Capitolo 7

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Londra, residenza di Obito Uchiha

Non appena la carrozza che aveva accompagnato Sakura alla clinica era tornata a Villa Uchiha, il duca aveva dato ordine di sostituire i cavalli in modo da ripartire immediatamente per andare a trovare il cugino e sua moglie.
Li aveva lasciati al mattino con un discorso in sospeso ed era curioso di sapere come avesse reagito Rin alla scoperta della verità riguardo i colloqui che aveva effettuato in quei giorni a casa loro, inoltre voleva avvisarli del pranzo del giorno successivo con Miss e Mrs Haruno.
"Kakashi, dì a Teuchi di preparare la cena per me stasera, ho intenzione di tornare tra un paio d'ore al massimo, non voglio disturbare ancora Obito e Rin, quindi tornerò a dormire qui. Avvisalo inoltre che domani avremo a pranzo la mia fidanzata, sua madre, mio cugino e sua moglie."
"Lo farò immediatamente, signor duca", rispose l'Hatake, che non riuscì a celare del tutto il sorriso che gli era apparso in volto sentendogli pronunciare la parola fidanzata. Lavorava da anni per gli Uchiha ed era felice che il duca avesse finalmente trovato la donna che faceva per lui, nonostante il momento non fosse dei più lieti vista la sua malattia e la sparizione di Itachi.
Sasuke, indossati giacca e cappello, prese il pesante bastone da passeggio con l'impugnatura a forma di testa di falco e uscì di casa per dirigersi alla carrozza.
Quindici minuti dopo varcò la soglia della dimora del cugino, dove fu accolto dal volto serio di Yamato, il loro maggiordomo, che gli fece strada fino al salottino da dove si sentivano provenire le voci dei padroni di casa.
"Sei ancora arrabbiata con me, Rin? Non hai neanche voluto pranzare insieme a me. Credi davvero che io abbia sbagliato ad aiutare Sasuke col suo piano?"
"No, non sono più arrabbiata. Anzi non lo ero nemmeno prima. Sono semplicemente rimasta delusa dal fatto che tu non mi abbia detto niente per tutto questo tempo, inoltre sai come la penso sui matrimoni di convenienza."
"Sì, lo so e questo è il motivo principale per cui non te ne ho parlato, l'altro motivo è che non pensavo che lui avrebbe trovato quello che cercava. Sasuke non è una persona con cui è facile avere a che fare, è molto esigente, non credevo esistesse qualcuno in grado di rispondere alle sue aspettative, invece al contrario di quel che supponevo ha trovato quel che voleva.
La scomparsa di Itachi lo ha sconvolto più di quanto dimostri, sai quant'è orgoglioso, non lo mostrerebbe mai, ma è preoccupato e la scoperta di essere malato l'ha messo alle strette, non vuole morire solo, senza lasciare traccia di sé a questo mondo. Puoi fargliene una colpa?"
Rin posò una mano sul pancione, fissandolo concentrata prima di rispondere:
"No, lo capisco. Comprendo bene il suo desiderio di avere un figlio, io ho sempre desiderato averne uno e la perdita del primo mi ha distrutta. È solo che è successo tutto così in fretta. Non me lo aspettavo, Obito."
"Nemmeno io me lo aspettavo, ma il tempo sta scadendo, ha dovuto per forza usare metodi poco ortodossi."
Il volto di Obito mostrava emozioni contrastanti, affetto, tristezza, senso di colpa e quello della consorte faceva altrettanto.
Sasuke, che aveva aperto uno spiraglio della porta per vederli, rimase colpito dall'affetto che gli dimostravano, ma allo stesso tempo provò un moto di rabbia perché odiava sentirsi compatito, non era nelle sue intenzioni suscitare pietà, detestava il fatto che la malattia gli stesse portando via anche la dignità oltre che la vita. Non voleva morire, non in quel modo patetico, avrebbe preferito di gran lunga una dignitosa morte in battaglia, rapida, eroica, orgogliosa.
