18.

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"Quindi hai creato una sottospecie di scudo?" Mi chiese Trevis.
"Si è onestamente non so neanche come l'ho creato, non credevo che i miei poteri venivano fuori così." risposi graticolando.

Per il momento la domanda che mi sorgeva era: Jake ha di nuovo i suoi poteri?

"Si, mi sono tornati i poteri se tanto lo vuoi sapere." mi rispose Jake. Alzai gli occhi al cielo, odiavo troppo quando mi leggeva nel pensiero.
"Esci dalla mia mente, okay?" gli dico con tono arrabbiato.
Spero che un giorno riuscirò a leggere così facilmente nel pensiero anche io.

Dopo qualche decina di minuti passati a parlare mi vibrò il cellulare, vidi un messaggio di mia madre.
Madre: Piccola mia, io e tuo padre siamo in aereoporto tra poco partiamo, sei molto responsabile, mi raccomando non combinare casini. Ti vogliamo molto bene.

E triste, per carità loro mi comprano tutto, scape, vestiti, per loro questi sono dei 'regali' per perdonare la loro mancanza ma quando dicono 'ti vogliamo bene' vorrei che quel bene non sia materiale, ma affettivo.

Al suono della campanella saluto tutti e mi avvio verso l'aula di Spagnolo.
E ringraziando dio trovo il posto vuoto nell'ultima fila.
Tra parole e traduzioni l'ora passa, come quella di Matematica e quella di Italiano, questa scuola più andava avanti più si faceva noiosa, non vedo l'ora di andare al college.

Dall'aula di matematica mi sposto in mensa, anche se volevo evitarla,  perché non ho fame ed è un posto molto affilato.
Mi siedo al tavolo dove ci sono i miei amici unendomi al loro discorso.
"Di cosa parlate?" Domando facendomi qualche sorso del mio di succo alle fragole.
"Di Davis" alle parole appena uscite dalla bocca di Trevis mi vennero i brividi.
"Lui disse che c'era una nuova banshee in città, giusto?" dissi interrogativa.
"Si, ed è questo che ci preoccupa ma comunque sia, finché non ci porta problemi non sarà un problema per noi." spiegò con nonchalance Jake,
Era ottimo il suo ragionamento.
Comunque non avevo mangiato niente, come sempre diciamo, desideravo andare a casa, e al più presto.

Il resto delle ore passo molto lentamente, come sempre Trevis si offre per accompagnarci tutti a casa con la sua macchina, anche se ci  andiamo stretti.
A casa ne approfitto della tranquillità e mi metto a sistemare camera mia, girando per il mio corridoi mi accorgo che lo studio di mio padre e aperto, cioè la porta e socchiusa, la mia curiosità mi stava uccidendo, volevo entrare, anche se non mi era concesso.
Lui non c'era, restava fuori per altri 10 giorni, in poche parole avevo via libera, lui non lo lasciava mai aperto, sempre chiuso a chiave, solo mia madre entrava io no.

La mia curiosità mi spinse ad entrare, così subito notai la scrivania piena di libri e pile di fogli, misi a rovistare in un paio di cassetti, tutti contenenti bollette, fogli di lavoro, poi un cassetto colpi stranamente la mia attenzione anche se dall'apparenza sembrava un semplice cassetto, così lo apri, e trovai altri fogli di lavoro, più in fondo nel cassetto c'era una scatola piccola, rossa.
Perché lo stavo facendo? Era invadere la privacy di mio padre!
Quando apri la cassetta trovo una   collana di diamanti rosa e una foto,
ci sono io da piccola vicino ad una signora aveva un crocifisso tipo quelli delle suore, ma io questa signora non la conosco, nella foto potevo avere massimo 2 anni.
Sotto la foto c'era un foglio con scritto sopra
Certificato  Di Adozione Di Elisabeth Red.

Lessi decine di volte quel certificato, non ci credevo... Stavo per caso sognando? Io Elisabeth Williams sono stata adottata? E i miei non mi hanno mai detto niente?
Le lacrime presero a far parte del mio visto, perché i miei non mi hanno detto niente? Volevano tenermelo nascosto? Chi era quella donna della fotografia? Troppe troppe troppe domande.
Dovevo saperne di più... Chi erano i miei veri genitori?
Lessi il nome Del orfanotrofio e feci delle ricerche con il computer di mio padre, accertadomi di aver cancellato la cronologia. Si trova ai confini di Londra, appena potevo dovevo andarci, ma la prima cosa da fare  era parlare con i miei genitori.
Sentii un rumore provenire dalla mia camera, così già i pensieri di ladri si fecero spazio nella mia mente, asciugo velocemente le lacrime, mi armo di un estintore e a passi silenziosi mi incammino nel corridoio.
Sento dei passi avvicinarsi sempre di più ci, appena e vicino a me no e Jake, ahh dovevo aspettarmelo.

