Aggiungere benzina su un fuoco rovente, dolore su dolore, non è così che passa, non è così che si guarisce. Vorrei che lei lo capisse, che se ne facesse una ragione.
«Rossa, l'hai notata?» La faccia di Triana mi era vicina, vicinissima, ad un palmo dal naso.
«Cosa?»
Vidi la piega della sua bocca allargarsi «C'è una ragazza che ti sta mangiando con gli occhi. Là, dentro il bar»
Appoggiata al balcone del bar, una figura slanciata e disinvolta in un elegante vestito bianco che terminava all'altezza delle cosce con un spacco dietro la schiena che faceva intravedere l'abbronzatura, capelli castani, occhi scuri fissi sui miei, labbra rossissime. Una delle ragazze più belle che avessi mai visto.
«Vai a parlarle» Cercò di convincermi Goya.
«No, perché dovrei? É una ragazza sola in un bar, non vorrà essere disturbata»
Mi guardarono entrambe come se fossi un alieno in visita sulla terra.
Però la ragazza era carina. Zulema ci avrebbe provato, lei sapeva come fare colpo, lei era quel tipo di persona che avrebbe fatto colpo su chiunque.
Un boato, un urlo che mi perforò i timpani «Ehi bella mora! Vieni qui! La mia amica vuole conoscerti» le gridò Triana.
«Ma che fai?» Cercai di tapparle la bocca ma era troppo tardi, la ragazza aveva sentito, tutti l'avevano fatto.
«Ti aiuto»
Pensai che tanto la ragazza non si sarebbe mossa dal bancone, non avrebbe dato peso alle urla di quella che per lei poteva essere una ragazzina. Ma come per qualsiasi cosa, mi sbagliavo, la curiosità ebbe la meglio.
«É libero quel posto?» La ragazza dai lunghi capelli castani si avvicinò verso di noi, teneva gli occhi puntati sui miei ed indicò il posto vicino al mio.
Rimasi a studiare la ragazza davanti a me quasi a bocca aperta, da vicino non era più carina, era bella, bellissima. Non potevo dire con esattezza quanti anni avesse ma non poteva averne più di trenta.
Poi tornai a guardare le due figure di fronte a me che si alzavano per farle posto «Pure questi sono liberi» E mi lasciavano completamente sola, in balia di quella sconosciuta.
Si avvicinò, mi squadrò con curiosità, come se fossi per lei un giocattolo nuovo o un quadro da interpretare o entrambe le cose.
«Non sembri di qui. Di dove sei? Hai dei tratti orientali»
«Non sono di qui, però ci sono cresciuta..»
«Cosa ci fai nel bel mezzo del deserto?» Mi interruppe, sembrava non facesse caso alle mie risposte, avrei potuto inventare qualsiasi cosa e ci avrebbe creduto, non avrebbe fatto tanto domande.
«Sto lavorando»
«Nel deserto?»
Ed invece le domande le faceva.
«Mi sono espressa male, volevo dire che mi sto prendendo una pausa dal lavoro»
«E che lavoro fai? Anzi non me lo dire..» Con gesto svelto mi afferrò la mano, scrutò con attenzione le dita «Non ti spacchi la schiena per vivere, hai le unghie troppo pulite, sono bianchissime. Cosa sei? Un medico?»
Tanto bella quanto invadente, sfilai la mano con uno scatto, non mi piaceva che qualcuno mi toccasse e quel gesto mi era sembrato così tremendamente intimo, eppure continuavo a restare seduta a pochi centimentri da lei.
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Tremiladue.
FanfictionSequel di Amabili resti. Come Maca raccontava la sua storia dal risveglio dal coma, Zulema farà lo stesso per tutto il casino che è venuto dopo.
