La tenue luce illuminava la stanza attraversando il piccolo vetro della finestra. Un materasso era appoggiato sulla parete sinistra con accanto una sedia dall'aspetto non molto stabile. Ciò che mi turbò e catturò la mia attenzione furono le persone sedute sul letto. Un ragazzo dagli inconfondibili capelli biondo scuro se ne stava di fronte ad una ragazza. Il volto di Beatrice era quasi totalmente coperto da Newt, dal poco che potevo osservare, lei teneva le palpebre serrate e le labbra formavano una linea sottile. Avevo un nodo alla gola e percepii il mio muscolo cardiaco perdere un battito alla vista di tutto ciò. Non ero certa di poter mai metabolizzare quello che stavo osservando, non lo avrei mai superato o almeno non del tutto. Nella stanza nulla alleviava il silenzio e la tensione, la quale era fitta come la nebbia in una fredda ed umida giornata. Volevo correre via di lì. Via da quel dolore che mi riempiva il cuore avvelenandolo. Ma non potevo o meglio non ci riuscivo. Per quanto mi sforzassi avevo i piedi ancorati nel pavimento come se qualcuno mi ci avesse versato sopra del cemento a presa rapida. L'apice venne toccato quando Newt mosse il capo verso mia sorella e lei non si scostò di un millimetro, rimase impassibile.
Dalle mia labbra uscì un'impercettibile domanda: "Come avete potuto?"
Esattamente in quell'attimo tutto quello che trattenevo mi cadde addosso. Il mio cuore, già lesionato, si ruppe del tutto diventando definitivamente polvere. Scappai di lì, me ne fregai del fatto che i miei passi si sarebbero sentiti e del dolore alla caviglia gonfia. In confronto quel tormento non era niente rispetto a quello a cui avevo appena assistito. Alle mie spalle udii altri passi veloci. Sicuramente erano quei due che, dopo aver amoreggiato credendo di essere lontani da occhi indiscreti e dopo aver percepito qualcuno correre via, avevano interrotto il loro magico momento per scovare chi li avesse colti con le mani nel sacco. Mi facevano schifo. Avrei dovuto prevederlo, qualche giorno fa li avevo visti abbracciati, per non parlare degli sguardi che si scambiavano...
Scossi il capo cercando di allontanare quelle immagini dolorose. Una parte di me si ostinava a credere che il cervello mi avesse fatto un brutto scherzo ma la realtà era quella: li avevo visti scambiarsi un bacio. I miei pensieri vennero scacciati violentemente dalla mia testa a causa di una fitta che si diramò dal punto dolorante ricoprendo tutto il piede e arrivando poco sopra la caviglia. Per poco non persi l'equilibrio e non finii col volto a terra, prontamente appoggiai un palmo sulla parete e la utilizzai come sostegno. Avanzavo lentamente, di tanto in tanto appoggiavo il piede sul pavimento per verificare se la fitta era passata e quindi se riuscissi a mettere un piede davanti ad un altro autonomamente.
Varcai la soglia della porta, finalmente potei prendere le mie armi ed allontanarmi da quell'edificio. Caddi al suolo di peso ancora incredula. Le lacrime minacciavano di fuoriuscire perciò vedevo sfocato, mi strinsi le braccia al petto e lentamente mi avvicinai una mano verso gli occhi per asciugarli. Feci dei respiri profondi e placai per il momento il dolore. Strisciai verso la spada e strinsi in un palmo il fodero come se mi potesse dare forza. Mi rimisi in pozione eretta e circondai i fianchi con la cintura. Quel gesto mi alzò l'umore di poco, mi sembrava fossero passati anni dall'ultima volta che me l'ero messa in vita. Meccanicamente incastrai i pugnali nel cuoio, Gally non mi aveva detto di prendere anche quelli ma in un duello era una buona cosa tenere delle armi nascoste. Zoppicando vistosamente ritornai sui miei passi, la mia andatura era molto traballante e per diverse volte rischiai di finire contro il corridoio, come se non bastasse l'articolazione prese a pulsare ed urlare pietà. Diverse volte mi appoggiai al muro per riprendere fiato stando attenta a non buttare il peso sulla caviglia. Respirai profondamente più volte e con una smorfia di dolore dipinta sul viso, avanzai ancora un po'.
Giunta ai piedi della prima rampa di scale, posai lo sguardo su quel dannatissimo corridoio. Sembrava che non ci fosse nessuno. Non volava una mosca. Riportai le iridi davanti a me e vidi Gally salire veloce i gradini.
"Sapevo che non dovevo lasciarti andare da sola." mi sgridò.
Aveva un'espressione severa come se stesse riprendendo un bambino vivace. Ricambiai lo sguardo torvo, cosa che in quel momento mi riuscì molto bene dato quello che era accaduto.
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The Maze Runner- Le Gemelle
MaceraAngelica si ritrovava in una specie di ascensore. Non ricordava nulla del suo passato,tranne il suo nome. Nella Scatola troverà un oggetto a lei molto importante e prezioso, ma dietro si cela la verità e molti misteri da svelare. Una volta giunta ne...