In quei mesi gli era passato spesso per la mente di arruolarsi di nuovo e di andare in battaglia, cercare un avversario valoroso con cui battersi e magari portarlo con sé all'Inferno. Non credeva di meritare il Paradiso, non dopo aver preso tante vite durante la carriera militare. Non era pentito di averlo fatto, aveva compiuto il suo dovere e sapeva farlo maledettamente bene, ma pensava che chiunque uccidesse un altro essere umano non meritasse una vita felice nell'aldilà.
Il silenzio che regnava ormai da qualche minuto nel lussuoso salotto, fu interrotto da Rin che disse:
"Vorrei solo che Sasuke fosse felice in questi ultimi mesi che gli restano da vivere e se questa ragazza lo renderà tale le sarò davvero molto riconoscente."
"Lo stesso vale per me" rispose Obito, per poi allungare la mano per afferrare quella della moglie.
In quel preciso momento Sasuke fece segno a Yamato di bussare alla porta ed avvertirli della sua presenza. Il maggiordomo lo fece e lui entrò, facendo finta di non aver ascoltato la loro conversazione.
"Buon pomeriggio, spero che qui sia andato tutto bene."
I due coniugi si lanciarono uno sguardo e annuirono.
"Va tutto a meraviglia, ma siamo curiosi di sapere come è andata con la tua proposta."
"Miss Haruno ha accettato di sposarmi e l'ho invitata a pranzo per domani insieme a sua madre, vorrei veniste anche voi in modo che possiate conoscerla."
"Verremo molto volentieri, Sasuke."
"Ne sono lieto, ma volevo avvertirvi che Sakura, questo è il nome della mia fidanzata, ha deciso autonomamente di venire al colloquio con me e che Mrs Haruno non sa la verità, quindi vorrei che vi atteneste alla versione ufficiale, ossia che ci siamo incontrati nella clinica in cui lavora, dove ero andato a farmi visitare, e lì ci siamo innamorati. So di chiedervi molto, ma non voglio assolutamente che il buon nome della nostra famiglia venga infangato dalle malelingue né che lei abbia problemi con sua madre."
"Va bene, ma sa almeno della malattia che ti affligge?"
"Sì, quindi avrete un segreto in meno da mantenere. Adesso se non vi spiace torno a casa."
"Non resti con noi?" chiese Rin.
"Ho approfittato fin troppo della vostra ospitalità e inoltre devo occuparmi dei preparativi per domani."
"Capisco" rispose Obito.
"A domani."
"Sì, a domani" si sentì rispondere il duca, prima di avviarsi verso l'uscita e dare indicazioni a Shino di dirigersi verso l'ufficio del telegrafo.
La giornata era stata proficua, aveva conversato amabilmente con la sua futura moglie, scoprendo verità inaspettate sul suo conto e Rin era ormai al corrente della verità. Gli restava solo una cosa da fare: inviare un telegramma a Naruto. Voleva avvisarlo del suo ormai prossimo matrimonio. Avrebbe voluto chiedergli di fargli da testimone, era il suo migliore amico, ma la ricerca di Itachi veniva prima, quindi si sarebbe dovuto rassegnare e chiederlo a qualcun altro. Pensò che a quel punto Obito sarebbe stato il più adatto, ma non volendo tornare indietro, decise di rimandare la questione al giorno successivo.
Dopo circa quarantacinque minuti di viaggio, la carrozza si fermò di fronte ad un vecchio edificio, piccolo, situato in una parte poco edificata della città, sopra un'altura, e il duca scese di nuovo.
Percorso il piccolo viale fiancheggiato da cipressi, si diresse a passo deciso verso la porta dell'ufficio.
"Buon pomeriggio, posso fare qualcosa per voi, signore?" chiese il giovane in guardiola.
"Devo inviare un telegramma urgente."
"Prego, entri pure. A nome di chi devo farlo?"
"Del duca di Remington."
Sentendo quel nome, il ragazzo lo fissò con uno stano sguardo e Sasuke, irritato, gli disse:
"Qualcosa non va?" con il suo tono più gelido.
Il ragazzo, spaventato, scosse la testa, negando.
"No, ma sono sorpreso, perché è appena arrivato un telegramma per voi" rispose, per poi porgere una busta al duca.
Sasuke osservò la busta con curiosità, poi la aprì e lesse il contenuto del messaggio:

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