Capitolo 32 - Nobody's Eyes

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La cucina non era molto grande rispetto al resto dell'abitazione; anzi, a dirla tutta Sam l'avrebbe definita quasi claustrofobica: un corridoio stretto, dalle angustianti pareti giallo ocra lievemente imbrunite sopra il piano cottura, davanti alle quali riposava, tozzo, il basso mobiletto munito di lavandino in metallo. Vicino al modesto frigorifero bianco (e proprio di fronte al tavolo al quale si era accomodato) si trovava una vecchia finestra seminascosta da una credenza di legno, diversa da tutte le altre della casa e probabilmente residuo di un arredamento precedente all'arrivo degli attuali inquilini, decisamente mal dissimulato dal mobilio successivo. In altre parole: chiunque avesse riordinato quella stanza, rispetto alle altre camere aveva assolutamente eseguito un lavoro approssimativo, avrebbe detto quasi sbrigativo o totalmente disinteressato.
Del resto, cosa poteva farsene un vampiro, di una cucina?

«Non so se abbiamo del tè.» rivelò Alex, a bassa voce; aveva direttamente saltato la parte della conversazione nella quale cercava di spiegargli per quale insospettabile motivo il suo cuore avesse ripreso a pulsare dopo circa due ore di morte apparente – il che presumibilmente rimaneva un mistero anche per lei – e gli aveva rivolto le spalle per rovistare in un vecchio armadietto in ciliegio.

«Sicuramente c'è del caffè, ma non mi sembra il caso di...».
La frase rimase così, sottesa tra il suo inizio e la sua fine, senza poter raggiungere né l'uno, né l'altro estremo.
«No,» confermò Sam, stringendosi nelle spalle ingobbite dalla stanchezza «no, infatti: non è davvero il caso». Il tono con il quale quelle parole abbandonarono la sua bocca tesa fu più brusco di quanto avesse programmato; non fu ben chiaro nemmeno a lui il motivo: se per il caffè che non gradiva o per colei che l'aveva tirato in ballo.
«Non è davvero il caso, Alex.» ribadì, forse senza necessità, abbassando lo sguardo di giada sulle dita annodate fra loro e deglutendo forzatamente. Non era il caso, si ammonì ancora da solo, e forse non era neanche un caso che tutte le conversazioni più serie tra lui e quella misteriosa donna che aveva davanti si fossero svolte dentro o nell'immediata prossimità di una cucina: magari per la presenza del fuoco - l'elemento distruttore per antonomasia - magari per una bizzarria del destino che si faceva beffe di lui. Se avesse potuto, una parte di Sam avrebbe raccolto tutti quei momenti che avevano condiviso con Alex per bruciarli senza rimorso sulla fiamma del fornello a gas.
Richiuso lo sportello della dispensa che aveva appena setacciato, la vampira si voltò verso il suo ospite; i due rimasero muti, mentre ogni parola che avrebbero potuto dirsi affogava inesorabilmente in un oceano di possibilità irrealizzate.
Trascorsero uno, due, tre secondi; il sangue che imbrattava ancora gli abiti di lei si espandeva a macchia d'olio in quel silenzio e lo trasformava in un'attesa rossa e agonizzante che Samuel non trovava le parole per esorcizzare.

«Allora,» esordì infine la donna, soccorrendolo a cavallo di una risata nervosa «cos'è che vuoi sapere, esattamente?».
Sam rimase intontito da quella richiesta diretta.
Turbato, titubò per un istante e prese tempo cercando di aggiustarsi sul naso degli occhiali che non indossava nemmeno. Si sentì immediatamente troppo esposto e ripiegò con un nevrotico torturarsi il naso, il mento velato di barba, il lobo dell'orecchio.
«Come...?».
Alex scrollò debolmente le spalle.
«Ci sarà qualcosa che vorrai chiedermi.»
«Ci sarà.» le fece eco lui, aggrottando la fronte.
«È naturale, immagino.» continuò la donna, incrociando le braccia davanti all'orribile macchia purpurea «Catherine mi chiese per quale ragione i vampiri non si riflettono negli specchi - il che, comunque, è falso e piuttosto idiota da pensare - ma sapendo che tu sei più intelligente, mi aspetto una domanda più impegnativa alla quale rispondere».
Un improvviso senso di déjà-vu rinfrescò col suo profumo nostalgico la mente di Sam; ora capiva il motivo di tutto l'accanimento mostrato contro la pellicola Dracula. Se non fosse stato tanto teso, avrebbe perfino riso.

Hypnophobia (#wattys2017)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora