"Alice! Alice!"
Albus continuava a correre per il corridoio, con gli occhi spalancati e le guance arrossate dallo sforzo. Dovevano assolutamente sbrigarsi a sparire, prima che la furia dei loro amici si riversasse su di loro come un tornado.
Non appena voltò l'angolo del corridoio, alla vista della sua faccia stravolta e paonazza, la marmaglia di Weasley Potter e annessi, che se ne stavano lì ad aspettare l'esito della bravata del secolo, si sparpagliò nel giro di mezzo secondo: Lysander afferrò Lily per la vita e la trascinò via con sé verso un corridoio non ben identificato, Hugo prese la mano di una riluttante Camille blaterando che aveva bisogno di nascondersi nella Sala Comune di Corvonero, mentre Dominique si avviò silenziosa lungo il corridoio come se niente fosse accaduto. Alice gli rivolse un mezzo sorriso e gli fece cenno di seguirla, mentre spariva lungo un corridoio a sinistra che sbucava su uno dei vani delle innumerevoli scale del castello.
Al si concesse di riprendere fiato, mentre la seguiva quieto lungo la scalinata, a malapena consapevole di dove lo stesse portando. Moriva dalla voglia di sapere cosa avessero combinato Scorpius e Rose chiusi in uno stanzino delle scope per quasi due ore...oltre che di capire se tutta quella faccenda avrebbe effettivamente portato a qualcosa di buono.
Si accorse a malapena che Alice si era fermata lungo il corridoio, e aveva cominciato a camminare avanti e indietro lungo una parete.
"Non credi che sia il primo posto dove ci verrebbero a cercare?"
"Non saprebbero chi di noi cercare, però. Anche gli altri si sono nascosti."
"Giusta osservazione."
Alice gli rispose con un sorriso, mentre varcava l'ingresso della Stanza delle Necessità.
Al si lasciò cadere stancamente sul divano di velluto rosso, inclinando la testa all'indietro e poggiandola sullo schienale:
"Mi faranno impazzire, quei due."
"È bello, quello che fai per loro."
Incrociò nuovamente lo sguardo di Alice, alzando le spalle:
"È il mio migliore amico, quel coglione. Che altro dovrei fare?"
"Beh, speriamo almeno di aver fatto qualcosa di buono, e che non siano finiti a litigare un'altra volta."
"Ali...saranno sicuramente finiti a litigare."
Alice abbozzò una risata, e Albus gli sorrise di rimando. Allungò una mano ad accarezzarle i capelli, mentre lei si lasciava scivolare stancamente al suo fianco.
"Credi ci sia qualcosa tra Hugo e Camille?"
Al rimase in silenzio, riflettendo sull'impercettibile tremore che gli era parso di sentire nella voce di Alice al nome di Camille, e su quanto aveva visto o gli era sembrato di vedere quando, pochi giorni prima, si erano ritrovati tutti insieme in quella stessa stanza.
"Non saprei...ma Hugo ci sa proprio fare. Non mi stupirebbe."
Alice rise, mentre si sollevava nuovamente per guardarlo in viso.
"Avevo una cotta per lui, sai?"
Al aggrottò le sopracciglia, a metà tra l'infastidito e l'ilare:
"Possibile che tu abbia avuto una cotta per tutti gli esemplari maschi della mia famiglia, tranne me? Prima mio fratello, adesso anche Hugo!"
Alice rise, con quella risata argentina che sapeva riempirgli l'anima ogni volta.
"Avevo tredici anni, Al"
Albus rimase a fissarla, mentre il ricordo di una Alice tredicenne si stagliava nella sua mente, più nitido che mai. Si stupì di come ricordasse bene le sue trecce bionde e il suo viso tondo e sempre arrossato, e le sorrise:
"Eri carina anche allora."
Lei scosse la testa "Per favore, Al. Ero una mongolfiera con le trecce."
"Nah, mi sei sempre piaciuta"
Alice ricambiò il suo sguardo sorridente con un'espressione incredula, mentre si scostava i capelli dal viso:
"Come no. Per questo sei stato dietro a Camille per secoli."
Gli sorrise, scuotendo la testa, ma Al sapeva bene che era arrivato il momento di fare i conti con l'incertezza che, lo sapeva, stava logorando Alice nonostante tutta la sua fiducia e tutta la sicurezza che ostentava.
Raddrizzò le spalle, voltando il busto verso di lei:
"Vuoi sapere cos'è successo davvero tra noi?"
Lei parve incerta, per l'ennesima volta. Gli parve di leggere nei suoi occhi qualcosa di simile alla paura, mentre sollevava lo sguardo e lo fissava nel suo:
"Io...beh...non devi per forza, se...se non vuoi dirlo, io..."
Lui scosse la testa, chiedendosi come potesse essere ancora così incerta riguardo a ciò che significava, per lui, averla accanto. Si chiese se fosse in qualche modo colpa sua, se non fosse dovuto alla tremenda fatica che faceva sempre nel tirar fuori le cose.
Sospirò, tentando di sorridere e di alleggerire la tensione. Le doveva una spiegazione, qualcosa che dissipasse l'ultima nuvola di sentimenti irrisolti e cose non dette:
"Beh...sono stato un disastro con lei. Hai ragione, le sono stato dietro per anni, ma...non so nemmeno io perché, in fondo. È divertente, sveglia, simpatica, ma...mancava qualcosa, capisci? E quando mi sono ritrovato finalmente insieme a lei, è stato chiaro che, beh...quel qualcosa...eri tu. Era tutto ciò che sento con te, e che non ho sentito con lei."
Alice aggrottò le sopracciglia, confusa e stupita dalle sue parole. Rimase in silenzio a fissarlo, e gli parve incerta su cosa dire. Abbassò lo sguardo, allungando l'indice e tracciando i contorni delle sue mani intrecciate, fino a quando non si decise ad alzare nuovamente gli occhi sul suo viso:
"Perché dici di essere stato un disastro, con lei? Beh, non...non sembra avercela con te..."
Albus rise: "Oh, semplicemente perché ha capito molto prima che lo facessi io."
Alice parve ancora più confusa, e lui si sentì stranamente in imbarazzo nel tirar fuori la figura da pesce lesso che aveva fatto con Camille, quel giorno ad Hogsmeade:
"Ali...non ho fatto altro che parlare di te tutto il tempo. Fino a quando non mi sono reso conto che era l'ultima cosa che avrei dovuto fare, dato che ero ad un appuntamento con lei, e...e poi...ho cominciato a chiedermi perché non riuscissi a smettere di pensare ad Alice Paciock quando ero finalmente riuscito ad uscire con lei...per questo, nei giorni successivi..."
"...mi hai ignorata spudoratamente."
Al alzò le spalle a mo' di scusa: "Sapevo che inevitabilmente avresti voluto sapere, e io...non sapevo cosa dire. Ero confuso."
Lei annuì, sovrappensiero, senza guardarlo. Rimase in silenzio per qualche istante, mentre Al tracciava pigramente il contorno delle sue dita.
"Cosa c'è?"
Lei gli sorrise, sollevando finalmente lo sguardo e inclinando la testa da un lato.
"Niente, solo...sei stato un emerito idiota".
Al non potè fare a meno di scoppiare a ridere.
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Qualcosa per cui vale lottare
FanfictionRose Weasley è al suo settimo anno ad Hogwarts, l'ennesimo che condividerà con suo cugino Albus, per lei più che un fratello, l'unico Serpeverde di casa, e amico fraterno di Scorpius Malfoy, con il quale Rose non è mai riuscita ad andare d'accordo...
