Capitolo 35 - Photograph

88 7 2
                                        


Avvicinò il soffione della doccia ai capelli e con la mano libera roteò delicatamente la manopola dell'acqua calda. Goccia dopo goccia, questa cominciò a scivolarle addosso, inoltrandosi tra i capelli, insinuandosi nelle conche delle scapole, assecondando le lunghe curve della schiena fino a precipitare verso il pavimento della doccia.
Emily prese un ampio respiro e il vapore le accarezzò la gola col suo tepore. Sollevò il volto, gli occhi chiusi e strizzati per non far entrare una sola goccia di sapone oltre le palpebre. Li riaprì giusto in tempo per vedere fiumi di fluido rosa – tutta la tinta per capelli in eccesso mescolatasi allo shampoo – abbandonarla per fluttuare via, verso il chiusino all'angolo del box.
Si passò le dita sottili tra quei fili colorati che componevano la sua chioma umida e si massaggiò la testa, le tempie, il collo.
Infine, tastò il muro alla sua sinistra, una mattonella quadrata alla volta, cercando verso l'alto il gancio al quale avrebbe potuto fissare il bocchettone. Un liberatorio sospiro di piacere abbandonò le sue labbra. Era ormai da settimane che non si godeva un'intera giornata soltanto per sé: il corso di fotografia la assorbiva completamente; non faceva che correre, studiare, lavorare e organizzare il suo tempo fino a stritolarne il minuto.
Ma non quel giorno.

Uscì dalla cabina completamente avvolta nel suo morbidissimo accappatoio azzurro, nel quale il suo corpicino già di per sé gracile appariva ancor più piccolo di quanto già non fosse; sotto quell'immenso cappuccio spugnoso a malapena faceva capolino il suo volto.
Si strofinò i capelli ancora umidi e gocciolanti con un asciugamano bianco che ben presto si ritrovò a sua volta gradevolmente decorato con una serie di macchie rosa pallido dai contorni indefiniti. Ma Emily non ci fece troppo caso, mentre lo tirava via dalla chioma arruffata, troppo occupata a controllare che il colore avesse preso bene su ogni ciocca davanti allo specchio rettangolare che trionfava su una parete del bagno, poco al di sopra del lavandino. Si passò la mano tra i capelli, tastandoli con cura, spostandoli, arricciandoli lungo le dita, passandoseli davanti agli occhi per uno sguardo esaminatore. Un ottimo lavoro, pensò; ormai era diventata sufficientemente brava per applicarsi la miscela senza dover necessariamente supplicare Daniel di darle una mano.

Rise tra sé e sé, ricordando della sciagurata volta che avevano concepito quell'idea del nuovo colore. "Allora me lo faccio anche io," aveva subito puntualizzato il ragazzo, sfoggiando un'espressione più che soddisfatta della sua idea "ho sempre pensato che il rosso donasse molto più a me che a te". Allora aveva i capelli neri, corti, arruffati; valorizzavano ancora di più quell'aria da bambino mai cresciuto che si portava dietro dal primo momento in cui l'aveva incontrato.
Quel giorno avevano bisticciato stupidamente, per gioco, e poi avevano riso fino alle lacrime; e la parte più buffa era arrivata quando avevano cercato di applicare la tinta al ragazzo, che non stava un attimo fermo e non faceva altro che lamentarsi del terribile prurito che il composto gli causava. "Sicura che debba fare così?" mugolava "Non mi sembra normale. Rimarrò pelato!".

Alla fine, non solo i suoi capelli, ma anche il viso, le mani e buona parte del collo (per non parlare degli indumenti) di entrambi avevano preso uno sfavillante colore rosso acceso che avevano impiegato almeno un'ora a lavarsi di dosso. Danny, per contro, continuava ad andare bellamente fiero della sua nuovissima tinta fiammante: si passava le dita sulla zazzera scomposta cantandone la nuova gloria e la magnificenza acquisita come fosse stato appena candidato per la finale di un concorso di bellezza.

Poi era stato il turno di lei. Emily all'inizio non era stata troppo convinta, a dire la verità; aveva partorito quell'idea così, di getto, in maniera impulsiva e forse sciocca, durante un pomeriggio di confidenze. Come praticamente ogni volta che si sentiva insicura, era stato Danny a spingerla con entrambe le mani a gettarsi in quella pazzesca nuova fase della sua vita.
Naturalmente, anche il colore rosa era stato una scelta del compagno; e da quel giorno lei non l'aveva più cambiato. Erano trascorsi anni, da quel folle pomeriggio di settembre, e lei si era abituata a tal punto a quella tinta che quasi stentava a ricordare il colore naturale dei suoi capelli.
Si fermò a pensarci, scrutando con attenzione quell'immagine di giovane donna che lo specchio le riproponeva. Dovevano essere stati scuri; non troppo, ma più di così. Le pareva fossero stati rossi. Sì, dovevano essere rossi; ma non come quelli di Danny: di un rosso più spento, opaco, una tonalità ramata di quelle che raramente si trovano in giro e che molti in passato avevano lodato trattenendole tre o quattro crini tra le mani guantate. Un bel colore, senz'altro; che con gli anni aveva imparato a detestare.
Ma ormai era passato. No: erano passati tutti.

Hypnophobia (#wattys2017)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora