Vedo Calum dirigersi a passi svelti verso il cancello del cimitero e decido di seguirlo, ma devo trottare per stare al suo passo, ha le gambe troppo lunghe rispetto alle mie.
-Calum!- Quando lo raggiungo, gli sfioro il braccio, per richiamarlo.
Il ragazzo non si volta, guarda fisso davanti a lui, evitando i miei occhi.
Ripeto il suo nome e provo a spostarmi nel suo campo visivo.
Finalmente lui abbassa il viso e io vedo i suoi occhi leggermente arrossati, nel tentativo di frenare delle lacrime.-Lo sapevo che sarebbe finita male- la voce roca esce come un sussurro. Deglutisce e serra la mascella, che, per assurdo, non riesco a smettere di guardare.
-Non è detto che...-
-Che cosa? Rebecca, dimmi che cosa stiamo facendo. Già all'inizio ero contrario a questa idea, ora, sapendo che nessuna opzione è esclusa, compresa quella che ci farà fermare davanti ad una lapide, che cosa spinge me, te e soprattutto Adele a continuare? Se Luca è davvero qui sottoterra, cosa dovrò fare io?- la sua voce si incrina ancora di più, abbassandosi fino a diventare un sussurro. -Come riporterò mia nonna a casa, in che condizioni? Come potrò starle vicino?--Calum, ne abbiamo già parlato.- Cerco di soppesare le parole, ma una smorfia sul suo viso già mi dice che ho iniziato maluccio. -Non è una tua decisione. Adele ha scelto di venire qui e di cercare l'amore della sua vita. Ha scelto di pagarne qualsiasi conseguenza, perché voleva sapere, anche a costo di scoprire che il suo Luca se n'è andato. E tu non puoi controllare le sue decisioni e men che meno i suoi sentimenti. Lascia che sia lei a soffrire e ad uscirne. Starle vicino è l'unica cosa che devi fare.-
C'è un momento di silenzio dopo le mie parole. Sento dei pettirossi cantare sugli alberi e il suono delle foglie mosse dal vento, anche il respiro di Calum sembra essersi fermato, il battito del mio cuore mi rimbomba nelle orecchie e sento le guance scaldarsi. Proprio quando inizio ad avere paura di aver detto troppo, il ragazzo fa un passo verso di me, ma, vedendo la sua figura massiccia avvicinarsi così all'improvviso, mi irrigidisco involontariamente.
Calum mi abbraccia. E io trattengo il respiro. Sento il suo tra i miei capelli, quando cingo il suo busto con le mie braccia. Posso sentire i suoi muscoli sotto i polpastrelli, il suo profumo nelle narici, così buono che vorrei riempirmene i polmoni. Sento anche un lungo sospiro lasciare le sue labbra e un "grazie" appena sussurrato, ma forse è solo la mia immaginazione.
Si allontana quel poco da permettere ai suoi occhi di incontrare i miei, il mio naso sfiora il suo e sento il suo respiro sulle labbra.-Reb, vorrei dirti una co...- inizia, per essere quasi subito interrotto dalla suoneria del mio telefono.
Si allontana bruscamente, per poi farmi cenno di rispondere.
-Scusa- gli sussurro. -Michael?- rispondo incerta alla chiamata.
-Sì, senti Bec, andiamo? Adele sta uscendo, voi dove siete?-
-Arriviamo al cancello-Guardo Calum, che ricambia con un sorriso forzato, prima di incamminarsi verso l'entrata del cimitero.
Michael e Adele stanno parlando animatamente davanti al grande cancello in ferro, l'anziana donna gli punta il bastone di legno contro, come per minacciarlo.
-Non ho fatto tutta questa fatica per mollare!- il suono del bastone da passeggio di Adele sulla testa del fotografo.
-Ti ho solo chiesto se volevi sederti un attimo!- Michael è esausto. Esausto e disperato.
Adele guarda suo nipote, sorride. Sento Calum irrigidirsi accanto a me, ma poi sua nonna fa un lieve cenno della testa, per dire "no" e lui si rilassa. Non era il suo Luca, quello sepolto in questo cimitero.
Tornati in albergo, poco prima di entrare nelle nostre rispettive camere, Calum si illumina.
-Nonna, stasera che dici di una bella cena fuori?-
Lo guardo, alzando un sopracciglio, imitata da Michael. Calum alza le spalle, sorridendo. -Ho voglia di mangiare fuori, qualcosa di particolare.-
Michael fa una smorfia. -Io ho mal di testa, in realtà, questa volta passo...-
Adele mi scocca uno sguardo, poi sospira teatralmente -Beh, ho già avuto abbastanza emozioni per oggi.-
Calum sembra dispiaciuto. -Faremo un'altra volta...-
-Ma no, dai, nipotino caro! Andate tu e Rebecca- gli posa una mano sulla spalla. -Io e Michael avremo sicuramente altre occasioni per mangiare in qualche ristorante insieme a voi.-
Il ragazzo, preso alla sprovvista, balbetta qualcosa di sconnesso, che sua nonna prende come un "perfetto, grazie, ci vediamo domani, buonanotte", perché gli scocca un bacio ed entra in camera sua. Michael sbadiglia e ci saluta con la mano, prima di fare la stessa cosa.
-Quindi...- inizia Calum schiarendosi la voce.
-Quindi...- mi gratto il naso, imbarazzata. -Vuoi comunque andare a mangiare fuori?- mi trattengo dall'aggiungere "con me e basta".
-Sì, certo.- mi sorride, ma non come se la mia domanda fosse stupida, ma come se la risposta fosse ovvia. Infatti aggiunge: -Perché non dovremmo?-
Penso di essere arrossita, perciò distolgo lo sguardo, anche perché quei grandi occhi da cucciolo mi stavano iniziando a incantare troppo.
-Facciamo alle otto nella hall?-
-Con piacere, signor Hood.-
Il suo sorriso si allarga talmente tanto da mostrare i suoi denti perfetti e devo entrare in camera mia per evitare di sorridere anch'io e sembrare un pesce lesso.
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Verona || Calum Hood
Fanfiction"Siamo nella città dell'amore! Come fai ad essere così triste?" "Non credo nell'amore." "La prendo come una sfida." Dove una ragazza decide di accompagnare una signora anziana e suo nipote alla ricerca del suo vecchio amore. [Ispirato a "Letters to...