"Ma che stai facendo?" Disse quasi ridendo.
"Pensavo fossi un ladro, tu piuttosto che ci fai qui? E poi da te non si usano le porte?" gli domando posando l'estintore al suo posto.
"Sono venuto a rovinarti l'umore, e comunque da me le porte si usano." disse quasi offeso incrociando le braccia al petto.
"Non ti preoccupare il mio umore è già rovinato." Dissi andando nello studio di mio padre cercando di riordinare, presi di nuovo quel foglio e quella foto tra le mani, volevo strapparle, Ma non potevo.

"Perché? Cos'è successo?" Disse e dal tono sembrava serio, entrò anche lui nello studio di mio padre, si affianco a me e mi  strappo il foglio dalle mani.
Lesse il foglio, non sembrava stupito, prese anche la foto, ispezionò anche quella.
"Chi sono?" domandò, come? Nessuna domanda su quel foglio?
"Aspetta, tu lo sapevi? Vero?" dissi alzando la voce.
"Oh andiamo brontolo, vai per logica, non penso che tua nonna o tua mamma siano delle banshee, cioè intendo tua madre adottiva." disse l'ultima frase a tono basso.
Chissà perché era strano sentire quelle parole.
Io guardo stranita, mi ero persa a nonna...
"Intendo dire che per essere una banshee dovresti avere almeno un parente che sia una banshee, tipo tua nonna." disse appoggiandosi alla scrivania.
"E quando avevi intenzione di dirmelo? Ma appare questo, i miei non mi hanno mai detto niente, ancora una volta mi ritrovo delusa da loro." Dissi cercando di trattenere le lacrime e allo stesso tempo mettendo tutto apposto, gli presi il foglio e la foto da mano e li  misi al loro posto. Lui continuava a non staccarmi gli occhi di dosso, notava ogni mio movimento, alcune volte mi sentivo in imbarazzo..
Uscimmo dallo studio di mio padre e andammo in camera mia, non fatevi strani pensieri, lui si appoggio vicino alla finestra con le solite braccia muscolose incrociate al petto, nonostante la felpa si intravedono benissimo i muscoli.

"Non sbavare, ricorda che posso leggere i tuoi pensieri." disse Jake con un sorriso sghembo.
"Anche io sai? E poi io non sbavo dietro di te, pss." dissi facendo finta di leggere un messaggio sul telefono per nascondere il rossore sulle mie guance.
Improvvisamente Jake mi lancia uno dei miei peluche dietro la testa, appena mi giro moto che un'altro peluche stava arrivando nella mia direzione, ma non arrivo perché si creo di nuovo uno scudo che impedì al pupazzo di colpirmi.
"Hai visto? I-io non so come ho fatto." dissi eletteizata, Jake era scioccato.
Come diavolo si fa?
"Inizio seriamente ad avere paura di te Elis Williams." disse avvicinandosi.
Scoppiai a ridere, insomma nessuno poteva avere paura di me. Io non facevo male a nessuno.
"Balle, io non faccio male ad una mosca, tantomeno a te." dissi mettendomi difronte a lui.
Nonostante tutto lui era 15 centimetri più altro di me si notava  la differenza di altezza tra di noi.
"Infatti stavo scherzando, io non ho paura di nessuno." disse calmo ma serio, in suo respiro era anche lui calmo e caldo, come sempre sapeva di menta e tabacco.
"Vabbene, come vuoi." dissi uscendo dalla stanza e spegnendo la luce, lui rimase impassibile li nella stanza poi dopo un po' uscì, dopo una decina di minuti gli squillò il telefono, lesse in nome e subito rispose. Due minuti dopo venne in cucina dove ero io.
"Io devo andare, chiudi la finestra di camera tua ok?" disse per poi andarsene.

Non è che io la lasciavo aperta apposta, semplicemente mi piace molto la luce che entrava.

SALVEEEEEE SONO VIVAAAAA, MI SONO ASSENTATA PERCHÉ LA SETTIMANA SCORSA È STATA MOLTO MA MOLTO PESANTE DATO CHE HO PERSO UN PARENTE MOLTO IMPORTANTE.
MI SCUSO PER TUTTO, ANCHE PER GLI ERRORI, LASCIATE UN STELLINA, BACI❤️

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