Capitolo 30 - The Second Waltz

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"Non hai la minima idea di cosa significhi amare una come lei": anche quando furono usciti tutti e non restò che lui, nell'abitazione, quella frase non smise di vagare tra i meandri della sua mente.
Adagiato pigramente contro il davanzale del salotto, porgendo le spalle alla finestra, Sam dardeggiava la stanza vuota come se i pensieri che si affollavano dentro di lui fossero stati dipinti col sangue su ogni parete.
Erano ormai passate due ore, dal momento in cui William e Aidan si erano allontanati dall'appartamento per mettersi sulle tracce del burattinaio che aveva mosso con eccelsa maestria i fili di Nicholas: a lui non era stato neanche proposto di partecipare alle indagini, figurarsi; William lo riteneva troppo instabile anche soltanto per un consulto sull'accaduto.
Comunque, se prima s'era mostrato sconvolto, quei 120 minuti di tempo che erano intercorsi tra il suo ultimo sguardo al corvo e la sua riflessione silenziosa erano stati sufficienti a restituirgli la lucidità: ora, a mente fredda, ragionava sull'accusa che gli era stata rivolta, senza tuttavia riuscire a trovare una soluzione adeguata.

Non hai la minima idea di cosa significhi amare una come lei.
Non poteva fare a meno di interrogarsi sulla questione.
Era sempre stato un uomo riflessivo, certo, e gli altri avevano spesso notato (e raramente anche lodato) la sua straordinaria necessità e capacità di porsi domande su qualunque questione. Non aveva mai trovato nulla di inutile nel dettaglio, nei ricami di contorno, nelle cornici alle situazioni: e forse era questa sua estrema sensibilità a renderlo tanto vulnerabile quanto confortato dalla sua stessa solitudine.
Perciò era quantomeno curioso, se non addirittura incomprensibile, che l'affetto nutrito nei confronti di Alex Black non avesse suscitato in lui il benché minimo dubbio dal momento in cui ne aveva percepito i primi scalpitii in fondo al petto.
Era stato uno scatto di un interruttore a spingerlo, dal buio, verso la luce. Non c'era stata una progressione verso il raggiungimento di un traguardo finale, nessuna graduale infatuazione trasformatasi con il tempo in un'emozione travolgente: nulla di realmente piacevolmente ordinario nel loro rapporto; un momento prima erano stati amici, e in quello dopo s'era riscoperto innamorato di quell'incantatrice senza che questo fatto trovasse alcuna spiegazione logica dentro o fuori di lui. L'aveva guardata negli occhi e l'aveva capito con disarmante semplicità: e questo aveva mostrato sufficiente senso da non rendere necessaria alcuna ulteriore spiegazione.
Non fino a quel momento, almeno.

Aveva un bicchiere tra le mani.
Vi oscillava dentro, spinto dal leggero tremore delle sue dita, appena un goccio di quello che doveva essere un vecchio whiskey che si era versato (senza il consenso del padrone di casa) pochi minuti prima. Poi non l'aveva bevuto; a ben pensarci, gli alcolici non erano neanche di suo gusto.
Era di quel movimento circolare che aveva bisogno: il moto armonico del liquido nel calice gli restituiva la calma adeguata a permettergli di concentrarsi. Non ne aveva assaggiato nemmeno un sorso: si era limitato ad osservare, assorto, il piccolo gorgo che andava creandosi al centro del contenitore ad ogni spinta, come se potesse scorgere, di volta in volta, la risposta ai suoi dilemmi sul fondo di esso. Invece, alla fine, nel bicchiere restava nulla più che quel sorso di whiskey e nella sua mente una manciata di domande alle quali nessuno avrebbe fornito una risposta adeguata.
Chi era Erzesebeth?
Perché, tra tanti, aveva scelto di avvicinare lui?
Perché non lo aveva ucciso, quando aveva compreso la verità?
Cosa aveva a che fare con la sua famiglia?

Nessuna di queste, comunque, metteva in alcun modo in discussione il fatto che avesse amato quella donna, in qualche particolare e suo proprio modo, né insinuò che si trattasse di un qualunque sentimento meno nobile. Era fermamente convinto (o cercava giustificazione nel fatto) che non avrebbe sofferto in quel modo, se non avesse davvero amato: non avrebbe sentito lo strappo doloroso del suo cuore che si lacerava in due metà speculari, non ne avrebbe avvertito il sangue sgorgare fuori così come dalla ferita della donna che aveva tenuto tra le braccia; per non dire di tutte quelle lacrime che non aveva cavato fuori dagli occhi una sola volta dal giorno in cui aveva detto addio alla sua famiglia.
Si sentiva quasi in colpa con se stesso a provare tanto per una persona della quale, in fondo, conosceva tanto poco. Perché era questo l'enigma che cercava invano di risolvere il povero Sam, abbandonato alla penombra di una stanza troppo grande, avvolto da abiti imbrattati di un sangue che non gli apparteneva: di chi, esattamente, si era innamorato?

Hypnophobia (#wattys2017)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora