27.
Negli istanti in cui Murasaki aveva preso il controllo del corpo e della mente di Akai, servendosi di fili talmente sottili da non essere visibili neanche con una lente d'ingrandimento, il ragazzo percepì un intreccio di sensazioni negative. Per prima cosa, sentì dolore: quei fili che gli perforavano torpidamente i tessuti della pelle, si spingevano sempre più in fondo, tanto che ad Akai sembrava che il suo intero corpo ne fosse invaso. In seguito a questa orribile sensazione, non riusciva più a stare in piedi correttamente, e senza che potesse trattenersi dal farlo, curvò la schiena in avanti. Poi, sentiva qualsiasi sua capacità, sia fisica che mentale, abbandonarlo. Non era più in grado di pensare, non sapeva riconoscere cosa i suoi occhi gli stessero facendo vedere. Nel momento in cui riuscì a non sentire più fastidio per i fili che avevano penetrato il suo corpo, divenne a tutti gli effetti una marionetta di Murasaki. Non aveva nemmeno avuto il tempo di accorgersene, e di lottare affinché non accadesse.
Ormai era troppo tardi, e i suoi compagni si domandavano se ci fosse un modo per farlo tornare in sé. Oltretutto, percepivano anche un brivido di paura, sulla loro spina dorsale, poiché l'avversario che avrebbero dovuto affrontare era proprio uno dei loro compagni di squadra. Sarebbe stato corretto dire che l'idea di battersi contro un Akai che non era più in lui li terrorizzasse. Ad alcuni più di altri. Era per esempio normale pensare che ad Aaron preoccupasse maggiormente, rispetto che a suo fratello, proprio perché lui aveva compreso di essere inferiore all'orientale in molte cose: forza fisica, velocità, astuzia, e forse anche in abilità.
Anche Matt, che disponeva di un potere assai distruttivo, era spaventato dall'idea di dover affrontare Akai. Beh, non poteva certo negare che, almeno da un microscopico punto di vista, era un tantino eccitante. Durante il corso della missione si era sforzato di conoscere al meglio i suoi compagni di squadra, e Akai lo aveva molto intrigato. In particolare quando riuscì a tenere testa alla velocità di Alex. Matt aveva anche un lato sensitivo, quindi era riuscito a percepire qualcosa in Akai, che lui stesso non avrebbe saputo spiegare. Ad ogni modo, era quasi tentato dal chiedergli di fare un'amichevole con lui, per vedere se le fiamme avrebbero avuto la meglio contro quei misteriosi occhi rossi. Adesso ce ne sarebbe stata l'occasione, più o meno.
Accidenti, pensò Irina. Ho lasciato che accadesse tutto ciò. Come faremo adesso a far ritornare Akai come prima? Indietreggiò con una capriola. Inoltre, dato che Ivan ha il completo controllo su di lui, potrebbe anche ucciderlo da un momento all'altro.
«Dici sul serio, Irina?», gli domandò Aaron, all'improvviso. La ragazza si voltò verso di lui, con la bocca che accennava ad aprirsi. «Sul serio Akai potrebbe essere ucciso?». Aaron ripeté i pensieri di Irina per condividere anche col resto del gruppo questa informazione. E lo fece appunto perché non era qualcosa da prendere sottomano, avrebbero dovuto essere cauti.
«E-Ehi, non scherziamo, per favore!», disse Matt, stringendo i denti.
«È la verità?», chiese Candy, con la mano davanti alla bocca e occhi spalancati.
A quel punto, Irina fece un respiro profondo e distolse lo sguardo. «Sì, è così. I fili di Ivan sono molto pericolosi, e in questo momento sono collegati in vari punti del corpo di Akai, in particolare al cervello. In pratica, la vita di Akai è appesa ad un paio di fili: più precisamente quelli di mio fratello».
Murasaki mosse lentamente le mani, facendo rilassare di poco il corpo di Akai, che eseguì senza alcuna resistenza la sua volontà. «Questa volta è meglio se date retta alla vostra compagna. Ha ragione, se solo volessi potrei staccare i fili in maniera talmente violenta che finirei per danneggiargli gravemente il corpo. Un danno del genere in una parte delicata come il cervello, è praticamente un biglietto di sola andata verso l'aldilà. Ma tanto, vedendo com'è fatto questo ragazzo, direi che non gli dispiacerà più di tanto».
