•Per te ci sarò•
CAPITOLO 8
Anna era di nuovo nella limousine dei ragazzi di ritorno a casa, come Cenerentola lasciava il principe sul più bello.
Guardava le luci della città scorrere velocemente dal finestrino, veloci come i pensieri che si susseguivano nella sua mente.
Era successo tutto così in fretta che non riusciva ancora a realizzare, le sembrava impossibile essere stata così vicina dal baciarlo, così stretta a lui.
Stargli vicino le piaceva, la sensazione di averlo già incontrato, forse in un'altra vita.
Lo squillo del cellulare di una delle guardie dei ragazzi attirò la sua attenzione.
X: "Si, gliela passo subito."
Ad Anna le sobbalzò di nuovo il cuore, prese il cellulare tra le mani tremanti, l'accostò all'orecchio e nel sentire ancora una volta la voce di Gianluca, avvertì il calore della passione avvolgerla totalmente l'anima.
Gianluca: "Ciao piccola, mi hai lasciato senza il tuo numero di telefono, non so dove raggiungerti per la cena. Il tuo è un modo per liberarti di me?" - il suo tono di voce era divertito, mentre Anna era imbarazzata, cercò di scacciare la timidezza, doveva imparare a parlare con lui senza pensare di avere di fronte Gianluca Ginoble, ma solo Gianluca, il bel ragazzo dagli occhi dolci.
Le luci delle insegne le illuminavano a tratti il viso appoggiato al finestrino, nella sua mente riaffioravano i dettagli del suo volto, del suo corpo, le emozioni ed i pensieri che aveva fatto su di lui.
Avrebbe voluto chiedere all'autista di tornare indietro, tornare da lui, tra le sue braccia, ma non lo fece.
Non voleva innamorarsi di Gianluca Ginoble ma voleva conoscere Gianluca, piano, a piccoli passi.
Troppo facile amare la star che tutto può avere, ma conoscerlo era la cosa che desiderava di più, perché i suoi occhi le avevano detto altro la prima volta che si erano incrociati ai suoi in aeroporto, perché sentiva dal profondo del suo cuore che c'era dell'altro dietro la facciata della star - "Anna, ci sei?"
Anna: "Si, scusa." – la sua voce faceva sentire l'emozione che a fatica cercava di ricacciare dentro di se – "Le tue guardie sanno dove mi stanno portando, domani sera ti basterà salire in macchina e mi troverai, se vorrai trovarmi."
Lui sorrise, lei trovò dolce il suono della sua risata, così tenera ed infantile, sorrise anche lei.
Gianluca: "Se voglio trovarti? Tu cosa dici?"
Anna: "Non lo so, so solo che domani sera starò li ad aspettare che un campanello suoni."
Gianluca: "Ok, allora domani si vedrà. Sogni d'oro!"
Anna: "Gianluca..." - il pensiero di riattaccare e perdere ogni contatto con lui le fece stare male, ma era giusto così, se era destino lui il giorno dopo sarebbe venuto.
Gianluca: "Si, dimmi."
Anna: "Volevo solamente dirti grazie."
Gianluca: "Per il concerto?" - rise divertito.
Anna: "No, per le emozioni." - sentì le lacrime salirmi agli occhi - "Non c'è regalo più grande di un emozione che porterai nel cuore per sempre. Grazie, buona notte!" - riattaccò, si mise di nuovo a guadare fuori dal finestrino, mentre le lacrime le solcavano il viso, non riusciva a tenere dentro le emozioni, pianse di felicità.
Lui rimase colpito dalla sua voce rotta dal pianto, immaginava i suoi grandi occhi marroni pieni di lacrime, tremanti di emozione, avrebbe voluto chiamare il suo autista ed dirgli di riportarla indietro, per stringerla ancora a se, per dirle che anche lui provava le stesse cose, per asciugarle le lacrime con i baci, ma non lo fece, decise di rispettare la sua scelta, lei voleva vivere le emozioni giorno per giorno, tremare per l'incertezza, accrescere il desiderio, sperare, conoscersi e scoprirsi un passo alla volta."È così dolce e fragile tra le mie mani, non voglio farla soffrire, spezzarle il cuore, non voglio che finisca come con Martina. Questa volta voglio sia diverso. Non riesco a non pensare a lei. Ne sono attratto."
