Il completo nero gli andava stretto.
Non tanto perché non fosse più della sua taglia, che dall'ultima volta che l'aveva indossato era rimasta pressoché la stessa. Il problema stava nel fatto che si sentiva soffocare, stretto in quella stoffa rigorosamente nera che gli fasciava il torace asciutto, specie davanti all'idea della fine di un corso, dell'avvilupparsi della morte come una raffinata sciarpa di seta attorno al collo dell'uomo: bellissima e letale.
C'era stato un tempo in cui ci aveva pensato spesso e, doveva ammetterlo, ne era rimasto perfino affascinato. La immaginava come una donna sottile quanto un foglio di carta, altera e bellissima, dalla pelle candida e il crine nero cinto da una corona di biancospino. Frequentemente, avvolto dalla coperta che i Sinclair avevano preparato sul letto che gli era stato assegnato, aveva fantasticato sulla cadenza lenta dei suoi passi e sul suo sguardo muto e penetrante che si appropriava, con un solo battito delle lunghe ciglia brune, di tutte le cose.
Da qualche parte, in cantina, doveva avere decine di quaderni con centinaia e centinaia di bozzetti che ritraevano quel volto perfetto e incantatore da diverse angolazioni; si chiese che cosa avesse potuto scorgerne Errol, la notte precedente: se quella dama bianca l'avesse davvero preso per mano e condotto in religioso silenzio verso terre lontane.
D'altronde, da quando aveva perso la sua famiglia, Sam s'era convinto che la morte dovesse essere considerata esclusivamente una faccenda dei vivi, più che dei morti: un dolore al quale avrebbe dovuto far fronte chi restava, ad ogni costo, per sopravvivere un giorno di più al peso dei ricordi. Una visione forse negativa dell'esistenza, ma cosa ci si poteva aspettare da un uomo che trangugiava psicofarmaci da una vita, soltanto per guadagnarsi abbastanza lucidità da sentirsi quasi normale come gli altri?
Entrò al Green-Wood Cemetery a passo svelto e capo chino, lasciandosi le vistose guglie ocra del cancello d'entrata alle spalle.
Era in leggero ritardo: a decidere se presentarsi o meno aveva impiegato più tempo del previsto e ad attenderlo per scortarlo alla cerimonia non era rimasto nessuno.
I dubbi che l'avevano assediato durante la scelta si erano rivelati piuttosto ovvi a una seconda considerazione: prima di tutto, Sam non conosceva sufficientemente Errol da potersi definire suo amico; ne era a malapena una conoscenza, il che l'avrebbe fatto sembrare ancora più anormale agli occhi dei presenti di quanto già non apparisse, col suo sguardo perennemente angosciato e incapace di sostenere le occhiate altrui, se si fosse presentato davanti alla bara di uno sconosciuto a porgere i suoi omaggi. Poi, c'era da considerare il fatto che lui e i funerali non fossero un binomio così vincente come si sarebbe potuto pensare, per uno che aveva a che fare con la morte praticamente ogni giorno: era pur vero che Samuel lavorava a stretto contatto con dei cadaveri, ma ci teneva a ribadire a sé stesso di come questo fosse per evitare di vederne altri il giorno seguente. Voleva rendere New York una città più sicura, ma non era mai entusiasta di accompagnare un feretro alla sua ultima spiaggia.
E poi, beh... poi c'erano i suoi genitori; e sua sorella, che non smetteva di fargli visita in sogno e tormentarlo con gli opprimenti sensi di colpa che infestavano le sue notti.
Ricordava le casse laccate in nero, perfettamente ordinate l'una parallela all'altra a pochi passi dall'abside della chiesa. I suoi passi rimbombavano per la navata centrale come fossero stati quelli di un gigante, mentre l'assistente sociale lo scortava per mano a porgere l'estremo saluto alle salme: poteva udire perfettamente quel calpestio risuonare ancora e ancora nella testa.
Il volto di sua sorella, tra tutti, era quello rimasto più a fondo impresso nella sua memoria; in quella bara troppo grande per lei, Sam si era chinato per baciarle dolcemente la fronte come tante volte aveva fatto quand'era in vita, dandole la buonanotte nel suo letto. Era bellissima, così vestita di bianco che pareva un piccolo angelo: il volto impallidito dall'ombra della morte era stato sapientemente imporporato con del trucco e ogni strappo nella sua carne ricucito a dovere. Chissà se aveva sentito dolore, in quel suo sonno impenetrabile?
Era minuscola, di uno splendore innocente.
Ma Sam era inorridito, nel mettere a contatto le sue labbra con quella pelle immobile: nel sentirla così... così fredda.
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Hypnophobia (#wattys2017)
Paranormal#13 in Paranormale il 22.06.2016 - Grazie di cuore! ♥ Derange one life. Set the world on fire. «Sam, sono io! Sono sempre io! » Dicono che sbagliando, si impara dai propri errori. Alex Black non ha mai impara...
