60. Non voglio mangiare più

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Non riesco più a nascondere il mio odio, il mio rancore, la mia rabbia. Ormai si sa, si deve sapere. Non c'è più niente da seppellire, forse la sua testa e il suo egoismo. Sono così arrabbiata, così tanto davvero. Le parole sono terminate, e anche se ce ne fossero ancora non le sprecherei più per cercare di cambiare qualcuno che non cambierà mai. Ormai non si tratta più di forza di volontà; è una scelta, sono solo scelte. Si sbaglia, sempre, in continuazione, non si distingue il bene dal male, le decisioni giuste da quelle sbagliate. Non c'è giusto, non c'è sbagliato, c'è solo scelta 1 e scelta 2. Il mondo si divide, si mescola, ti discrimina, ti attacca, ti condanna, di lascia morire.
E sono stanca di non riuscire a distogliere la mia attenzione da questa situazione di merda, non riesco a pensare ad altro, non riesco a scrivere di altro. La mia vita è questa situazione di merda, niente di più e niente di meno. Io sono loro e a loro non frega un cazzo, a lui non frega un cazzo. Nè di me, di mia madre, della nostra pace, della nostra salute. Non ha importanza quanto stiamo soffrendo, perché l'unica cosa che conta è la sua salute, il suo lavoro (che non ha), la sua dieta del cazzo, il suo stato d'animo. Mi chiedo come si possa essere così fottutamente egoisti e menefreghisti. Come? Come?!
Inutile, davvero inutile. Non porta a casa un soldo da dieci anni, non fa niente se non per sé stesso, non ama, non se ne va solo per comodità. Come fai, mamma? Come fai? Perché se lo lasci ti ammazza? Perché la paura ti blocca? Forse stavi meglio quando era la speranza, a bloccarti, forse anche un po' di affetto. È tutto così illogico, così ridicolo, così scenico. Me lo dici anche tu che non vivo in un "fottuto film".
Parole belle, semplici ma d'impatto, affascinanti; lo sai anche tu, no? Non servono a niente, sono inutili, proprio come lui.
Cosa aspetti? Non sei sola, non siamo sole. Non voglio che ti rovini la vita e che la rovini anche a me. Ha già fatto abbastanza eppure sembra che non abbia fatto proprio niente, che nulla sia mai accaduto.
Sento le stelle che ci osservano, sento che mi guardano mentre mi forzo di rimanere a digiuno altrimenti lo stomaco mi fa male e devo vomitare ogni cosa e rivedere lo spazzolino. La gola poi mi brucia, tossisco, mi manca l'aria, penso di morire e forse è arrivato il momento. Il cuore mi sfonda il petto, mi vedo in gabbia a piangere, a gridare, a dormire con gli occhi che vanno a fuoco.
Quando mi arrabbio troppo le mie mani tremano come delle foglie, vorrei solo tiragli un coltello in fronte, vorrei ammazzarlo, vorrei porre fine a tutto quanto. Capisci? Non è normale, niente di tutto questo è normale. Aspetto solo che mi tornino gli attacchi di ansia e di avere il secondo attacco di panico, e quando succederà allora manderò a fanculo tutto, lo so, lo so già che succederà. Mi sta facendo impazzire e lui è impassibile, apatico, un pezzo di merda, uno stronzo egoista. Mi viene da vomitare, non lo riesco a guardare, non riesco nemmeno a rivolgergli la parola. Mi fa schifo.
Cosa devo fare? Chi può dirmi cosa fare? Anche dalla psicologa parlo solo ed esclusivamente di lui, di lui e nessun altro. Odio la sua voce, la sua presenza, tutto tutto tutto. Che sparisca, ti prego. Diamogli dei soldi e cacciamolo dalle nostre vite. Non lo meritiamo, questo dolore.
Mamma, tu non lo meriti e nemmeno io. Siamo due brave persone, dovremmo avere di più, qualcosa di bello, di diverso, di artistico. Ti prego in ginocchio, mamma. Prego te e se devo pregherò anche Dio, che faccia sparire quell'essere dalle nostre vite.
Sono stanca, mamma. Sono così stanca, ma non voglio lasciarti sola, non posso lasciarti da sola. Se ti dovesse succedere qualcosa sarei persa per sempre. E lo sai, i per sempre non esistono.

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