Buio.
Nero.
Silenzio.
Vuoto.
Solitudine.
Questa volta non sognai nulla.
Oscurità, oscurità e oscurità, c'era solo quello. Non mi trovavo in nessun luogo preciso e non mi sentivo le gambe. Era come se la mia mente si fosse chiusa e rifiutata di farmi sognare o di ricordare.
Niente incubi, niente sogni. Niente di niente.
Forse quelli che io definivo "ricordi" o semplicemente "incubi", che ultimamente mi stavano perseguitando, sono solo frutto della mia immaginazione.
Finzione.
Eppure non potevo negare che in uno di essi avevo visto una spada identica a quella che avevo trovato nella Scatola o quasi, l'unica cosa che le differiva erano le frasi. Tuttavia quando avevo ucciso il Dolente non le avevo notate sulla lama. E secondo i miei "ricordi" le avevo dato un nome. Un caspio di nome!? Che cosa stupida, gli oggetti non avevano nomi e per di più le armi.
Ma era cosí reale, come il fatto di avere una sorella. Già, una sorella... E se ce la avessi veramente?
Beatrice. Se non erravo si dovrebbe chiamare cosí. Beatrice...
Quel nome mi ronzava in testa.
Frugai nella mia mente alla ricerca di un ricordo su di lei o almeno sapere che aspetto avesse, quindi, di qualcosa di certo del mio passato.
Ma come potrei fare se non mi ricordavo nulla? É un caspio di miracolo se sapevo come mi chiamavo e quanti fottuti anni avevo!
Odiavo non sapere niente sulla mia vita. Non ci poteva essere tortura peggiore.
Una voce.
O meglio un sussurro.
Dal poco che riuscii a capire apparteneva a una ragazza.
Ora potevo muovermi, il buio mi appariva meno intenso di prima. Mi sembrava che fossi rinchiusa in una stanza dove non filtrava la luce. Potevo riconoscere perfettamente il pavimento freddo e le quattro mura che mi circondavano.
Mi voltai ma non vidi nessuno, non che fosse facile vedere una persona in mezzo a tutta quell'oscurità, ma non riuscivo nemmeno a scorgere la sua figura e a capire da dove provenisse la voce. Per un attimo potevo percepire si trovasse alle mie spalle poi di fianco a me.
"Ricordati di me!" ora il suo tono di voce stava aumentando facendomi capire ció che diceva.
"Ricordati di me!" la sua voce tremava, ogni tanto sentivo dei singhiozzi.
Stava piangendo come se avesse perso una persona a lei molto importante. Era uno di quei pianti che non hanno fine, che non ti aiutano a superare il dolore, che ti logorano piano piano se non riesci a superarli.
Era devastante, triste. Mi sentivo in pena per lei come se riuscissi a sentire quello che provava.
"Chi sei?" le chiesi finalmente rendendomi conto di poter cominicare anch'io.
"Voglio che ti ricordi di me." singhiozzó di nuovo.
"Chi sei?" le ripetei.
"Giuralo." urló con voce strozzata.
"Ma almeno posso sapere chi sei?"
"Ti prego, non dimenticarti di me." la sua voce rotta dal pianto si stava affievolendo, lasciandomi nuovamente da sola e in silenzio ma nonostante ció il suo lamento mi rimase impresso come un marchio.
Stavo ancora dormendo "beatamente" quando mi sentii scuotere e dire di svegliarmi.
Aprii un occhio per vedere chi mi stava scocciando.
Il responsabile, anzi, i responsabili erano Minho e Thomas.
"Che ore sono?" chiesi sbadigliando e accorgendomi che la mia stanza era in penombra.
"Alba." rispose secco Thomas che nel frattempo si era seduto sull'altro letto, quello di fronte al mio.
Udendo questa parola mi chiesi mentalmente per quale caspio motivo l'avessero fatto.
Sprofondai sul materasso e richiusi gli occhi ignorando quello che avevano appena detto.
"Altri cinque minuti, ti prego." parlai con la faccia premuta sul cuscino.
"Non pensavo che fosse cosí difficile svegliare una ragazza!" commentó l'asiatico.
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The Maze Runner- Le Gemelle
AdventureAngelica si ritrovava in una specie di ascensore. Non ricordava nulla del suo passato,tranne il suo nome. Nella Scatola troverà un oggetto a lei molto importante e prezioso, ma dietro si cela la verità e molti misteri da svelare. Una volta giunta ne...
