Quando rivedi dopo tanto una persona che hai amato, ti sembra di respirare meglio.
E Macarena continuava ad essere per me tutto quello che a parole non si può spiegare, avevo lasciato a qualcun altro la possibilità di svegliarla ogni mattina, di prepararle la colazione, di sollevarle quelle giornate grigie che sembravano non finire mai.
E avevo sperato che lo facesse bene.
E mi ero convinta che questo mi bastasse ma ogni volta che i miei occhi incontravano i suoi, il cuore si gelava, faticavo a restare composta, a fingere di non provare più nulla.
Non l'amavo più e lei non amava più me eppure ogni volta che incrociavo il suo sguardo il cuore faceva due capriole prima di schiantarsi a terra.
Non l'amavo più e lei non amava più me eppure ogni volta che qualcuno mi chiedeva un parere sull'amore eterno, io pensavo a lei, perché lei continuava a resistere nonostante io abbia smesso di amarla tempo fa.
E me lo sentivo che quel giorno sarebbe stato diverso.
Alle sei del mattino, non c'era ancora nessun'anima in giro in quel posto sperduto che qualcuno aveva definito casa e la sdraio verde scorticata dal tempo fuori era il posto migliore su cui coricarsi ed inseguire il sole per vedere sorgere l'alba.
C'era silenzio, tanto, era strano per un posto del genere, così tanto silenzio che la sua voce mi fece trasalire.
«Perché nessuno dorme in questo posto?»
Erano le prime mattinate di settembre, il vento fresco si portava via la sabbia dall'asfalto prima che il sole predominasse su tutto. Indossava una felpa nera che lasciava scoperto solo il viso e i capelli biondi. Di un biondo più biondo del sole, che faceva capire che lei non fosse nata in quel posto.
Mi passò un tazza di caffè nero bollente ed io le feci posto per farla sedere.
«Nonostante tutto, è un bel posto in cui ammirare l'alba e il tramonto»
Sorrise «Nonostante tutto?»
«Intendo, se dimentichi lo spaccio in bella vista e la paura di essere accoltellata per uno sguardo in più, si, è un bel posto. Tu perchè sei sveglia?»
«I cani» Disse «Non li hai sentiti abbaiare stanotte?»
Non ci avevo fatto caso «Ti hanno svegliato loro?»
«No, è per loro che sono rimasta sveglia» Con l'indice indicò la roulotte di fronte a noi «Là, ci vive una medium»
«Una medium? Credi davvero a queste cose?» Credevo fosse uno scherzo ma lei continuava seria «Proprio una medium, devi abituarti al posto in cui vivi e noi l'abbiamo fatto, abbiamo imparato a conoscere le persone che ci vivono ad un palmo dal naso e là ci vive una medium, è una vecchia sulla novantina, è cieca ma vive da sola. Un giorno vennero gli amici tuoi..»
«Gli amici miei? La polizia?»
«Loro. In città era scomparsa una ragazza, non si trovava da nessuna parte, avevano perlustrato tutte le vie della città e alla fine si erano rivolti alla roulotte davanti a noi perchè non potevano andare a bussare casa per casa per ritrovarla. La vecchia li aveva assecondati ma li aveva anche avvertiti che i cani avevano abbaiato per tutta la notte e ormai era troppo tardi per quella povera ragazza»
«Io non credo a queste cose, Macarena»
«Neanche io, però il giorno dopo la ragazza l'hanno ritrovata nella pineta poco distante dalla spiaggia, dove aveva indicato la vecchia, nessuno ci aveva cercato lì perchè nessuno ci va d'inverno e lei, invece, l'aveva fatto, era caduta e aveva sbattuto la testa ad una pietra,un buco enorme, non si era più alzata, era morta assiderata il giorno prima e la vecchia l'aveva sentito dai cani»
Provai una strana pressione tra lo sterno e la gola «I cani hanno abbaiato stanotte, dovrei aver paura?»
«No, ma stai attenta, non voglio ti succeda nulla di male»
Lasciai che appoggiasse la testa sulla mia spalla, che si accoccolasse nonostante quella posizione fosse scomoda ma non mi sarei mai spostata per non perdere quel contatto «Vuoi recuperare il sonno perso stanotte?»
«Forse, è l'abitudine»
«Dov'è Zulema?»
Chiuse gli occhi ma continuava a rispondermi «È uscita, dopo torna»
«E tu non sai dov'è?»
«A volte ha bisogno dei suoi spazi, la casa è piccola, quindi esce, a me non interessa, so che torna, lo fa sempre»
Avevo imparato in quei giorni che spesso mia sorella spariva per un giorno intero, usciva la mattina presto e ritornava a notte fonda, senza dare spiegazioni e Maca non commentava le sue scelte, le capiva, anche se le prime volte era così preoccupata da non dormici la notte, non lo dava a vedere, l'importante era che lei tornasse e sapeva che l'avrebbe fatto sempre.
Io, però, non capivo come riuscisse a lasciarla «E a te sta bene che lo faccia?»
«L'amore non è soffocarsi per paura di perdersi»
Non l'avevo mai capita «Io non ti avrei mai lasciato» Il cuore prese a martellare forte, così forte che minacciava di lacerarmi il petto.
«Lo so, è per questo che non ho mai avuto dubbi su di te, il tuo amore era puro, non mi avresti mai fatto soffrire, lei invece poteva essere la scelta migliore della mia vita o la peggiore. Solo questo»
Solo questo. A volte è solo questione di appartenersi. E di non appartenersi.
«Vado a cercarla, vorrei salutarla prima di tornare a Madrid»
Ed in qualche modo lo sapevo, che io, come tutti gli altri che mettevano piede in quel posto, ci avrei lasciato qualcosa, che non sarei mai più tornata.
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Tremiladue.
FanficSequel di Amabili resti. Come Maca raccontava la sua storia dal risveglio dal coma, Zulema farà lo stesso per tutto il casino che è venuto dopo.
