«Non fa freddo per andare al mare?»
Sentivo la voce di Vivi dietro di me, faticava a starmi dietro, gambe corte «Per questo ci andiamo, se vuoi puoi venire con noi»
Era il 14 febbraio e camminavamo già da due ore, faceva freddo ma il cielo era sgombro, un sole pallido alto in cielo, senza nuvole e senza vento.
«No, io al mare ci vado d'estate, non sono strana»
Tenevo in tasca una bamboletta spray che ad ogni passo sbatteva contro l'osso del bacino.
Per un periodo dopo le vacanze di Natale la bionda aveva iniziato a lamentarsi ogni giorno che non le volevano aumentare lo stipendio ed era una ingiustizia bella e buona perchè le rifilavano sempre turni extra e il lavoro era diventato pesante.
E c'aveva ragione a lamentarsi, tornava sempre dopo le 3 del pomeriggio quando il suo turno sarebbe dovuto finire all'una, aveva le occhiaie pronunciate, le guance scavate, aveva perso peso. Sembrava una tossica in cerca dell'ero.
Ed io non ci potevo pensare.
Le dicevo che doveva mollarlo quel lavoro, che ne avrebbe trovato un altro migliore e che per un po' di tempo avremmo stretto i denti per andare avanti, ma lei non mi ascoltava.
«D'estate la spiaggia è piena di gente e non puoi neanche camminare invece d'inverno non se la fila nessuno e ce l'hai tutta per te»
«Vabbè, poi ci penso .. Senti, ma dove stiamo andando?»
Io avevo una cosa in mente e lei aveva iniziato a ronzarmi attorno appena uscita di casa, mi seguiva senza chiedermi dove andassi, mi sarei potuta buttare da un ponte e non avrebbe fatto obiezione.
«Lo sai che giorno è oggi?»
«Venerdi»
«Si, bhe, grazie, intendo la data»
Ci pensò su un attimo «La festa degli stupidi innamorati»
Risi «Ecco, brava, la festa dei cazzoni e quindi volevo prendere una cosa alla bionda»
Se ne stette zitta per un po', mi raggiunse, poi sganciò la bomba «Tu e Maca vi sposate?»
La saliva mi andò di traverso, un attacco di tosse mi piegò in due «Che domanda è?»
Due occhi neri mi scrutarono con attenzione «Quando due stanno insieme da tanto tempo e si amano poi si sposano..»
«Non è il nostro caso e poi il matrimonio è sopravvalutato»
«Che vuol dire?»
«Che non tutti quelli che si amano si sposano e non serve ad un cazzo il matrimonio, ormai»
«I miei genitori sono sposati ma non si amano» Le sfuggì, lo disse senza pensarci, avrebbe voluto rimangiarselo. Teneva la testa bassa, i capelli neri sciolti le ricadevano molli sulle spalle e sul viso.
Una domanda mi sfregava la gola, la stessa domanda che mi ronzava in testa ogni volta che la guardavo, quella che mi svegliava nel cuore della notte con le urla dei suoi genitori.
Ma io quella verità non la volevo sapere, volevo ignorarla perché un altro morto sulla coscienza non lo volevo avere.
Non di nuovo.
Qualla domanda la ingoiai come se fosse un sasso, qualcosa in piombo. E mi sentii uno schifo per questo.
«Neanche i miei si amavano, pensa che neanche si conoscevano quando si sono sposati»
Alzò gli occhi per incrociare i miei ma erano già persi nel vuoto «E com'è andata a finire tra loro?»
Male. E solo in quel modo poteva andare a finire.
«Un giorno te lo racconto»
Ripresi a camminare prima di darle il tempo di pensare, era una strada lunga, non la ricordavo così lunga, dopo poco trovai quella per cui giravo da due ore. Da lontano, il rosso delle rose spiccava nel grigiore dello Spiazzo.
Ne presi due ed una la offrì all'ombra accanto a me.
Se ne stava zitta, era strano, pensavo fosse per il casino dei suoi genitori, poi la vidi arrossire e sudare «Senti» iniziò «Se tu non ti sposi con Maca.. Posso farlo io?»
Tornò a casa alle tre del pomeriggio, anche se il turno sarebbe dovuto finire due ore prima, tanto per cambiare, almeno questa volta avevano la scusa della festa e dei ragazzini gassati per la prima cotta.
Appena sentii dei passi in vicinanza della roulotte, mi fiondai fuori.
Quando mi vide accennò un sorriso evidenziando gli zigomi pronunciati e si portò una ciocca di capelli biondi dietro l'orecchio.
Quando fu abbastanza vicino le scoprii da dietro la schiena la rosa che avevo raccolto, per lei.
Ma non era più un rosa rossa, no, mi ci ero impegnata, ci pensavo da giorni, volevo fosse qualcosa di diverso, come lei lo era per me.
Il rosso aveva lasciato il posto al nero dello spray.
«E questa?» La prese, facendo attenzione alle spine.
«L'ho dipinta di nero, so che non ti piacciono le cose normali»
«Tu, a volte, sembri così sbagliata da sembrare giusta»
Ci baciammo di sguardi.
Teneva fra le mani la rosa nera, toccandola con attenzione.
«Quindi? ti piace?»
«Mi piace tantissimo»
Mi baciò sulla bocca in un modo delicato e dolce. Poi ci baciammo di nuovo, però non più tanto dolcemente.
«Ti porto al mare»
Non mi era mai capitato di pensare così spesso alla parola amore come quando stavo con lei.
Ma forse non era solo amore, erano mani che si cercavano, pelle violacea, labbra screpolate, sesso, sapore, rabbia, desiderio. Mille parole, non solo amore.
Mi resi conto di essere fottuta.
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Tremiladue.
FanfictionSequel di Amabili resti. Come Maca raccontava la sua storia dal risveglio dal coma, Zulema farà lo stesso per tutto il casino che è venuto dopo.
