32. Non badate a me

89 14 4
                                    

M'abbandono al mio inusuale spostamento. Desidero vederti, sentirti, amarti. Non pretendo niente, se non esistenza, consapevolezza, il tuo respiro presente.

Ci penso, purtroppo, e soffro. Ancora, a distanza di tempo, magari sorridendo, ma ci soffro. Non so come, non so perché, non so niente. Sarei voluta essere una figura viva al tuo fianco.

Paranoie su paranoie, caffè e tè; siamo opposti a noi stessi? Luna alta, bianca, piatta, perché non hai favorito la mia felicità? Mi odi? Mi ami troppo? Ne dubito, in fondo.

Dubito di tutto, non credo più a nulla, non dopo il disastro che m'ha colpito a morte l'estate passata, l'estate più odiata. Ciò che voglio sapere è se c'è ancora una speranza, un briciolo di speranza.

Voglio sapere se i tuoi pensieri mi cercano ancora, se il tuo cuore vorrebbe volare di nuovo, pur non fidandosi troppo delle sue fragili ali variopinte. Vorresti, ancora una volta, essere speciale per me?

Vorresti riceve tutto quello che ho da darti? Vorresti, solo per un'ultima volta, rassicurare l'animo racchiuso all'interno del tuo corpo, dirgli che è l'unico a cui tengo davvero?

Non sono brava, a niente, nemmeno a tenere a bada me stessa, a frenare le emozioni rimaste sepolte per così tanto tempo. Ora, ora che mi accendi una luce rossa in fondo a questo tunnel mal fatto.

Ora non farò altro che parlarti tutta notte, ballare con te, ridere alle tue dolci prese in giro. Spero si capisca, ma non abbastanza da farti spaventare. Ci tengo che tu non te ne vada.

Sarebbe meglio che tu lo facessi, per il mio bene. Tu non ci pensi nemmeno, lo so. Non è rimasto più un grammo dell'affetto donato. Forse è stato uno spreco di tempo, forse rivuoi i tuoi minuti indietro.

DialoghiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora