipinto sulle labbra lunate – era spesso così tardi che non avevano nemmeno più voglia di uscire a fare due passi. No, delle volte rimanevano semplicemente nel locale a scambiarsi quattro chiacchiere, a scherzare, a prendersi in giro l'un l'altra con una spontaneità tale che il tempo passava senza che loro se ne rendessero minimamente conto.
L'alba arrivava ancor prima della stanchezza: non avrebbe smesso mai di parlare con lui.
E così aveva deciso, alla fine: di fare quel passo, quel piccolo – ma terrificante – passo che separava lei dal baratro: chiedergli di uscire con lei; e non come amici che si incontrano per passare il tempo, ma come uomo e donna che tracciano insieme l'inizio di un percorso comune. Un percorso che fosse loro.
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Hypnophobia (#wattys2017)
Paranormal#13 in Paranormale il 22.06.2016 - Grazie di cuore! ♥ Derange one life. Set the world on fire. «Sam, sono io! Sono sempre io! » Dicono che sbagliando, si impara dai propri errori. Alex Black non ha mai impara...
