«L'aprì e vi trovò dentro un minuscolo pasticcino,»
Alice nel paese delle meraviglie.
Leggeva ad alta voce; e Sam ascoltava: il libro stretto tra le dita lunghe e nodose di lui, lo sguardo – malamente celato dalle lenti tonde degli occhiali – fisso sulle sue pagine, per controllare che ogni riga ripetuta da Tessa, comodamente accovacciata sulle sue gambe, fosse corretta.
«con la parola ma... man...? »
Sorrise. Era così tenera, quando strizzava gli occhi e arricciava il naso nello sforzo di ricordare la pronuncia di alcune sillabe.
«Mangiami.» la incoraggiò, indicando la parola stampata sul foglio di carta che la piccola non riusciva a decifrare; ascoltò la sua risata, la risata ingenua di una bambina di quasi cinque anni, mentre annuiva e riprendeva risoluta a leggere con un convinto: «Mangiami! Con la parola "Mangiami", formata chiaramente da tante uvette».
Proseguì con calma e concentrazione, finché non arrivò all'ultima riga della pagina. Gli occhi di Samuel traboccavano d'orgoglio: a nemmeno cinque anni, precoce come pochi altri, sapeva già leggere quasi perfettamente un testo articolato e mostrava pochissime difficoltà ed esitazioni. Sua sorella era straordinaria e, come sempre, di una dolcezza incredibile quando si voltava verso di lui e gli mostrava il suo ampio sorriso come stava facendo in quel momento.
«Sei stata bravissima.» si complimentò subito, chinandosi su di lei per schioccarle un bacio sulla testolina scompigliata, dalla quale piovevano riccioli scuri e modellati: così piccola, così fragile, così adorabilmente sua.
Non avrebbe permesso a nessuno di toccarla, quella tenerissima bambola; l'avrebbe protetta ad ogni costo, con le unghie e con i denti, per permetterle di diventare l'adulta che meritava d'essere. La giovane donna nei quali occhi – verdi, come i suoi – avrebbe sempre visto quelli curiosi e brillanti dello scricciolo che lo stava fissando in quell'istante.
«È vero,» replicò lei, semplicemente, con la voce acuta e scivolosa tipica dei primi anni d'età «sarei stata brava».
Sam rimase interdetto, lo sguardo interrogativo che indagava quello della sorellina senza, tuttavia, capire.
Sarebbe stata?
Sorrise nervosamente. Quell'affermazione lo agitò più di quanto avrebbe dovuto.
«Lo sei!» disse, accarezzandole dolcemente il capo minuto, per poi far scivolare lentamente entrambi gli arti irrigiditi verso il basso, lungo i fianchi «Leggi già come una bambina delle elementari. Sei straordinaria.»
«No, ti sbagli. Non so farlo».
Ancora quel senso di inquietudine; come se in fondo agli occhi di Tessa si fosse celata una verità che lui, pur così sagace, riusciva a malapena a sfiorare.
«Ma se l'hai appena fatto...!» mormorò, la convinzione che gli sfuggiva sempre più di mano. Lo sguardo della bambina – improvvisamente più adulto di quanto non avrebbe dovuto o potuto mostrarsi – si rabbuiò, divenendo triste, cupo, spento. Le sue iridi di smeraldo si appannarono.
«No, non l'ho fatto.» la voce si fece sottile, ogni parola sofferta «E non lo farò mai, perché io non sono qui».
Un pugno nello stomaco: di fronte a quelle parole, Samuel avvertì l'impulso di ripiegarsi in avanti, dolorante.
Si sentì raggelare. Era come se una fondamentale consapevolezza stesse bussando alla sua porta, senza che lui trovasse il coraggio di affrontarla. Si sforzò di sorridere, ma le spalle tremavano come foglie scosse dal vento, le labbra esitavano, le dita formicolavano.
«Ma certo che sei qui. Proprio qui: davanti a me!»
«No, Sam, non è vero. Non sono mai stata qui».
Brividi. Aveva meno di cinque anni, ma tutta l'eloquenza e la coscienza di un'adulta. Sapeva qualcosa che a Sam continuava irrimediabilmente a sfuggire.
«Ma... ma perché?».
Le labbra di Tessa si distesero in un sorriso rilassato, sereno, naturale; eppure così stridente con quanto si apprestavano a pronunciare.
«Perché, affinché tu potessi esistere, io dovevo morire.»
Morire.
Come colpito da una pugnalata, Sam si sentì mancare il respiro – i polmoni bruciavano come fossero stati in fiamme – e indietreggiò istintivamente con il busto, assecondando il colpo immaginario.
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Hypnophobia (#wattys2017)
خارق للطبيعة#13 in Paranormale il 22.06.2016 - Grazie di cuore! ♥ Derange one life. Set the world on fire. «Sam, sono io! Sono sempre io! » Dicono che sbagliando, si impara dai propri errori. Alex Black non ha mai impara...
