Cap 14

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L'unica cosa che mia madre ci aveva insegnato era di non lasciarsi fottere dal dolore, bisognava lasciarselo scivolare subito perchè se non lo fai, ti si impregnerà addosso.

Tutto passerà, un giorno, e passerà anche un marito violento e padrone, una vita di merda che non ti eri scelta, i segni violacei sul corpo, la faccia scavata a 30 anni, due figlie che non volevi e che ti son capitate perché eri troppo piccola per sapere di non voler essere genitore, lo hai scoperto solo dopo.

Tutto questo passerà, un giorno, e il dolore sarà l'unica cosa che vorrai dimenticare.

«Non ricordo che faccia avesse»

Il giorno seguente, Alicia mise piede in quel territorio inesplorato con titubanza, tutti i nostri vicini la fissavano e non era più perchè era di fuori, ma perchè girava con una pistola in bella vista tra la cinta dei pantaloni, certe abitudini sono dure a morire tra i poliziotti o forse era lei così fiduciosa nel prossimo che non pensava di certo l'avrebbero accoltellata per quello.

Si sedette accanto a me per terra, mi passò una sigaretta e poi me l'accese. Passammo tutto il pomeriggio insieme.

«Anche io ho pochi ricordi di lei, più brutti che belli»

Certi ricordi, anche se belli, davanti al dolore, perdono i contorni, perchè ricordare le cose belle che non ci sono più, ci spacca il cuore più di quelle brutte.

«Raccontami la prima cosa che ti viene in mente di lei»

Alicia ci mise un po' a trovarne una «Ricordo che da piccola ogni lunedi in cui dovevo andare a scuola avevo mal di pancia, le prime volte mamma ci aveva creduto e mi teneva a casa ma quando diventò un abitudine non ci credette più e mi ci trascinava con forza, però io a scuola non ci volevo andare, c'erano dei bambini che mi avevano preso di mira, mi lanciavano le tempere dei colori addosso, mi spingevano, mi prendevano in giro e poi ridevano e ogni mattina quando dovevamo entrare ed uscire dalla scuola e bisognava stare in fila per due, io ero sempre sola, nessuno si avvicinava a me, perchè io ero quella diversa, quella che spiccava in una moltitudine di capelli e occhi neri. Io ero quella dai capelli color carota e dagli occhi chiari, avevo avuto la sfortuna di nascere diversa in un posto in cui la diversità non era tollerata, tu su questo sei stata fortunata, eri diversa ma apparivi come loro»

«E poi? Cos'è successo?»

«Un giorno le dissi chiaro e tondo che a scuola non ci sarei più andata e lei si mise a ridere, che senza saper scrivere nessun uomo mi avrebbe presa ma io mi imputai, fu la prima volta in vita che lo feci e lei smise di ridere, aveva capito che ero seria e aveva capito che c'era qualcosa che non andava con gli altri bambini, così glielo dissi, le dissi tutto»

«E lei?»

«Mamma mi disse che ero un stupida e che avrei dovuto ignorarli, che era solo uno scherzo e che presto sarebbe passato tutto, che i bambini sono solo un po' cattivi e quindi il giorno dopo a scuola ci andai e feci come disse lei»

«E funzionò?»

«In realtà no, loro continuavano a farlo ma poi un giorno, un giorno che erano stati più cattivi del solito, lei venne a prendermi a scuola ed io scoppiai in lacrime all'uscita e quando vide alcuni di quei bambini che continuavano a ridere di fianco a me, ne prese due per un braccio per attirarli a sè e gli sussurrò qualcosa all'orecchio, qualcosa che doveva far paura perchè i loro occhi neri si contornarono di rosso.

Da quel giorno le cose cambiarono, nessuno mi prese più in giro, nessuno rise più di me, nessuno mi lanciò più i giochi addosso e quando un giorno chiesi il perchè ad uno di quei bambini che mi spingeva all'uscita di scuola, quello disse che la mia mamma gli aveva promesso che se continuava a darmi fastidio, gli tagliava la lingua e poi gliela appendeva al collo come ricordo»

«Non sapevo che lei tenesse così tanto a te da minacciare qualcuno»

Alicia strinse le spalle «Mi sa che non lo sapeva neanche lei»

Il viaggio nel viale dei ricordi aveva tinto il cielo di rosso, erano passate tante ore e stranamente non mi era dispiaciuto stare a stretto contatto con mia sorella, anzi, volevo continuare a farlo, la vidi alzarsi e scrollarsi la terra dai pantaloni «Senti, perché non andiamo a bere qualcosa in città, io e te?»

Sembrò spaesata, si guardò attorno confusa «Solo io e te? E Maca?»

«Sono sicura che sarà felice se passiamo del tempo da sole» M'incamminai verso la Renault rossa parcheggiata di fronte la roulotte «O non sono abbastanza bionda da meritare il tuo tempo?»

La sentii mandarmi a fanculo prima di salire in macchina.

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