La guardavo dormire accanto a me, aveva il sonno agitato, chiamava Maca nella notte, sussurrava il suo nome in un modo che non avevo mai sentito, un misto di amore e rabbia e non pensavo che sapesse amare così tanto.
Se c'era qualcuno su questa terra che non sapeva cosa farsene dell'amore, quella era proprio Zulema. Non pensavo l'avrebbe amata dello stesso amore con cui l'ho amata anche io, di un amore così vero, che non lascia spazio ad altro, un amore che si respinge da solo, ma forse è così che succede, le persone destinate a stare insieme sono quelle che non si sopportano al primo sguardo.
Non la svegliai, lei non mi avrebbe lasciato andare e quello era l'unico modo per rimettere tutto apposto, per smettere di scappare, una volta per tutte.
Se può consolarti, ci pensavo da giorni ma tu me lo impedivi e sono stati giorni appesi, inutili, persi.
«Grazie, per tutto. Ora puoi tornare a casa» Te l'ho sussurrato prima di andarmene e so che in qualche modo mi hai sentito.
Non è facile lasciarti perchè ti amo, ma allo stesso tempo ti odio, ma non riusciamo a vivere nello stesso spazio ristretto senza mandare tutto al diavolo, forse è la nostra maledizione o è solo il veleno che ci portiamo dietro, io e te.
Io e te abbiamo una parte oscura più ampia, forse. Siamo allo stesso tempo vittime e carnefici, oppressi e oppressori della nostra natura umana.
Tu, le cicatrici, la droga, il sesso per scappare dalla prigione che era casa tua, e mia.
Io, bambina contaminata, arida dentro, divisa in due tra chi dovevo essere e chi ero.
Al'inizio pensavo che se fossi stata come tutti gli altri, nostro padre mi avrebbe voluto bene, così cercavo in tutti modi di accontentarlo e di non essere diversa ma lui non mi voleva bene lo stesso.
All'inizio giocava con me. Ci rincorrevamo nel bosco e lui mi trovava sempre, ma io non lo trovavo mai. Mi arrivava alle spalle, mi afferrava per le braccia, stringeva forte, mi faceva voltare e rideva. Quando ci penso, capisco che non giocava come avrebbe dovuto.
Quando sono diventata più grande, ha cominciato a dire di me cose che non sapevo. Non credo che dicesse la verità. Credo che mentisse, che inventasse tutto sul momento. Sapeva esattamente che cosa mi faceva paura, sapeva che cosa dire per farmi piangere. Poi mi prendeva per il collo e stringeva. Mi stringeva forte il collo finchè smettevo di piangere. Mi lasciava un momento prima che svenissi, a lui piacevano questi giochi, a me no, ma non lo dicevo, non dicevo nulla, pensavo che tutti i papà fossero così.
Poi sei cresciuta anche tu e ho solo pregato che non fosse lo stesso mostro anche con te, purtroppo sappiamo entrambe che nessuno ha ascoltato le mie preghiere, avrei solo voluto aver la forza di poterti difendere ma sei sempre stata tu a difendere me.
Se ti chiedessi a cosa pensassi la notte in cui anche io sono diventata un'assassina, io, egoisticamente, pensavo alla bambina che non ho potuto essere e che mi manca terribilmente.
Spero che un giorno, tu possa capire il perchè lo faccio, il perchè preferisco una prigione fisica a quella mentale, per te sarà una cazzata, penserai che è l'ennessimo capriccio per torturarti, ma non è così, dal più profondo del cuore, non è così, e un giorno credo che riuscirai a comprenderlo perchè questa è l'ultima volta che ti chiedo di farlo.
Credo fermamente che non si possa trovare la pace se è da noi stessi che stiamo scappando, ed io non voglio convivere con altri fantasmi, non voglio aggrapparmi agli altri per sopravvivere, perchè la vita non è sopravvivenza. Non voglio dimenticare quello che ho fatto o inventarmi che non sia mai successo, perchè è successo, il mio sparo ha lacerato la notte, l'ha fatta in mille pezzi e non posso cambiarlo, neanche tu puoi, non puoi salvarmi, ma grazie per averci provato.
Quello che per te è una condanna, per me è una liberazione, non potremmo essere più opposte di così.
Voglio pagare per quello che ho fatto, per non essere come te che giochi con la morte e la saluti come una vecchia amica, io ci vado per non essere come il posto in cui sono nata, per cercare di essere migliore, per ritrovare la bambina che ho perso anni fa e per chiudere un cerchio che dura da tanti, troppi anni e quando un giorno morirò e all'inferno mi chiederanno cosa ho fatto per ritrovarmi lì, potrò dire di essere lì per una poetica giustizia divina.
Non mi sento viva da un po', sento solo che il male mi è attorno, non mi lascia un attimo e le urla ricominciano, ora devo proprio andare, vorrei un tuo abbraccio ma so che non puoi darmelo.
Per questo te lo do io.
Per favore, non odiarmi. Ho fatto soltanto quello che può fare ognuno di noi, in ogni situazione: il mio meglio.
A presto.
Sapevo, senza vederla, che al risveglio avrebbe capito tutto quello che c'era da capire e avrebbe pianto, ma in silenzio, che è quasi uguale a morire. Un pianto senza lacrime, fatto di rabbia e disperazione.
E poi ce l'avrebbe fatta.
Non so come, ma ce l'avrebbe fatta, lei ce la fa sempre, lei è più forte di me, lo è sempre stata, per questo so che posso lasciarla.
Quando lei si sveglia, è mattina inoltrata ed io sono già lontana, so che avrebbe voluto parlarmi ancora, dissuadermi, urlarmi contro, costringermi anche con la violenza a non farlo perchè il troppo amore è sempre egoista.
Ritorno nel luogo in cui tutto è iniziato e non so più se è la fine del mondo o il paese delle meraviglie.
Non era mai successo a Cruz del Norte che qualcuno ammettesse un omicidio senza prove e chiedesse di essere arrestato, mai, anche in quel caso io sono stata l'eccezione.
Non si può vivere in due prigioni.
Quando lei si sveglia, io mi costituisco, indosso la divisa e mi fondo con la marea gialla, qualcuna mi scruta con attenzione, alcune facce le conosco, altre sono nuove. Nuove facce, vecchie carogne. Pensano che sia lei tornata dal mondo dei morti, il suo fantasma a imporre ancora una volta il dominio sul carcere e forse è un bene, mi lasceranno stare o impareranno a loro spese che gli scorpioni sanno essere letali.
Fuori, il sole alto il cielo, s'infrange contro le sbarre ed illumina Madrid.
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Tremiladue.
FanfictionSequel di Amabili resti. Come Maca raccontava la sua storia dal risveglio dal coma, Zulema farà lo stesso per tutto il casino che è venuto dopo.