Nel frattempo, Anna si girava e rigirava nel letto, non riusciva a dormire, troppo forti le emozioni accumulate in quella giornata.
Il pensiero della serata che l'aspettava la metteva in agitazione, si chiedeva di continuo come sarebbe stato, desiderava sentirsi a suo agio con lui, aveva paura di rimanerne delusa, di aver letto male il messaggio dolce ed umile dei suoi occhi.
"E se non venisse? Oh porca vacca indigena, se non venisse! Che stupida sono stata, voleva il tuo numero, potevi chiedergli il suo, ma cosa ti è saltato in mente? Stupida! Adesso è tutto nelle sue mani! Ma perché ami metterti da sola ad arrostire sulla brace? Stare in ansia fino a domani sera nell'incertezza. E adesso che gli cucini se alla fine dovesse venire? In che guaio ti sei messa, Anna!" - mise la testa sotto il cuscino, come per mettere a tacere la voce insistente nella sua mente, ormai era tutto fatto - "Se cucinassi qualcosa di mio? Ma se non dovesse piacergli? Devo chiamare Veronica, lei sa tutto, saprà cosa mangia."
Non ci pensò su due volte, prese il telefono e chiamò Veronica.
Veronica: "Pronto Anna, è successo qualcosa? Ti è successo qualcosa?"
Anna: "Ciao Veri, no stai tranquilla è tutto ok. Ma ho bisogno di te, sai per caso cosa mangia Gianluca?"
Veronica: "Cosa? Tu nel mezzo della notte mi chiami per sapere cosa mangia Gianluca? È successo qualcosa che dovrei sapere?"
Anna: "Per favore, sono nel panico! Domani forse viene a cena e non so che fare."
Veronica: "No, scusa, credo di non aver capito bene. Chi è che viene a cena? Il mio Giangi?"
Anna: "Si, forse... Veri, ho bisogno del tuo aiuto!"
Veronica: "Prendo il primo volo e ti raggiungo con una schiera di chef! Ma chi minchia stai combinando, Anna?"
Anna: "Non lo so che succede, è che ci siamo rivisti per caso e lui mi ha portata al suo concerto nel backstage, è così dolce, io... Non lo so che mi succede, voglio sognare ad occhi aperti ma ho paura di farmi male, non me lo posso permettere. Lui voleva portarmi a cena ma non mi sono sentita all'altezza di uscire con una star e allora l'ho invitato da me e lui ha accettato senza alcun problema e adesso non so che preparare!"
Veronica: "Lo sapevo che dovevo mollare tutto e seguirti a Montepagano, ma guarda te che fortuna sfacciata, scusami ma sto rosicando da morire! Non ci posso credere! La mia amica che ti becca la star, sono senza parole, avrei un milione di cose da chiederti, ma non riesco a farti nessuna domanda se non come diavolo hai fatto."
Anna: "Non saprei risponderti, è successo punto! Adesso, per favore, aiutami! Prometto che con calma domani ti chiamo e ti racconto tutto."
Veronica: "Come minimo mia cara, mi raccomando i dettagli, non tralasciare nessun particolare, anche quelli hot! Che invidia! Però sono felice per te. Allora, cosa mangia Gianluca? Ama il pesce."
Anna: "Ecco perfetto, io ho già difficoltà con il solito e non mi pare il caso di avvelenarlo con il mio tentativo di cucinare!"
Veronica: "E allora cucina ciò che cucini di solito."
Anna: "Si, ma cosa?"
Veronica: "Ma perché ti agiti tanto? Lui è un tipo semplice, probabilmente non gliene importa molto della cena ma vuole stare con te."
Anna: "Vorrei vedere te al mio posto!"
Veronica: "Ma magari ahahah. Pizza, torta e vedrai che sarà felice! Sono due cose che sai fare benissimo, ma non mi avvelenare Gianluca! Adesso cerca di dormire un po' altrimenti avrai delle occhiaie orribili per cena."
