Il motivo di quell'interesse, alla fine dei conti, Sam non l'aveva ancora capito.
Tutto sommato era sempre stato un tipo solitario, ammesso che con "sempre" continuasse a intendere la sua vita dal giorno in cui aveva perso tutta la sua famiglia fino a quel momento. Di quel giorno aveva ricordi vaghi e sconnessi, le immagini si sovrapponevano tra loro formando tasselli di un mosaico che non combaciavano tra loro, ma che si rassomigliavano tutti per il colore vermiglio del sangue che li macchiava. Nulla gli avrebbe mai tolto dalla mente l'immagine di sua madre con il ventre dilaniato e la bocca spalancata, riversa nel suo stesso sangue; nessuno degli psicofarmaci che gli erano stati prescritti nel corso degli anni (quante scatolette diverse contava ormai sul comodino della sua camera, una decina?) erano riusciti a sbarazzarsi dello sguardo vuoto e vitreo della testa di sua sorella minore, rotolata ai suoi piedi dopo essere stata brutalmente strappata dal corpo. Non c'era stato nulla di umano nell'orrendo spettacolo che si era trovato davanti un pomeriggio estivo di ventitré anni prima, del resto non c'era nulla di umano neppure nella creatura che l'aveva abilmente allestito. Sapeva perfettamente in cosa suo padre si era invischiato: ciò a cui suo padre dava la caccia non era come loro.
E lui, per altro, non era mai stato esattamente un ragazzino socievole, ma passare da una famiglia all'altra – sbalzato come la pallina di un flipper che si fa saltare da una parte all'altra del tabellone per evitare che cada nella buca – sicuramente non l'aveva aiutato a fare breccia nel muro che s'era andato costruendo intorno e che, col passare degli anni, aveva finito col diventare invalicabile. Alla compagnia degli uomini aveva imparato a preferire quella degli animali, donatori di affetto sincero e incondizionato, incapaci di fare del male se non per loro estrema necessità; no, con i suoi simili aveva tentato, ma non c'era mai stato nessuno in grado di colmare il vuoto che aveva tentato di lasciarsi alle spalle, ma che finiva sempre e inevitabilmente col rincorrerlo e inghiottirlo.
C'era stata una famiglia Sullivan, dopo la sua. E dopo una famiglia Christie, Sinclair, Devon, Wilson, più tante altre pasticche colorate che aveva dovuto controvoglia trangugiare per scacciare gli incubi che lo tormentavano durante la notte. Non era rimasto nulla di equilibrato in lui: guardandosi allo specchio non vedeva che brandelli malconci della persona che avrebbe dovuto essere, ma che senza la presenza dei familiari che avrebbero dovuto guidarlo era rimasta cieca, sorda e muta a qualunque stimolo esterno.
No, socializzare non faceva per lui. Lavorava nell'FBI come profiler perché l'unico tipo di individuo con il quale riusciva ad interagire era qualcuno che gli somigliasse: qualcuno di instabile. Forse mettersi in contatto con gli altri non era il suo forte, ma quanto a immaginare il modus operandi dei più celebri e cruenti criminali d'America, ebbene, Samuel Ryan Jackson non aveva paragoni. Impartiva lezioni alle matricole dell'accademia in mattinata, mentre per il resto del giorno si dedicava ai suoi casi. Si concedeva del riposo solo quand'era letteralmente allo stremo delle forze: finché si teneva lontano dalla prigione che era il suo letto, quei suoi sogni angosciosi che infestavano il suo sonno non potevano tormentarlo.
Ricapitolando mentalmente in un sol colpo i tratti salienti dell'ultimo ventennio della sua vita, Samuel si aggiustò la giacca – troppo larga, sembrava letteralmente divorarlo – sulle spalle spioventi e con una leggera pressione sulla maniglia, aprì la porta d'ingresso del locale Holiday.
Come (si) stava dicendo, date le sue praticamente inesistenti abilità comunicative e il suo tradizionale ancor più scarso interesse verso delle possibili, nuove amicizie, non riusciva ancora a spiegarsi per quale ragione, in sette giorni di lavoro consecutivi, avesse continuato a passare l'ora scarsa che si concedeva di riposo, tra un impegno e l'altro, proprio in una bettola del genere. E dire che il caso al quale aveva collaborato riguardo all'assassino seriale che operava a Brooklyn era stato risolto e archiviato in un paio di giorni; non avrebbe avuto ragione di scegliere proprio quel posto, né per comodità, né tantomeno per il cibo che – testato – non s'era rivelato nulla d'eccezionale nemmeno per il suo palato neanche troppo raffinato.
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Hypnophobia (#wattys2017)
Paranormal#13 in Paranormale il 22.06.2016 - Grazie di cuore! ♥ Derange one life. Set the world on fire. «Sam, sono io! Sono sempre io! » Dicono che sbagliando, si impara dai propri errori. Alex Black non ha mai impara...
