Love me again

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Non riusciva a smettere di guardarlo, Rose Weasley. Non riusciva nemmeno per un secondo a staccare gli occhi da lui, chiedendosi come avrebbe fatto ad abituarsi alla sua assenza quando avrebbero lasciato Hogwarts. Quando le porte della Sala Grande si sarebbero definitivamente chiuse anche per loro.
Lo aveva accompagnato all'ennesimo pomeriggio di allenamenti sul campo da Quidditch; la Coppa, quell'anno, sembrava ad un soffio dai Serpeverde, che avrebbero sfidato Grifondoro di lì a poco. Scorpius continuava a volteggiare in cerchio in sella alla sua scopa, e a Rose non parve molto concentrato; le era capitato più volte di trovarlo pensieroso, quasi distratto, nei giorni precedenti, ed era sicura che non avesse ancora fatto domanda di ammissione al corso Auror. Che testardo.
Poggiò i gomiti sul libro aperto - del quale, peraltro, non era riuscita a leggere una sola parola - e il viso sul palmo delle mani, continuando ad osservare la figura armonica di Scorpius mentre lui, finalmente, montava giù dalla scopa, asciugandosi il sudore dalla fronte col dorso della mano. Avanzò verso di lei con le labbra leggermente schiuse, il petto che si sollevava e si abbassava al ritmo del suo respiro affannoso, e Rose non poté fare a meno di stringere le gambe nel tentativo di controllare l'eccitazione. Non riusciva a far altro che pensare a lui, a come l'aveva stretta e toccata quando, per la prima volta, erano stati insieme, e a quanto disperatamente l'avrebbe voluto ancora, in quell'istante.
Le rivolse un sorriso sghembo, ad un passo da lei, prima di chinarsi e succhiarle piano il labbro inferiore, con dolcezza.
"Ciao, Rossa"
Rose rispose con un sorriso appena accennato, e rabbrividì quando lui le si sedette accanto, sistemandole una mano fra le cosce e accarezzandola indolente, quasi distratto. Si lasciò sfuggire un sospiro, e lui le rivolse un sorriso sghembo e consapevole. La prendeva in giro, come al solito.
Rose sbuffò, schiaffeggiandogli il dorso della mano con sguardo ammonitore, indicando Al che, poco più avanti, stava smontando dalla scopa:
"Scorpius, mio cugino potrebbe affatturarti".
Ma Al si limitò ad un cenno con la mano ed un sorriso, per poi dirigersi verso il castello.
"Potremmo andare da qualche altra parte, allora".
Strinse la presa sulle sue cosce, mentre lei tentava di stringere impercettibilmente le gambe senza farsi beccare. L'avrebbe presa in giro a vita.
Ma, ovviamente, se ne accorse. Lo vide passarsi la lingua sul labbro inferiore e chinarsi sui suoi capelli:
"Adoro sapere che ti ecciti per me, Rossa".
Fu capace di scioglierla in un sussurro; sentì il suo odore sulla pelle, troppo vicino, e il respiro le si fece accelerato e incostante.
Incontrò i suoi occhi per un istante brevissimo, prima che lui le catturasse le labbra in un bacio lento e famelico:
"Andiamo via da qui".

Cinque minuti dopo, si ritrovò schiacciata tra una parete degli spogliatoi e il corpo di Scorpius, che sembrava volerle divorare l'anima ad ogni bacio.
E lei si sarebbe lasciata divorare. Non chiedeva altro, se non di perdersi insieme a lui; non chiedeva altro, se non continuare a sentirlo dentro, sotto la pelle, in ogni respiro.
Lo vide tirare fuori la bacchetta dal retro della divisa e sigillare frettolosamente la porta degli spogliatoi con un incantesimo, come se non volesse perdersi nemmeno un istante di lei. Tornò a baciarla lentamente, mentre le sfilava il maglione da sopra la testa; la tensione che Rose avvertiva fra le gambe stava diventando insostenibile, così come il peso di quei troppi strati di vestiti che lui aveva addosso. Le sue mani corsero a liberarlo dai pantaloni della divisa, e lui li calciò via con impazienza. Fece per sbottonarle la camicetta che portava sotto il maglione, ma Rose non avrebbe retto un istante di più: lo sentì sussultare mentre si strusciava contro di lui, vogliosa, come non lo era mai stata. Scorpius la inchiodò con uno sguardo così intenso e famelico da farle annodare lo stomaco, mentre con decisione le scostava gli slip e la penetrava con due dita. Rose sussultò e gemette, calda e bagnata, tentando di assecondare i movimenti di lui e di trovare un rimedio alla sua bruciante eccitazione.
"Non sai quanto mi ecciti vederti così bagnata per me"
Sentiva l'erezione di Scorpius premere sulla sua coscia mentre lui continuava a darle piacere con le dita, assecondando il ritmo dei suoi gemiti, sempre più forti.
Rose annaspò in cerca d'aria, circondandogli il bacino con le gambe, mentre cercava con le mani la sua erezione e si liberava dall'ultimo strato di tessuto a separarli. La prese tra le mani e la guidò fino al suo punto più sensibile, liberandosi dalle mani di lui. Un lampo di sorpresa ed eccitazione attraversò gli occhi di Scorpius mentre, finalmente, lo sentiva dentro.
"Cazzo"
Lo vide inclinare per un attimo la testa all'indietro, gli occhi socchiusi, e pensò che fosse quanto di più bello i suoi occhi avessero mai visto. Lui era lì, perso tra il suo piacere, a stringerla con la ferma delicatezza che aveva imparato ad amare di lui, con quel tocco deciso che non era mai prepotente, che era capace di affondarle nell'anima, molto più che nel corpo.
Lo sentiva pulsare mentre prendeva a spingersi dentro di lei, ne sentiva ogni centimetro di pelle e ogni goccia di sangue che gli scorreva nelle vene. Lui aprì gli occhi e li fissò nei suoi, con la fronte aggrottata, le labbra schiuse e il respiro pesante, e Rose sentì esploderle nel petto al consapevolezza che, nonostante tutto quello che era accaduto tra di loro, lui sarebbe stato l'unico. Lo seppe nell'istante in cui incrociò quello sguardo perso dentro di lei, e forse lo aveva sempre saputo. Seppe che, in un modo o nell'altro, ce l'avrebbero fatta anche fuori da lì, che in un modo o nell'altro avrebbero sempre trovato il modo di essere. In due, ma nello spazio di un unico respiro.
"Ti amo"
Lo disse guardandolo negli occhi, Rose Weasley, senza più remore e senza più paura. Lo disse perché non poteva più farne a meno, perché il suo corpo e la sua anima gli appartenevano ormai irrimediabilmente, e perché non avrebbe   mai potuto sottrarsi alla forza di quel sentimento, nato prepotente senza che lei gli avesse dato il consenso.
Lui le sorrise piano, di un sorriso lieve e sereno, mentre intrecciava una mano alla sua e continuava inesorabilmente a spingersi dentro di lei, intenso e costante.
"Ti amo, Rose Weasley"

