Alec POV
Cercai di articolare parole ma il bavaglio mi impediva di parlare chiaramente facendo uscire dalla mia bocca solo rantoli e versi indistinti. La situazione non mi piaceva affatto. Provai a strattonare i polsi. Niente da fare. Non potevo alzarmi da quella sedia. L’unica cosa che potevo fare era stare lì e aspettare di capire in cosa consistesse il piano B.
Il sergente Bane allontanò il viso dal mio. Si posizionò al centro della sala attendendo che Jace, ancora alle mie spalle, lo raggiungesse. Una volta entrato nel mio campo visivo, Jace mi sembrò contratto, agitato quasi.
Cosa avevano intenzione di fare?
La parte razionale del mio cervello affermava chiaramente che non c'erano rischi. Nessuno avrebbe fatto del male a nessuno. Erano amici.
La parte irrazionale del mio cervello invece fece insinuare nel mio stomaco quel vago senso di terrore di quando ti trovi in una situazione che è assolutamente fuori dal tuo controllo.
Insomma ero serenamente terrorizzato!
Quando Jace si fu fatto al fianco del sergente avvicinò la bocca al suo orecchio. Gli sussurrò qualcosa, la voce troppo bassa perché arrivasse al mio orecchio. Magnus gli rispose qualcosa, sempre incomprensibile per me. Sembravano in disaccordo su qualcosa. Magari sul piano B. Questo non fece altro che far aumentare la mia ansia.
Tra i due ci fu uno scambio molto intenso di sguardi. Poi Jace, stranamente, cedette al volere del sergente. Abbassò lo sguardo arreso ma quando rialzò gli occhi ripuntandoli in quelli di ghiaccio di Magnus ogni traccia di dubbio, contrarietà e insicurezza era svanita. Al loro posto una strana luce, concentrata, cattiva, risoluta.
Fino a quel momento non avevo prestato attenzione a come era vestito, forse talmente abituato nel vederlo in uniforme.
“Magnus, contro il muro.” Ordinò senza dare spazio alle repliche. Diede le spalle al sergente dirigendosi verso un tavolo nell'angolo. Non avevo notato cosa vi fosse appoggiato sopra, o meglio lo avevo visto ma non avevo realizzato cosa fosse, troppo concentrato sulla candela. Non finché Jace non lo sollevò e legatoselo in vita mostrò cosa vi fosse appeso. Si era legato in vita il cinturone in cui teniamo le armi in combattimento.
Era vestito per una missione.
Estrasse da una delle fibbie un coltello. Se lo rigirava lentamente tra le dita, valutava quanto fosse affilata la lama. Tornò sui suoi passi, coltello sempre in mano tornando verso Magnus. Testa bassa, concentrato sulle mani. I capelli biondi gli ricadevano sul viso impedendomi di vedere la sua espressione.
Si fermò quando fu esattamente di fronte a Magnus. Continuava a giocherellare con la lama. Soppesarne il peso e controllandone il bilanciamento.
“Mi hanno detto molte volte che somiglio a mio padre, che sono come lui. Il Clave mi teme. Mi vuole controllare. Potrei non essere stabile, fuori controllo, imprevedibile. Alexander, tu credi che abbiano ragione?” sul finire della frase alzò lo sguardo. Fissò gli occhi miele nei miei. La voce con cui aveva parlato era calma. Il movimento con cui scagliò il coltello fu rapidissimo.
Lanciai un grido. Strabuzzai gli occhi. Sudavo freddo. Mi dimenai. Mi ferii i polsi.
Il coltello si era andato a conficcare nel muro alla sinistra dell’orecchio di Magnus.
Cercai di articolare parole ma ero ancora imbavagliato e il loro significato non era comprensibile a chiunque non fosse nella mia testa.
“Hai ragione, io non sono come lui. Lui avrebbe fatto di peggio.”
“mm mmmm mm” tradotto per comuni mortali ‘ Jace! Che stai facendo sei impazzito? Ti prego smettila!’
“È vero. Credo anch’io che lui avrebbe tirato più vicino alla sua testa” estrasse un altro coltello e con meno teatrino di prima lo scagliò a pochi millimetri dal suo orecchio destro.
Gridai di nuovo. Avevo il cuore a mille.
Magnus perché non te ne vai?
“mmm mm mmmm mm” tradotto ‘Magnus scappa! Vattene da lì adesso!’
“Credi che ancora non basti? Forse lo conosci meglio di me. In effetti non si è ancora visto sangue…” e scagliò il coltello. Questa volta si andò a conficcare al fianco di quello vicino all’orecchio sinistro. Lo tirò sull’orecchio sinistro. Magnus non muoveva un muscolo, non accennava a muoversi.
Un rivolo di sangue fuoriuscì dalla ferita che il mio Parabatai gli aveva inferto. Gli colò lungo l’orecchio, gli macchiò la mandibola e giù sul collo fino alla maglietta nera.
Ero terrorizzato. Non per me ma per Magnus. Era come se appoggiato a quel muro ci fossi io, come se Jace stesse lanciando contro di me. Il mio cervello ragionava così, reagiva così. Come se quello con un orecchio ferito fossi io.
Mi dimenai ancora e ancora. Non potevo fare niente. Mugolai cercando di fermare Jace ma ottenni l’effetto opposto.
“Alexander tu sei davvero sadico. Non credi ancora che sia abbastanza?” mi guardava, si aspettava una mia risposta. Era divertito, un sorrisetto gli assottigliava le labbra.
Magnus continuava ad essere immobile. Sembrava stregato dalla figura di Jace, dai suoi movimenti. Aveva estratto un altro coltello. Continuava a giocarci.
“mrrrrrr” ringhiai tra i denti. Dovevo fermarlo.
“Ho forse frainteso? Vuoi che smetta? Fermami allora” lanciò di nuovo.
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Uno scambio inaspettato // Malec
FanfictionCome c'è finito Magnus nel letto di Jace e Alec a trovarsi un biglietto di Raphael in cui lo ringraziava della bella serata trascorsa insieme? Volete saperlo?? Bene, leggete la storia e tutto vi sarà svelato
