La tenue luce del mattino illuminava tutta la Radura. In lontananza si potevano scorgere alcuni ragazzi che passeggiavano per raggiungere il loro posto di lavoro. Ad una prima occhiata sembrava una mattinata come tante. Alcuni di loro si voltarono distrattamente verso la Porta, quando i loro occhi incrociarono le figure dei tre ragazzi rimasti chiusi dentro al Labirinto, si bloccarono di colpo con il volto paonazzo come se avessero visto un fantasma.
Eravamo vivi. Incredibilmente vivi.
Fui investita da un'ondata di sollievo, la mia mente andó dall'intenzione di correre verso gli altri ragazzi a quella di sprofondare nel materasso per via della stanchezza, realizzando il fatto di non aver chiuso occhio per davvero se non per un piccolo pisolino visto che avevo il terrore che un altro Dolente potesse spuntare fuori dalla Scarpata.
Non ero mai stata cosí contenta di vedere quel luogo, finalmente potevo lasciarmi alle spalle quella nottata tremenda.
Anche i due Velocisti erano contenti di essere di nuovo a "casa" e al "sicuro", sempre se la Radura si potesse ritenere tale.
Non feci in tempo a registrare ogni singolo particolare della Radura che una testolina dai lunghi capelli biondi mi stritoló in un abbraccio piangendo contro la mia maglietta sudicia.
L'impatto mi fece spostare il peso sulla caviglia malandata e quindi mugugnai dal dolore mordendomi il labbro inferiore -ormai torturato e screpolato piú che mai- per trattenere un'imprecazione.
Rimasi un po' sorpresa da quel gesto inaspettato, come una cascata che si gettava dal precipizio per alimentare il fiume, venni inondata dalle mie emozioni.
Strinsi a me Beatrice affondando la faccia sull'incavo del suo collo e ignorando il punto dolente, per quanto mi fu possibile.
Diversi pensieri mi riempirono la mente, una morsa di ferro si attorciglió attorno al mio cuore come un serpente che avvolgeva la sua preda, alla sola consapevolezza che l'avrei potuta perdere. Beatrice era una parte importante di me, eravamo talmente in sintonia da sembrare un sola persona. Era spuntata fuori dalla Scatola da meno di tre giorni; tolte le diverse ore in cui ero a lavoro il tempo che avevo trascorso con lei era decisamente minore. Eppure mi trasmetteva tutto questo in una sola volta.
Lacrime calde sfuggirono dal mio controllo bagnandomi le guance. In altre situazioni non mi sarebbe piaciuto sfogare il mio stato d'animo perché temevo il parere altrui non volendo essere etichettata "debole" ma in quel momento c'ero solo io e Beatrice.
Non avevamo bisogno di parole per dirci quando fosse stata orribile quella notte. Le lacrime narravano come l'avessimo vissuta: io fuggendo e lei pregando che il giorno dopo mi avrebbe rivista, con il cuore a pezzi per essersene stata con le mani in mano. I singhiozzi che scuotevano violentemente i nostri corpi, accompagnavano il racconto liberando nell'aria le nostre preoccupazioni, le nostre paure riguardo alle infinite ore appena passate.
Sentii i passi veloci di un ragazzo e la sua voce familiare avvicinarsi sempre piú. Sapevo benissimo chi fosse ma preferivo mantenere il viso coperto dalla spalla della bionda.
Non seppi per quanto tempo avessi pianto ma quando finii la mia riserva di acqua salata, lasciai andare il corpo di Beatrice.
Ci staccammo pulendoci con il polso o il palmo della mano le lacrime che avevamo versato incessantemente. I nostri corpi di tanto in tanto vennero scossi da dei singhiozzi che minacciavano una ricaduta. Le nostre guance bagnate erano divenute appiccicose per via del pianto mentre gli occhi arrossati e gonfi.
Spostai lo sguardo un po' appannato dalle lacrime ai tre ragazzi.
Newt aveva delle profonde occhiaie e i capelli sembravano dotati di vita propria dato che erano sparati in ogni direzione. I suoi occhi, nonostante l'aspetto trasandato, erano pieni di gioia. Di sicuro, come gli altri, non si sarebbe mai aspettato di trovarci a percorrere il corridoio principale. Non potevo biasimarlo infondo noi eravamo riusciti a fare una cosa in cui nessuno ne era stato capace.
Sentivo l'istinto di precipitarmi tra le sue braccia, riempirgli le guance di baci e sussurrargli nell'orecchio quanto mi fosse mancato e quanta paura avessi provato se non lo avessi piú rivisto. Mossi un passo nella sua direzione intenzionata a rendere veri i miei desideri ma, come uno schiaffo, mi tornarono in mente quando lo vidi sorridente con mia sorella e quando la sera prima la bloccó prendendole il polso. Ció mi trattenne dal compiere quel gesto convinta che se lo avessi fatto non gli sarebbe gradito visto che non ricambiava i miei sentimenti.
Perció mi limitai ad osservarlo mentre parlava coi due Velocisti.
Di tanto in tanto distoglievo lo sguardo trovando piú interessanti le mie scarpe quando lui tentava di allacciarlo al mio o quando la sua attenzione era rivolta a me.
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The Maze Runner- Le Gemelle
PetualanganAngelica si ritrovava in una specie di ascensore. Non ricordava nulla del suo passato,tranne il suo nome. Nella Scatola troverà un oggetto a lei molto importante e prezioso, ma dietro si cela la verità e molti misteri da svelare. Una volta giunta ne...