Anna: "Grazie Veri, incrocia le dita per me."Per tutto il giorno Anna non aveva fatto altro che pensare alla serata.
Man mano che le ore passavano cresceva in lei l'ansia, l'attesa era snervante, continuava a chiedersi se sarebbe venuto.
Alla fine decise di tornarsene casa, prese un paio d'ore di permesso di lavoro ed uscì a fare compere.
Tornata a casa si mise all'opera per la torta, tenersi occupata era il miglior modo per non pensare.
Finito con il dolce passò all'impasto della pizza, intanto il sole cominciava a calare, l'ora di cena si faceva sempre più vicina.
"Sono nervosa, spero che Veri abbia ragione. Forse è meglio che non venga! Ma se non viene so che ci starei malissimo. Calma Anna, dai! Ancora un paio d'ore e saprai cosa il destino ti riserva." - pensava a questo mentre lavorava nervosamente l'impasto della pizza, come se volesse sfogare la tensione sulla pasta.
Non si aspettava che il campanello suonasse proprio in quel momento.
"Oh Signore ti prego, fa che sia lui!"
Cercò di togliersi la pasta appiccicata alla mani il più possibile, si avvicinò nervosamente alla porta, tirò giù un sospiro ed aprì.
La delusione fu grande, le si leggeva chiaro in faccia.
Anna: "Signora Bozzo, ha bisogno di qualcosa?" - si rivolse alla sua anziana e padrona di casa il più gentilmente possibile anche se dentro era agitatissima.
Signora Bozzo: "Mia cara, le volevo ricordare che domani c'è l'affitto da pagare, ci tengo alla puntualità."
Anna: "Non si preoccupi, sarò puntuale."
Chiuse la porta e mentre si apprestava a tornare al suo impasto il campanello suonò ancora.
"Ci mancava pure la padrona di casa stasera, chi minchia si sarà scordata ancora?"- aprì la porta con non curanza e rimase senza parole.
Lui era li, sorridente, bellissimo, con una camicia bianca e cravatta nera con indosso una giacca nera.
L'espressione di Anna fu di totale stupore, il suo cuore palpitava così velocemente che temeva che lui lo sentisse.
Gianluca: "Ciao, alla fine ti ho trovata, posso entrare?"
Anna: "Oh, si scusa. È che mi hai preso all'improvviso... Io non pensavo venissi sul serio."
Gianluca: "E perché no?"
Anna: "Cioè, non mi aspettavo venissi così presto."
Gianluca entrò in casa, Anna chiuse la porta, cercò in quel momento di ritrovare il suo self-control che ormai era andato a farsi fottere da un pezzo.
Gianluca: "Carino il tuo appartamento, molto caldo e accogliente."
Anna: "Un po' piccolo, ma io ci sto bene, accomodati sul divano io finisco qui."
Gianluca: "No dai, voglio darti una mano. Che prepari?"
Anna: "Pizza."
Gianluca: "Mi insegni?"
Anna non riusciva a crederci, era così bello averlo intorno, così naturale che pian piano la sua agitazione sparì.
Anna: "Attento che ti sporchi!"
Gianluca: "Non importa."
Anna non poteva non guardare la sua espressione divertita, dolce come quella di un bimbo che si diverte in cucina, così semplice.
Aveva visto giusto, non c'era nulla della star viziata, vanitosa e capricciosa in lui, aveva di fronte di nuovo quel dolce ragazzo in cerca dell'amore.
Lo osservava con stupore, tutto era una meraviglia continua in quell'uomo.
Guardava le sue belle mani, le sue dita affondare nella pasta, i suoi occhi così vispi, la sua risata contagiosa, Anna cominciava a sciogliersi, aveva voglia di essere se stessa, aveva voglia di affondare le sue mani nell'impasto assieme a quelle di lui, toccarle, stringerle.
Gianluca Ginoble da quell'istante, per Anna, era diventato semplicemente Gianluca, e lei ne era felice!~Iris
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