«Quando ci femmiamo a mangiare?» mugolò Aurora, mentre Thymeria la teneva stretta per mano.
Le due lune li avevano accompagnati per tutto il cammino, illuminando sassi e radici. I due astri si stavano avvicinando all'orizzonte e le ombre sempre più lunghe non rendevano ancora necessaria l'accensione di alcuna torcia.
«Il sole non è ancora sorto, Aurora.» rispose Thymeria, lanciandosi un'occhiata alle spalle.
Nessun movimento pareva turbare la quiete notturna, il canto dei grilli e dei primi uccelli stava riempiendo l'aria e il primo chiarore si stava stagliando dalle montagne ad est.
«Ma quanto manca?» si lagnò di nuovo la bambina, sollevando lo sguardo al cielo stellato.
«Il tempo che manca, tesoro...» si guardò alle spalle.
Era riuscita a non far svegliare Leto e sembrava che gli inseguitori non li avessero visti andare via dalla casera. Il freddo notturno si stava infiltrando nelle ossa e cercava di non pensare a ciò che sentiva, rametti spezzati sotto ai loro piedi, scricchiolii dei sassi.
«Sono tanca...» si lamentò la bambina, appoggiandosi pesantemente ad un piede.
«Tra poco ci fermeremo.» sussurrò la madre, sollevando lo sguardo agli astri.
Leto pesava sul suo braccio e strinse le labbra, cercando di sistemarlo meglio. Come mai le stavano ancora inseguendo? Non era possibile che dopo giorni di viaggio avessero ancora voglia di inseguire una donna e due bambini. Se anche fossero stati a caccia di schiavi, c'erano prede molto più facili a valle, prede che avrebbero opposto minore resistenza.
Lanciò un'occhiata ad Aurora, intabarrata nel mantello e nella coperta che le aveva gettato addosso prima di uscire, e alla gobba data dallo zainetto in cui c'era la sua bambola e poche altre cose.
"C'è la bambola, vero?" si chiese, spostando lo sguardo alle proprie spalle dove a malapena vedeva il barlume delle braci all'interno del buco della casera. "Sì, l'avevo messa dentro... perché ci stanno seguendo?"
Riportò lo sguardo su Leto, la cui testa ciondolava sulla sua spalla. Per lui le cose erano state più semplici e non c'era pericolo di dimenticare qualcosa di fondamentale, non avendo ancora un gioco preferito.
«Mamma?» chiese Aurora.
«Dimmi, tesoro...» rispose lei.
«Pecché con noi parli in una lingua diversa?» Aurora portò gli occhi su di lei, dei pozzi neri in quella notte.
«Perché è importante conoscere altre lingue, amore.» rispose Thymeria, appoggiando una mano sulla sua testa e accarezzandogliela. «Conoscere le nuove lingue ti permette di conoscere anche nuove mentalità.»
«Cos'è una... mentà?» Aurora sollevò la gonna per scavalcare un ramo abbandonato a terra.
«Il modo di pensare...» le rispose, lieta di aver trovato qualcosa con cui distrarla. «perché dal modo in cui si pensa viene il modo in cui si parla. Pensa al floriano, c'è una forte divisione tra maschi e femmine e questo si riflette anche sulla lingua: per le persone c'è solo il maschile ed il femminile.»
Aurora annuì, ascoltando con attenzione e lanciando un'occhiata invidiosa al fratellino che continuava a dormire e non doveva fare la fatica di camminare.
«Invece in Tergis la gente è libera di scegliere cosa sente che sia adatto, c'è chi si riconosce negli stereotipi delle donne e chi in quelli negli uomini o si sente adatto nel corpo in cui è nato...»
«C'è chi non lo è?» chiese perplessa la bambina.
Thymeria annuì. «Può capitare, qui quelle persone sono costrette a vivere nel modo in cui sono visti, mentre in Tergis non è importante... l'importante è quello che sanno fare.»
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La disfatta di Floris
FantasyÈ guerra. Il re Emolus ha deciso di tentare la conquista del vicino regno, ma le sue forze sono in netta minoranza e ha perso la valle dei Sogni. Questa perdita causerà la coscrizione di tutti gli uomini in grado di imbracciare le armi, tra cui Arys...