Preda e cacciatore

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Finii di vestirmi a  sera  ormai inoltrata  sotto l'attenta supervisione della mia cara madre. Mi costrinse ad indossare un lungo abito in velluto verde talmente stretto in vita da non permettermi di respirare  e così pesante da intralciare ogni mio passo.

<<Sembri proprio una venere greca>> affermò Mrs. Darcy ammirando orgogliosa il risultato del suo duro lavoro.

<<Una venere in asfissia. Dovevi proprio stringere a tal punto il corsetto da rischiare di farmi svenire?>>

<< La bellezza è soprattutto sofferenza, mia cara. Guarda il lato positivo  se perderai i sensi al ballo, un galantuomo giovane e affascinante potrebbe correre in tuo soccorso con dei sali e magari chiedere anche la tua mano>> mi strizzò l'occhio sistemando l'ultima forcina nella mia  complessa acconciatura intrecciata.

<<A che pro se nel frattempo sarò morta soffocata dal mio abito?>> ribattei divertita.

<< Il signor Darcy vi manda a chiamare>> disse Dorothy, la domestica personale di mia madre, fermandosi concitata alla porta e facendo un inchino << mi ha anche pregato di sollecitare le signore>>.

Mia madre fece un sorriso e mi condusse fuori dalla stanza. Scendemmo le scale per raggiungere l'atrio, dove mio padre  ci aspettava sbattendo la pianta del piede a terra, evidente segno di impazienza.

<<Siamo in ritardo>> sussurrò alla sua signora , porgendole il braccio  e aggiunse << Ma indubbiamente siete entrambe bellissime>>

La carrozza ci attendeva  fuori dal portone d'ingresso. I cavalli bianchi scalpitavano e sbuffavano trattenuti a malapena dal conducente.

Mr. Darcy mi aiutò a salire porgendomi una mano  e facendomi accomodare accanto a mia madre che sconsolata guardava il mio vestito già tutto stropicciato.  Poichè i nostri abiti erano così voluminosi da occupare tutto l'abitacolo, mio padre montò in cassetta e partimmo.

<< Mia piccola Lizzy, sei già un disastro e neppure abbiamo raggiunto  Bingley Mannor>> 

La ignorai , sbuffando sonoramente. Riconoscevo che il mio comportamento non fosse per nulla signorile ma francamente me ne infischiavo. Rimasi in silenzio per tutto il viaggio raccogliendo dentro di me la forza per affrontare indenne quella serata che non prometteva nulla di buono.

La magione dei Bingley era illuminata a giorno.  Si affollava davanti all'ingresso una miriade di carrozze da cui scendevano altrettanti ospiti accolti dai domestici in livrea.

Non appena scesi nell'atrio scoperto, mi ritrovai in un turbinio di crinoline fruscianti, luci abbaglianti che squarciavano il buio della notte e  urla assordanti.

Vidi a stento mia zia , sommersa dalla moltitudine di invitati, che parlava raggiante di gioia affiancata dalle sue due figlie.

Caroline, in onore della quale era stata organizzata la festa, era tornata da Londra il giorno prima con grande euforia di tutti. La figlia maggiore di zia Jane aveva un paio di anni in più di me e come la sorella si distingueva per la bellezza angelica e folgorante. I suoi occhi di un blu intenso ricordavano il mare in tempesta, mentre le sue chiome di un biondo leggermente ramato  le accarezzavano dolcemente il collo e le spalle  d 'avorio . Quella sera indossava un leggerissimo abito turchese scelto con cura per evidenziare il suo vitino strettissimo. Tutti si domandavano  il motivo per cui non avesse trovato ancora marito ma io ritenevo che la risposta fosse  nel suo sguardo poco intelligente e pieno di alterigia che non faceva che suscitare disprezzo in quei  pochi giovani che vagliavano anche il carattere di una donna e non soltanto l'aspetto fisico .  Caroline adorava vantarsi  della sua istruzione , che di fatto non  era poi così eccellente come cercava di far credere,  ostentando quelle poche conoscenze disorganiche che aveva appreso durante i soggiorni nella capitale.

The heiress to PemberleyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora