Senza di te, non so starci.
Era la frase d'effetto che mi ripetevo mentre rifacevo a ritroso una strada che mi era fin troppo familiare, un po' per pararmi il culo, un po' perchè era vero.
La polvere gialla, l'odore di bruciato nell'aria, ammassi di immondizia in un angolo, il mare smosso in lontananza che incorniciava il tutto. Potevo già intravedere la nostra roulotte.
Era bianca e malmessa, del fango si era incostrato sul paraurti e della ruggine ricopriva il telaio. Non si era mossa di un millimetro, forse perchè il motore ci aveva lasciato mesi prima ed io avevo promesso di far venire un meccanico per farci dare un occhiata ma non l'avevo mai fatto.
Eppure io in quella roulotte che non si svegliava più da tanto tempo e che per chiunque altro era buona solo per lo scasso, ero stata felice, più di qualsiasi altro posto al mondo.
E oltre alla roulotte scorticata dal tempo e dalla mancanza di soldi, ci sono pure le due sdraio verdi aperte, esattamente come le avevo lasciate, niente aveva smosso qualcosa, tutto in attesa di un mio ritorno. E ci sono resti di foglie e pezzi di giornale, il tappettino rovesciato dal vento sull'uscio, la porta aperta e lei in piedi.
Lo sa ancor prima di vedermi.
Ed è bella come non lo è mai stata, anche con i capelli crespi, la faccia pallida e le occhiaie di chi non dorme da giorni. Così bella, che le parole mi muoiono in gola e per un attimo mi dimentico di respirare e lo stesso lei, ha la faccia di chi non se l'aspetta, per fortuna dura poco.
«Pensavo fosse un ladro»
Le braccia strette al petto per ripararsi dal vento freddo mattutino che un top giallo e dei pantaloncini non possono fermare, ma non fa niente, non fa niente, a me sta bene anche così, sta bene in qualsiasi modo.
«Esci sempre mezza nuda per i ladri?»
«Non si sa mai, magari qualcuno è carino»
«Allora mi sa che stavolta ti è andata male»
Fa una smorfia che potrebbe essere un sorriso, ma non è così divertente e lei lo sa, per questo infierisce «Sarà per la prossima volta»
«Alicia si è costituita, per l'omicidio. Mi ha lasciata da sola in un hotel in mezzo al deserto di Almeria, non l'ho neanche salutata»
Silenzio. Ci pensano gli occhi a dire il resto.
«Me lo sentivo, ho sempre saputo che una delle due non poteva sopravvivere all'altra e ho solo pregato che non fossi tu»
«Hai pregato? Per la mia anima?»
«Ho pregato per me, perchè se ti succedesse qualcosa poi ti dovrei ammazzare e non voglio farmi altri anni dentro»
«Sei arrabbiata?»
«Non sono arrabbiata» dice piano «Non sono arrabbiata, sono solo tanto stanca»
Ed è la sua faccia rassegnata che mi fa fare un passo avanti.
Va bene tutto, va bene anche che mi vuole morta, ma non la posso vedere distrutta, la preoccupazione mi morde la gola e tutto quello che vorrei fare è chiuderla fra le braccia e farle delle promesse, promesse stupide pur di tenermela, ma lei è più forte di me. Ai miei passi in avanti, fa due passi indietro.
«Posso entrare?»
«No» Ed è un no secco, ma poi spiega «Vivi sta dormendo e non voglio che la svegli»
«Puoi uscire?»
Ci incamminiamo insieme, ma a distanza di sicurezza, verso una panchina del parco poco distante, che di sera è pieno di ragazzi ma di mattina presto non c'è un'anima.
«Sai, ti avevo lasciato un messaggio in segreteria mentre ero via, per spiegarti, per parlarti, ma probabilmente non ti è arrivato»
«L'ho ascoltato appena l'hai mandato» La sua voce è piatta ed incolore, è di rimprovero «Un bel discorso di circostanza, anche se certe cose avrei preferito sentirmele dire di persona e non dopo che avevi ammazzato..» Si corregge subito «Provato ad ammazzare il padre della bambina che ora dorme nel tuo letto e che fossi scappata via, lasciandomi da sola nel casino che tu avevi creato»
«Ho un tempismo di merda»
«Non solo quello»
«Non per questo sono meno vere»
«Lo sono?»
«Certo che lo sono»
«Dimostramelo. Sono stanca di passare i giorni a chiedermi se è davvero questo quello che vuoi o se domani avrai qualche pensiero folle per farti saltare in aria o per incasinarti l'esistenza»
«Se tu avrai il coraggio di tenermi, io avrò il coraggio di restare»
«Sono altre frasi di circostanza»
«Io ti amo»
Non gliel'avevo mai detto, non così, non così secco e diretto, non così vero, perchè io, Maca, l'amavo davvero e se per tenermela avrei dovuto ripeterglielo per tutta la vita l'avrei fatto, per tutte le volte che non gliel'ho detto. Ed era la mia famiglia, l'unica che mi era rimasta e l'unica che mi sarei tenuta con le unghie e con i denti. Non l'avrei persa.
«Pensavo saresti morta in qualche fosso chissà dove. Questa volta ero davvero convinta di non rivederti più»
«Io ci provo, ma hanno detto che all'inferno non mi vogliono»
«Non ti vuole nessuno, avevo ragione io» Sorride. Ed è il primo sorriso da quando siamo tornate ad essere noi ed ora lo so che ci scivolerà tutto addosso, che ce la faremo, che questa è davvero l'ultima volta che la faccio soffrire, che passerò il resto dei miei giorni solo a farla stare bene.
«Almeno abbracciami, no? Lo so che ti sono mancata» La tiro per un braccio, la porto vicino, all'inizio è sostenuta, non si fida, è rigida come le prime volte in cui mi avvicinavo a lei, tanti anni prima.
«Non te lo meriti» Ma poi si arrende,si lascia trascinare, mi abbraccia più forte, appoggia la guancia contro la mia spalla, io le accarezzo i capelli e sento l'amore scorrermi fra le dita «Questo non vuol dire che la passi liscia, non cambia quello che hai fatto nè mi rende meno incazzata. Sai bene come sono fatta»
«Pensavo avresti continuato a pregare per la mia anima»
«Cristo, che fastidio che sei»
Sarà una rompicoglioni peggio di prima, la mia condanna sulla terra, ma almeno ora è qui con me, almeno ora posso rimettere tutto apposto, essere ogni giorno la versione migliore di me stessa.
«Hai visto?» Le sussurro «Hai visto che sono tornata a casa? Sto così bene qui con te»
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Tremiladue.
FanfictionSequel di Amabili resti. Come Maca raccontava la sua storia dal risveglio dal coma, Zulema farà lo stesso per tutto il casino che è venuto dopo.
