Eros e Tanatos

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Incitai Invictus sino allo sfinimento. Intravidi della schiuma bianca sul muso e sul mantello, ma non me ne curai. Dovevo raggiungere Wickham prima che compisse un atto estremo. Il fatto che fossi disposta a sacrificare il mio adorato cavallo testimoniava l'amore  per quell'uomo che mi fuggiva come veleno. Non avevo idea di dove fosse andato,  quindi  in preda all'ansia mi diressi alla locanda dove alloggiava in paese . Scesi in fretta da cavallo e alzando il vestito in maniera alquanto scandalosa mi precipitai dentro. Al mio ingresso tutto gli avventori si voltarono allibiti . Tutti i calici rimasero a mezz'aria mentre i loro sguardi riflettevano lo sgomento più totale. Evidentemente trovavano piuttosto strano il fatto che la figlia del loro signore si trovasse in quella bicocca per lo più vestita così elegante da sembrare in fuga da un ballo. Non diedi peso alle loro occhiate e mi diressi nell'angolo dove stava seduto un grosso e rubicondo oste che sghignazzava volgarmente.

<< Miss Darcy, cosa vi porta in un luogo sciatto come questo. Siete venuta a bere per dimenticare i malanni d'amore? Brutta cosa essere giovani. Si ritiene di essere gli unici a soffrire nell'universo. C'è qualcosa di gratificante nel crederlo . La vecchiaia invece  fa capire di essere tutti poveri diavoli e che l'unica cosa che vale la pena  è bere>>

Non credevo che la storia con Wickham fosse già arrivata alle orecchie del paese. La velocità con cui si diffondevano i pettegolezzi risultava davvero sorprendente. Non risposi e arrossii.

<< Mi sembra di aver detto le stesse parole a quel giovanotto affranto Dio sa per cosa. Qual era il suo nome? Winchster... no... Welligton... no...>>

<< Wickham>> lo incitai con lo sguardo per avere ulteriori spiegazioni.

<< Giusto, giusto. Proprio lui. Lo conoscete?>>

Annuii e un barlume di speranza mi comparve negli occhi << E' ancora nella locanda?>>

<< No. Ha saldato in fretta i conti e preso il cavallo è fuggito come se avesse un diavolo alla calcagna. Ha lasciato tutti i suoi affetti personali in camera dicendo che un suo amico se ne sarebbe occupato al più presto. Si è portato dietro solamente una pistola. Piuttosto dica al suo amico di sgombrarmi presto la camera, sto perdendo del denaro a causa sua. >>

I miei sospetti erano diventati realtà . Quell'uomo stava davvero per compiere un atto disperato all'insaputa di tutti. Uscii in fretta da quella bettola sentendo risuonare dietro di me le risa e le urla degli ubriachi.

Invictus mi aspettava impaziente fiutando l'aria come se percepisse qualcosa. Battè tre volte gli zoccoli a terra incitandomi a salire. L'aria profumava di morte e di tempesta. Un corvo gracchiò da lontano e una fredda luce improvvisa riflettè il bagliore della lama di una falce. Tanatos, l'eterno mietitore, vegliava in agguato pronto a sottrarre l'anima della prossima vittima sogghignando nell'oscurità. Ma quella notte non l'avrei permesso. Lasciai che il cavallo mi conducesse fidandomi più del suo istinto che del mio . Entrò nel bosco. Lo scricchiolio delle foglie cadute mi assordava, mentre i sottili scheletri degli alberi si intrecciavano nel cielo nero. Grandi occhi di un giallo ambrato ammiccavano da dietro i cespugli, dagli anfratti delle rocce, dai rami che si incurvavano come artigli squarciando il velo delle tenebre. Mi raggomitolai sul dorso di Invictus, nascondendo il viso dentro la sua criniera. Una nebbia di morte si elevava dal suolo e il gelo della notte mi penetrava gli arti facendomi rabbrividire. Chiusi gli occhi in preda al panico.  Temevo che tutte le ombre intorno a me potessero condensarsi in un essere mostruoso e inquietante. Il vento ululava fra le fronde portando con sé  i sospiri delle tenebre unendosi ai versi degli animali notturni. 

All'improvviso il bosco iniziò a diradarsi e intravidi come un'apparizione la conca rocciosa dove tutto era iniziato. Il volto perlaceo della luna accarezzava dolcemente le rocce che brillavano di un bagliore argenteo. Le ombre si innalzavano maligne simili a ghigni nella notte. Era lì, seduto su un masso nel mezzo della radura . Solo con il suo dolore giocherellava con il grilletto della pistola guardando costantemente l'orologio come se attendesse qualcosa prima di morire. Non riuscivo a vedere il suo viso nascosto nell'ombra , ma dal suo respiro affannoso e dal rivolo di sudore che scendendogli lungo il collo arrivava al petto lasciato scoperto da una camicia leggerissima era evidente la sua frustrazione. Scesi da cavallo e corsi verso di lui . Si voltò udendo i miei passi . Il blu dei suoi occhi divenuto quasi nero degradava in rosso cremisi , mentre la fronte livida assomigliava a quella di un cadavere. I capelli scomposti gli ricadevano sul viso elegantemente. Sorrise, ma il suo sorriso mi fece rabbrividire. Sembrava che un demone gli si agitasse dentro senza mai trovare pace.

The heiress to PemberleyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora