《Pronto?》chiede una voce che non penso di aver mai sentito.
《Chi parla?》chiedo mentre le domande mi frullano in testa.
Stefano si è forse cacciato nei casini?
Chi ha preso il suo telefono?
《Lei è il Signor Burci?》chiede la voce sconosciuta.
《Sono io》rispondo confuso.
《Salve... sono il Dottor Menichetti dell'ospedale San Carlo Borromeo di Milano, la chiamo dal telefono dell'interessato perchè lei è l'unico nome che siamo riusciti a tirargli fuori, conosce il numero da cui la sto chiamando e la persona che lo possiede?》chiede calmo.
Io resto interdetto e sotto shock... Stefano è all'ospedale?
《Si lo conosco, è il mio coinquilino, o meglio era...》rispondo balbettando.
《Direi che la parola giusta sarebbe "era" visto che quando l'ambulanza ha inrotto in casa lui era da solo. È stata una vicina a chiamarci quando ha detto di averlo visto dalla finestra che ingoiava delle pasticche insieme a quello che lei credeva fosse veleno, ma si è rivelato essere un superalcolico. É stata una fortuna che questa signora lo abbia visto. Comunque è pregato di recarsi a quest'ospedale per gli accertamenti sulla persona, lui non è in grado di fornirceli》conclude sbrigativo, con fare pratico.
Mi accascio un secondo sul letto, tentando di mettere a posto le idee.
Stefano ha chiaramemte tentato il suicidio, sono sicuro che le pastiche che ha tentato di ingoiare sono quelle che prende Giuse per la sua malattia e che lascia per precauzione a casa nostra.
Sappiamo tutti bene cosa quelle pasticche possono fare a una persona che non ne ha bisogno.
《Cosa intende con non è in grado di forniceli?》chiedo spaventato dal fatto che sia riuscito a farsi più male di quello che spero.
《Significa che per evitare che il suo cervello, il suo cuore e il suo fegato implodessero per l'abuso di sostanze nocive abbiamo dovuto ricorrere a un coma farmacologico d'urgenza, non sappiamo se si sveglierà....Ah...Un' ultima cosa prima che lei venga qui, nella sua mano è stata trovata una lettera, crediamo che sia la classica lettera che i pazienti scrivono per giustificare i motivi del suicidio...》
Il mio respiro si mozza d'un fiato, avevo ragione... ha tentato il suicidio.
《...Non l'abbiamo ancora aperta in quanto sopra vi è scritto il suo (inteso di Sascha) nome e cognome, per questo sapevo come si chiamasse. È pregato di arrivare quì il più in fretta possibile》conclude il medico.
《Arrivo》rispondo attaccando la chiamata.
Fisso il vuoto, per un attimo il silenzio attorno a me sembra assordante, so cosa vuol dire tentare il suicidio.
I segni che porto sulle braccia sono i miei testimoni segreti, ma nessuno lo sa ne lo ha mai saputo eccetto i miei genitori e mio fratello, per quanto io possa saperne.
So quanta disperazione bisogna avere per decidere che ciò che verrà dopo ti fa meno paura di ciò che lasci indietro.
So che il dolore rende folli.
Ma so anche che la vita va avanti e ne vale sempre la pena di viverla, anche se sembra fare schifo.
C'è sempre un modo in cui le cose si sistemeranno.
Mi alzo di scatto dal letto, mi vesto il piú in fretta che posso e inizio a correre sotto la pioggia che ancora si abbatte su Milano.
Oggi ho rischiato di perdere una delle persone che più so di aver amato e allo stesso tempo odiato nella mia vita, non posso permettere che non si risvegli.
Magari le cose tra noi non si sistemeranno mai, ma in questo momento che lui sopravviva è tutto ciò che ho bisogno che succeda.
Prendo il primo taxi che trovo, chiedendo che spinga a tavoletta verso l'ospedale.
Non abbandonerò una persona tanto disperata da commettere un suicidio anche se dentro di me la rabbia brucia ancora come un fuoco ardente.
Decido di chiamare Salvatore è giusto che sappia, dovrò far venire anche Giuseppe. I mates hanno bisogno di essere uniti...
~Kaminari
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| You are my safe place | ~ Saschefano
FanfictionFAN FICTION SASCHEFANO ~Niente è mai come sembra. Le persone deludono, le persone si arrendono. Spesso...troppo spesso mentono. Troverò la forza di voler sopravvivere agli schiaffi della vita? Assieme a te forse sì.~ - - - Estratto dalla storia: 《...