«Che cosa vuoi dire?», gli domandò Matt, con sguardo rabbioso.
«Riesco a percepirlo grazie ai miei fili», rispose, abbassando il volto, ma mantenendo lo sguardo fisso davanti a sé. «Voi credete che un marionettista non conosca alla perfezione i suoi strumenti da intrattenimento? Oshibka!», voleva dire "errore!", «Io conosco le mie marionette, da capo a fondo, anche negli interni. Belvy, la marionetta che tu hai distrutto», disse, guardando Alex. «Credi che io non conoscessi a fondo le sue potenzialità e ogni singola parte del suo corpo?». Il ragazzo dagli occhi cristallini ringhiò in preda alla rabbia. «Dopo un po' che mi sono collegato al vostro compagno attraverso i fili, ho subito iniziato a conoscerlo. Beh, innanzitutto vi posso dire che, se sono riuscito a renderlo un mio strumento, è interamente colpa sua. Io riesco a manovrare persone con una forza di volontà debole. Per esempio, se ci avessi provato con te, con gli occhi arancioni, non credo mi sarebbe stato così facile». Matt tirò di poco indietro la testa, lasciando che un lieve brivido gli attraversasse nuovamente la colonna vertebrale. «Non ci sarei riuscito nemmeno con te, cara sestra», disse poi, guardando Irina, la quale ricambiò con uno sguardo glaciale.
«Sta' zitto! Noi riusciremo a riprenderci Akai e a salvarlo! Lui è un nostro compagno di squadra e i compagni non si abbandonano mai!», disse Matt, puntando il dito contro Murasaki.
Quest'ultimo chiuse gli occhi, e disse qualcosa in russo, che però risultò incomprensibile anche a sua sorella, considerando il basso tono di voce che usò. «Ammetto che mi piacerebbe vedervi provare, ma chi lo sa se c'è davvero un modo per riaverlo indietro? E se una volta agganciato con i miei fili non ci fosse più opportunità di salvarlo, che cosa fareste?», disse, quando riaprì con calma gli occhi.
«Hai rotto fin troppo i coglioni», intervenne Alex, facendosi spazio tra suo fratello e Candy. «Puoi stare certo che almeno io ti ridurrò il culo in polvere, visto che sei un vigliacco e quello che stavo affrontando prima non eri tu». Iniziò a scrocchiarsi le ossa delle dita, e successivamente delle braccia. «Non dimenticare che hai ferito mio fratello, e che devo fartela pagare per questo», disse poi, con sguardo tetro.
«Ah ah... D'accordo, d'accordo, come vuoi tu. Ma per mettere le mani su di me dovrai prima attaccare il tuo compagno di squadra. Se sei davvero deciso a farmi del male, allora dovrai farlo anche a questo ragazzo», rispose Murasaki, divertito.
«Tsk! Sei solo un ridicolo senza palle. Nasconderti dietro delle marionette».
«Come dici tu, fratellino ferito. Ma prima di andare oltre, che ne dici se testiamo, qui e subito, la potenza della mia nuova marionetta, la numero duecentoquarantadue!». Dopo aver detto ciò, con quella che Irina comprese essere una finta enfasi, mosse rapidamente entrambe le mani e lo sguardo di Akai riacquistò vita. «Vai, Akai». E questo eseguì l'ordine, lanciandosi verso i suoi compagni per attaccarli. Murasaki gli fece prendere il coltello e glielo fece roteare da una mano all'altra, ma non velocemente come solo lui sapeva fare.
Gli altri Senshi si prepararono a contrattaccare, anche se si vedeva che Candy e Aaron non erano sicuri di riuscire ad affrontare Akai.
Il ragazzo dagli occhi rossi si spostò verso la sinistra, andando nella direzione di Matt, e tentò di colpirlo col coltello, protendendo dinamicamente il braccio. L'inglese riuscì a fatica a schivarlo.
Dopodiché Akai appoggiò le mani a terra e incominciò a colpire servendosi dei piedi. Calci e pedate di una potenza senza eguali, che però Matt riuscì a parare. Ugh! Non mi aspettavo che i suoi calci fossero così potenti, pensò l'inglese, con fronte corrugata.
