Jace era in piedi al mio fianco, rilassato e sorridente. Sorriso che presto gli sparì dal volto sostituito da una smorfia di dolore. Senza rendermene conto avevo dato vita ad una corda nella scatola, la quale aveva iniziato lentamente ad attorcigliargli le caviglie, saliva sempre più in alto avvolgendogli il corpo. Mi accorsi troppo tardi di ciò che stava succedendo, la corda era già arrivata al collo e cominciava a stringere e stritolarlo come un boa con la sua preda. Jace cercò di portarsi le mani al collo per allentare la pressione ma era bloccato, rovinò a terra contorcendosi. Io ero nel panico, un senso di soffocamento prese anche me, il nostro legame era ancora presente, peccato che in questo momento non aiutasse proprio la mia concentrazione. Avevo di nuovo perso il controllo. Non potevo mai abbassare la guardia. Fu Magnus fortunatamente ad agire, si alzò e andò a prendere un coltello per tagliare le corde. Io ero paralizzato, sapevo benissimo che quello che gli stava accadendo, quello che lo stava uccidendo era causato da me.
Stavo uccidendo il mio Parabatai!
Magnus tornò con un coltello da cucina, si buttò a terra e comincio a tagliare le corde. Prima il collo poi il resto, Jace era diventato viola e aveva gli occhi iniettati di sangue. Dopo svariati tentativi riuscì a liberargli la gola, quando tagliò la corda il resto tornò ad essere inanimato. Jace tossì energicamente e cercò disperatamente aria per riempire i polmoni vuoti. Pian piano tornò del suo colorito naturale, tranne un solco violaceo sul collo.
“Stai bene?”
Jace cercò di articolare un si ma ne uscì solo un rantolo indistinto, provò di nuovo ma nulla da fare.
“Non ti sforzare, adesso pensa solo a riprendere fiato. Lo so che è dura ma devi fare respiri regolari. Dentro… fuori…dentro…fuori…. Bene così.”
Dopo essersi sincerato delle condizioni del biondo si rivolse a me. Tremano dalla testa ai piedi, ero sotto shock. Mi fece una domanda, vedevo le sue labbra muoversi ma il cervello non registrò il suono. Era come se vedessi la scena da fuori.
“Alec, hey Alec!”
“Lo stavo per uccidere” pensai, forse mi fuggi dalle labbra, sinceramente non lo so.
“Alec guardami” non riuscivo a mettere a fuoco, l’unica cosa che vedevo e rivedevo era la faccia paonazza di Jace.
“Lo stavo per uccidere”
Magnus cercava di agganciare il mio sguardo al suo ma io non avevo il coraggio di guardarlo in faccia.
“Guardami”
“Lo stavo per uccidere!” gli gridai quasi addosso. Mi tremavano le mani e anche la voce.
Magnus mi afferrò saldamente il volto costringendomi a guardarlo.
“Calmati!” la sua voce non ammetteva repliche o disobbedienza.
Non riuscivo a ragionare, tremano come una foglia e in più avevo ancora la sensazione di star per perdere mio fratello. Come se non bastasse tutti gli oggetti della stanza o meglio l’intera stanza cominciarono a tremare.
No ti prego non di nuovo!
Magnus cominciò a parlarmi come fossi un bambino, se non fossi stato sotto shock molto probabilmente lo avrei guardato malissimo ma in quel momento era esattamente ciò di cui avevo bisogno.
“Alexander adesso devi mantenere la calma, agitarsi peggiora solo le cose. Devi respirare con calma, calmare la mente….” Parlava con voce calma e profonda, era rassicurante. Il mio tumulto interiore era rispecchiato alla perfezione dalla stanza.
Cercai di guardarmi intorno, di capire quanto casino stavo combinando ma Magnus me lo impedì. Mi bloccò il volto in una morsa di ferro e incatenò lo sguardo al mio impedendomi di distoglierlo.
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Uno scambio inaspettato // Malec
FanfictionCome c'è finito Magnus nel letto di Jace e Alec a trovarsi un biglietto di Raphael in cui lo ringraziava della bella serata trascorsa insieme? Volete saperlo?? Bene, leggete la storia e tutto vi sarà svelato
