Entrati in macchina, Lorenzo, chiude le portiere della macchina e mi fissa intensamente.
Si avvicina a me e cerca di abbassare la spallina del mio top crop.
Gli mollo immediatamente uno schiaffo sulla guancia mentre gli domando quale tipo di problemi gli affliggessero.
"Riccardo mi aveva detto di quanto fossi stronza e puttana ma non così tanto, piccola Aria"
Gli mollo un altro schiaffo e mi sporgo dalla sua parte per aprire la portiera ed uscire.
"Torna in macchina, è tardi" mi urla, abbassando il finestrino.
"Vattene" urlo, sento gli occhi pizzicarmi.
Non voglio piangere per lui, per un ragazzo a cui ho sempre voluto bene e di cui, troppo tempo fa, avevo una lieve cotta che probabilmente stava rifiorendo.
Inizio a correre, non so bene dove sto andando, ma io continuo a correre.
Arrivo in un parchetto e mi siedo sulla prima panchina che trovo e inzio a piangere.
Non era successo niente, è vero, ma mi era già capitato una situazione identica, la quale era andata fino in fondo.
I ricordi facevano male e quella ferita, che ero riuscita a chiudere, si è riaperta.
Prendo il telefono e digito il primo nome che mi passa per la mente, Genn.
Dopo tre squilli risponde.
"Genn" dico con la voce spezzata.
"Aria, che succede?" sembra preoccupato, ma io non volevo farlo preoccupare.
"Puoi venirmi a prendere?" mi mordo immediatamente il labbro inferiore.
Una voce femminile si sente dall'altra parte del telefono.
"Se ti disturbo, fa niente"
"Nono, mandami la posizione su whatsapp. Vengo a prenderti"
Attacca e faccio come mi ha chiesto.
Piove anche, fantastico.
Dopo pochi minuti, che sembrano un'eternità, arriva e, quando sento il clacson della macchina, capisco che è lui.
"Ti porto a casa mia" queste sono state le uniche parole pronunciate in quella macchina e il livello di imbarazzo era fin troppo elevato.
Arrivati a casa sua, lui sbatte la porta della sua stanza dopo avermi lanciato una maglietta e dei pantaloncini, mentre io rimango per un tempo illimitato sul divano per poi decidermi ad entrare nella sua stanza.
Con le cuffie nelle orecchie intento ad ascoltare la musica, semplicemente perfetto.
Mi siedo vicino a lui e, cosa che non si dovrebbe mai fare, gli tolgo le cuffie.
"Io... mi dispiace, ok? Non volevo rovinarti la serata ne tanto meno che tu fossi incazzato con me. Si, sono totalmente sbagliata, lunatica, indecisa, testarda e tutto quello che pensate ma sono fatta così. Mi sono fidata e come sempre lo presa in quel posto. Scusa"
"Aria, perché ti stai scusando?"
"Perché ho sbagliato" era più una domanda che un affermazione.
Senza capire niente, le sue labbra finiscono sulle mie.
Quando si stacca, realizzo.
"Perché lo hai fatto?" chiedo.
"Non lo so nemmeno io, mi andava di farlo e basta"
"Forse è meglio che me ne vada"
Mi alzo dal suo letto, ma mi ferma chiedendomi di rimanere con lui.
Ci penso qualche secondo, per poi annuire e chiamare mia madre.
"Mamma, non mi aspettare a casa, rimango da Genn"
"Oh, va bene, ma con Lorenzo tutto bene?" prossima domanda?
"È stato tutto un disastro, ma è tutto ok. Buonanotte, mà"
"Notte, Aria"
Attacco la telefonata.
"Vado ad asciugarmi i capelli" dico a Genn, dato che erano ancora bagnati dalla pioggia.
Vado in bagno e, mettendomi davanti allo specchio, inizio ad asciugarli.
"Faccio io"
Passo il phon a Genn e, involontariamente, sorrido.
Un Genn dolce? Avrà sicuramente fumato.
SECONDA PARTEEEE.
Buongiorno♡
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»black« [U.S.]
FanfictionAria si dovrà trasferire con la madre e il fratellino da Milano, città in cui è sempre vissuta e si trovava bene, a Somma Vesuviana, città che ha visitato poche volte per andare a trovare i parenti. La situazione si complicherà quando un nuovo perso...
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