"Ma avrò pure qualcosa di decente in questo dannato armadio!"
L'espressione contrariata di Dominique la fece sorridere. Era sempre così, con lei: passava ore interminabili davanti ad uno specchio, senza rendersi minimamente conto del fatto che sarebbe stata perfetta anche se avesse indossato il pigiama. Rose scosse la testa, divertita, mentre puntava lo sguardo sul riflesso della cugina:
"Dom, stavi benissimo anche col primo dei centocinquanta vestiti che hai provato. E sappiamo entrambe che finirai per mettere proprio quello."
Dominique sbuffò, afferrando un vestito rosso sepolto sotto strati e strati di tessuti dai mille colori:
"Al diavolo, hai ragione. Metto questo."
Le sorrise, decidendosi a metter via il libro che aveva tra le mani e che chiaramente non stava leggendo. Si alzò, tentando di non fare troppo caso al proprio riflesso trasandato:
"Dai, ti aiuto a metter via questa roba."
Dominique le sorrise di rimando, grata, per poi riservarle un'occhiata pensierosa da sotto le sopracciglia biondissime e perfettamente arcuate:
"Sicura di non voler venire ad Hogsmeade con noi?"
Rose annuì, ripiegando distrattamente un altro dei vestiti della cugina:
"Sì, io...preferisco stare un po' da sola."
Dominique deviò la sua attenzione da un top di tulle che stava mettendo via, e le rivolse uno sguardo incerto:
"Ci sarà anche...lui."
Rose sorrise mestamente:
"Lo so."
Sapeva benissimo che ci sarebbe stato anche Scorpius, lui c'era sempre. E lei, in quel momento, non riusciva a provare che rabbia e tristezza, e uno stupido sentimento di rivalsa che non le apparteneva. Rivedere ancora i suoi occhi sarebbe stato deleterio, per lei, come qualsiasi altra cosa avesse a che fare con lui: la verità era che il suo stupido cuore continuava ad aggrapparsi alle parole di lui, che gli frullavano in testa da quel giorno e non smettevano di tormentarla.
Tutto ciò che ho detto, tutto ciò che ho provato...è stato tutto vero, così vero da fare male, e lo è ancora...
Io sono troppo rotto per te.
Il pensiero di tutta la sofferenza e i pensieri venefici che aveva dovuto covare da solo, in quella sua testa bionda, le gonfiava il cuore di un'angoscia troppo viva per essere ignorata; eppure, Rose era furiosa. Era arrabbiata con sé stessa perché non era mai riuscita a dirgli quanto lo amasse, e fargli capire che lo avrebbe amato anche con tutta la sua oscurità, con tutte le paure che si portava dentro. Era arrabbiata perché, tutte le volte, quelle tre parole in croce le avevano soffocato la gola di un timore invalicabile, che non era mai riuscita a domare, e perché non riusciva a smettere di pensare al fatto che fossero vere quel giorno forse anche più di prima. Ed era arrabbiata con lui, perché aveva sottovalutato la portata di ciò che lei provava, e l'aveva distrutta tentando di proteggerla; era arrabbiata con lui, perché non riusciva a rimuovere dalla sua mente il pensiero che tutto quello che gli aveva dato e tutto quello che aveva da offrire, per lui non fosse abbastanza da sconfiggere anche il mostro che lo stava divorando. E qualcosa in lei, qualcosa di stupido e totalmente irrazionale, la spingeva a voler dimostrare a tutti i costi quanto lui si sbagliasse, a dimostrargli che ciò che aveva perso era decisamente troppo, nonostante lei stessa faticasse a credersi abbastanza. Abbastanza bella, abbastanza sveglia, abbastanza interessante.
Ripensò a tutte le volte che lui l'aveva baciata, stretta, toccata. Per la prima volta, desiderò essere bella, davvero bella, per qualcuno. Per la prima volta, desiderò di sentirsi davvero voluta, desiderò che lui la vedesse e la volesse per sé, in tutti i modi in cui l'aveva avuta, e in mille altri in cui non l'aveva fatto. Si sorprese dei suoi stessi pensieri, di questo nuovo istinto di rivalsa e provocazione che non riconosceva, mentre lisciava il tessuto di una splendida gonna di tweed blu, così corta che probabilmente non avrebbe mai avuto il coraggio di indossarla, prima di allora. E mentre osservava nello specchio il proprio slavato e disordinato riflesso, una sorta di feroce orgoglio la spinse a richiamare indietro Dominique, che se n'era rimasta in silenzio avviandosi verso la porta.
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Qualcosa per cui vale lottare
FanfictionRose Weasley è al suo settimo anno ad Hogwarts, l'ennesimo che condividerà con suo cugino Albus, per lei più che un fratello, l'unico Serpeverde di casa, e amico fraterno di Scorpius Malfoy, con il quale Rose non è mai riuscita ad andare d'accordo...
