Fisso stupito la porta di casa che si richiude dietro ad una Sam furente. Dal salotto provengono ancora i singhiozzi di mia madre e mi volto verso il corridoio.
«Hai sentito cosa ti ho detto?» sbotta mio padre non appena rientro in soggiorno, «I calmanti di tua madre Axel». sbatto le palpebre destabilizzato e fisso mia madre che scuote la testa e cerca di allontanare con una mano mio padre: «No Erik, non la voglio quella roba» riesce a mormorare tra i singulti. Ha tutto il trucco colato, l'espressione del viso contorta in una smorfia di dolore e tira su col naso... Erano anni che non la vedevo in queste condizioni.
Ingoio a vuoto l'aria e mi avvicino alla sua sedia; papà continua a lanciarmi occhiatacce assassine. «Tesoro, sei sicura?» le chiede chinando il capo all'altezza del suo.
«S-sì. Ogni volta che li prendo mi sento rintontita e la testa diventa leggera. Va bene così...» lo tranquillizza asciugandosi le lacrime con il fazzoletto di stoffa. Non appena Sam è scattata in piedi ho capito immediatamente cos'aveva in mente, ma sono anni che nessuno osa nominare Maxon. Sono anni che facciamo finta che non sia mai esistito e sono altrettanti anni che in me confluiscono a forza due personalità.
Il ragazzo che brilla nello sport, che avrebbe dovuto prendere la borsa di studio giocando a basket, perché Maxon sicuramente sarebbe diventato un giocatore professionista. Il ragazzo che giocava con missili insieme al fratello e progettava di andare sulla luna con lui una volta diventati grandi; il ragazzo che doveva fare ingegneria, che ama il limone, che odia la montagna e fa i dispetti alle bambine... Quando? Mi chiedo quando diavolo ho permesso a mia madre e a mio padre di affibbiarmi tutte queste stronzate? Dove ho sbagliato?
Quando facevo notare ai miei genitori che non mi piacevano tutte le cose che loro mi costringevano a fare, mangiare o altro, loro surclassavano l'argomento con un banale gesto della mano, sostenendo che era impossibile che queste attività mi facessero schifo dato che le coltivavo da quando ero piccolo. So che mia madre ne ha passate di tutti i colori; so che avrei dovuto esserci io al posto di Maxon ora e, non è passato giorno, in cui non mi sia chiesto come sarebbe stata la vita di Elinor ed Erik se mi fossi semplicemente diretto a raccogliere quella fottutissima palla. Toccava a me farlo dopotutto...
«Tesoro... mi dispiace...» sussurra mia madre alzando gli occhi lucidi verso di me. I suoi occhi castani mi trafiggono l'anima e sussulto deglutendo silenziosamente. «Ma di cosa ti stai scusando amore? È colpa di quella ragazza indisciplinata se sei in questo stato.» sbotta mio padre accarezzandole i capelli. Ma perché sono ancora in silenzio? Perché ho la gola secca e un turbine di miriadi di pensieri mi stanno bloccando. Non saprei davvero da dove iniziare.
Mamma scuote la testa e si volta verso mio padre: «No amore, ha ragione... Samantha ha ragione» e scoppia in un altro pianto isterico. Mi avvicino a lei cingendole le spalle con un braccio e lei mi si aggrappa con foga, quasi temesse che da un momento all'altro sparisca o evapori. «È così difficile... difficile tesoro. Ti prego perdonami...» singhiozza forte contro il mio petto. Mi accovaccio alla sua altezza e la stringo al petto intanto che mio padre continua a fissarmi con il viso in tumulto. Anche i suoi occhi sono lucidi, ma non so se piangerà mai. Non ha più versato una lacrima dal funerale di Maxon.
«Mi dispiace mamma...» mormoro piano accarezzandole i capelli per tranquillizzarla. Ha il corpo squassato dai singhiozzi. «Alle volte Sam non riesce proprio a trattenersi» le spiego sorridendo tristemente. In questo momento so che è egoistico da parte mia, ma vorrei tanto prendere la moto e uscire a cercare lei piuttosto che stare con i miei. Mia madre si scosta leggermente da me e mi prende il volto tra le mani tremanti; inizia a scrutarmi e ad accarezzarmi il viso lentamente, tracciandone ogni lineamento: «E dire che siete così simili... eppure sei così diverso Axel. Ma che abbiamo fatto? È tutto vero quello che ha detto la tua amica?» mi domanda esitante.
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Stay Here
Chick-Lit- Stay Here è il sequel di Hundred Kisses . . È passato un anno da quando Axel ha conosciuto Camille, un anno in cui si sono susseguite molte vicende e molti segreti sono venuti a galla. Tutti tranne uno: che cosa nasconde Axel? Il diciannovenne si...