***

"Pensi che dovremmo sposarci?"
Il suono della sua risata gli riempì le orecchie, e Albus non poté fare a meno di sorridere di rimando.

"Ma come ti viene in mente?"
Al si chinò appena, posandole un bacio tra i capelli: "Non sarebbe così male, no? Alice Laura Potter. È carino. Non cambieresti nemmeno le tue iniziali".
"Non ho neppure intenzione di cambiare cognome, se è per quello. E poi, non mi sposerò a sedici anni, Potter".
"Quindi...grazie, ma no, grazie?!"
"Esattamente".
"È un duro colpo per me, signorina Paciock".
Sottolineò il suo cognome con una smorfia, e lei rise ancora, una risata breve e sommessa.
Le sollevò il viso con una mano, e si perse per un istante negli occhi ambrati di lei, cercandovi quella serenità che vi aveva sempre trovato.
Erano stati giorni strani e difficili, per Al. Aprile aveva lasciato il posto ad un maggio tiepido, in cui l'aria sapeva di fiori e di una nuova, trepidante attesa. Gli studenti dell'ultimo anno si accalcavano per i corridoi con appunti e fogli di pergamena che fuoriuscivano dagli angoli più impensati - una volta, aveva persino visto Matthew Finnigan tirarne uno fuori dal retro dei pantaloni. L'ansia degli incombenti esami di fine anno, gli ultimi della loro vita, non era mai stata più palpabile, ma non era questo che turbava Al.
Era l'ignoto. Per la prima volta, si era ritrovato a pensare che, l'anno seguente, non sarebbe tornato a Hogwarts. E invece, lei sarebbe rimasta lì. Sarebbe rimasta a ricordargli quanto avrebbe lasciato tra quelle mura di pietra; sarebbe rimasta lì ancora un anno, mentre lui avrebbe dovuto ricordarsi ogni giorno che era arrivato il momento di crescere, e di farlo senza di lei. Non voleva lasciarla. Non voleva ritrovarsi ad affrontare tutto quello che sarebbe venuto dopo da solo, senza quel sorriso dolce che gli aveva fatto perdere la testa, senza il profumo della sua pelle a ricordargli ogni giorno quanto fosse grato di averla per sé, senza poter affondare il viso e le mani su quel corpo che pareva fondersi col suo alla perfezione. Gli sarebbe mancata terribilmente, e non era pronto. Non era pronto ad affrontare da solo tutto quello che ancora non conosceva e che gli metteva addosso un'inquietudine sottile che non lo abbandonava da giorni.
Distolse lo sguardo dai suoi occhi con un sospiro a malapena percettibile:
"Alice..."
Lei rispose accarezzandogli con delicatezza il dorso della mano, ancora stretta tra le sue. E lui continuò a fissare le loro mani intrecciate, mentre tentava di trovare le parole giuste:
"Come faremo, quando tutto questo sarà finito?"
E lei gli rispose con cinque parole. Cinque parole che erano le uniche che avrebbe mai voluto davvero sentire, cinque parole che gli diedero ancora una volta la percezione di quanto fosse inutile tentare di spiegarsi, con lei. Alice capiva sempre, sapeva sempre, e lo amava sempre. Nonostante tutte le sue insicurezze, nonostante tutto.
"Tutto questo non finirà mai."

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