Capitolo 3

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La donna incordò l'arco sotto allo sguardo attento di Aurora mentre il fratellino dormiva ancora appoggiato su una coperta e con il sederino alzato verso il cielo. Controllò che fosse ben teso e quindi allacciò alla vita un cinturone dal quale si alzava un rettangolo di stoffa con due lunghe fasce e dopo il tascapane in modo che cadesse sul fianco destro.

Con l'aiuto della figlia mise il bimbo dormiente sulla sua schiena e lo allacciò ben stretto, ma la testolina ciondolante del piccolo dimostrò come stesse ancora dormendo profondamente.

«Anch'io voglio dormire come Leto.» si lamentò la piccola.

«Appena avremo attraversato i monti, tesorina.» rispose la donna, dandole un bacio sul capo che ebbe come reazione un allontanamento infastidito della bimba.

Mise al fianco la faretra, che conteneva una ventina di frecce, dal lato sinistro, e infilò l'arco nella custodia che pendeva dalla parte opposta.

«Facciamo uno scambio: tu mi dai la bambola e io un pezzo di pane.» sorrise Thymeria, estraendo una fetta di pane secco dal tascapane.

Aurora guardò la propria bambola e poi il pezzo di pane, infine di nuovo la bambola. Fece qualche rapida valutazione e a malincuore la diede alla madre.

«Ma poi me la ridai, vero?» cercò di assicurarsi la bimba, non del tutto convinta dello scambio.

«Certo, amorina.» sorrise delicatamente Thymeria mentre metteva la bambola nel tascapane. «Ora mettiamoci in marcia.»

«Non posso essere portata anch'io come Leto?» si lamentò la piccola, mentre Thymeria si affacciava dalla caverna per controllare che non vi fosse nessuno nelle vicinanze.

«No, Aurora, assieme siete troppo pesanti e non riuscirei a muovere un passo con voi assieme...» rispose Thymeria, appoggiando la mano sulla sua testolina. «e poi ci siamo appena svegliati, quando avremo fatto un po' di strada ne riparleremo.»

Aurora sbuffò e prese la mano della madre. Fecero solo qualche passo prima che la giovane tornasse indietro per sparpagliare un po' le pietre e le frasche in modo da nascondere il posto in cui avevano passato la notte.

«Dove dobbiamo andare?» chiese Aurora, con parte della fetta in bocca.

Thymeria osservò il cielo che sembrava incolore e poi gli alberi per essere sicura della strada da intraprendere e ripresero il cammino.

«Dobbiamo fare il giro dei monti per poi andare dritti verso sud, amore.» rispose Thymeria, sciogliendo la mano da quella della bimba e arruffandole un po' i capelli. «Dobbiamo raggiungere i pascoli montani lassù e poi seguiremo le montagne senza dover salire o scendere troppo... quando vedremo la pianura stendersi ai piedi dei monti saremo al sicuro.»

«Ma non potevamo passare per la valle?»

«No, tesoro, non sarebbe stato sicuro.» rispose. «Abbiamo attirato da questa parte gli uomini che hanno attaccato il villaggio per far partire gli altri, ti ricordi? Se tornassimo indietro ci troveremmo in mezzo a loro e non avremmo molte protezioni a valle.»

«Ma perché sono arrivati?» si lamentò Aurora. «Si stava così bene a casa...»

Thymeria sorrise appena, ma non le rispose.

***

Aurora si strinse al padre, con i lacrimoni che sgorgavano senza alcun freno dagli occhi.

«Papà, non andare via...» lo pregò la bimba, stringendogli con forza le gambe e nascondendo il viso contro il corpo di lui.

«Aurora, non lo vorrei, ma se non lo facessi saremmo costretti a stare separati tanto a lungo e la mamma, tu e Leto dovreste prendere il mio posto al fronte.» le rispose, stringendo la bambina a sé. «Preferisci stare a casa con la mamma e Leto sapendo che tornerò fra un po' di tempo o stare al fronte, nel centro del pericolo e non vedermi per tanto tempo, magari per anni?»

La disfatta di FlorisDove le storie prendono vita. Scoprilo ora