I loro occhi si incrociarono per un attimo, dopodiché il moro si diede la spinta con la mano destra per rimettersi in piedi. Neanche il tempo di toccare il suolo con entrambi i piedi, che subito tentò di ferire il compagno con l'aiuto della sua lama. Matt gli bloccò il braccio, ma si rese poi conto che era stata una mossa sbagliata. Questo perché Akai aveva ora lo sguardo puntato sul suo, e non gli sarebbe stato così tanto difficile fare un tentativo nel prendere il controllo del suo corpo. Pensando ciò, Matt distolse lo sguardo e intenzionato ad allontanare Akai da dinanzi a lui, usò troppa forza e per errore gli distolse il polso. Se ne resero tutti conto solo osservando la scena, dato che Akai non accennò il minimo verso di dolore. Immediatamente, il castano lasciò andare la presa e Murasaki mosse le dita per far riavvicinare Akai a sé.
«Accidenti! Scusa, Akai, non volevo... Non ho prestato abbastanza attenzione. Ti ho fatto male?», chiese Matt, preoccupato. Solo nel momento in cui Murasaki fece muovere di poco i fili Akai osservò il suo braccio. Così come molte altri parti del corpo, la mano sembrava priva di vita. Ciononostante, lo sguardo del ragazzo non pareva essere variato. Si limitava a fissare in maniera cupa e assente il suo polso distorto.
«Cerca di fare attenzione», disse Irina a Matt.
Murasaki cominciò a ridacchiare sotto i baffi. «Ormai lui è una marionetta di mia proprietà. E le marionette di mia proprietà non sentono dolore». Mosse di scatto il braccio, e successivamente il mignolo, in maniera però lenta. Con quel gesto, ordinò ad Akai di avvolgere l'altra mano sul polso, per poi muoverlo insistentemente. Il ragazzo eseguì l'ordine. Era vero che basandosi sull'espressione di Akai, si poteva dedurre che fosse immune al dolore, ma non era così. Provava dolore: compiere quei movimenti col polso dislocato gli faceva molto male, ma non era capace di mostrarlo attraverso il corpo. Era un dolore muto. In seguito, Murasaki glielo fece muovere di scatto, il polso, come ad indicare ai suoi compagni che davvero non sentiva dolore. Ovviamente, a meno che un suo arto non venisse completamente rimosso, fino a quando era sotto il controllo del marionettista, Akai poteva comunque continuare a farne uso. Dislocazioni, fratture: niente di tutto ciò sarebbe riuscito a fermarlo.
I Senshi guardarono Murasaki come si guarda l'immagine del serial killer più spietato al mondo. Matt avrebbe voluto arrostirlo fino a rendere il suo cadavere un ammasso di polvere.
Irina, dopo lunghi attimi di riflessione, proferì parola. «Credo di avere una strategia per salvare Akai. Però mi servirà l'aiuto di uno di voi». Aaron, avendo già letto i suoi pensieri, conosceva in anticipo in che cosa consistesse il piano della russa e di chi avesse bisogno.
«Sul serio?», domandò Candy.
«Non sono sicura della sua efficacia, però ritengo sia meglio provare anziché combatterlo inutilmente e trattenendosi». Guardò il ragazzo con i capelli acconciati all'indietro. «Ci sarà bisogno della tua abilità, Alex». Quest'ultimo ricambiò lo sguardo, un po' stranito e contrariato, come sempre.
In quel frangente, Murasaki rispose alle parole della sorella, dicendole: «Qualsiasi cosa tu abbia pensato, cara sestra, ti assicuro che non avrà il benché minimo effetto. Gli unici modi che avete per riprendervi il vostro compagno di squadra sono solamente due: il primo è che io mi stanchi nell'averlo come marionetta — il che ritengo improbabile, visto quanto si sta dimostrando forte. Mentre il secondo sarà per sua volontà, quindi solo se lui stesso desidererà liberarsi dal mio controllo. Avete capito? Quindi qualsiasi cosa avrà in mente la mia sestra non funzionerà». Irina parve il membro più infastidito della squadra dopo aver udito quelle parole accompagnate da quell'espressione beffarda che il fratello aveva in volto.
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Red Tangle
FantasyAkai è un ragazzo di diciassette anni intrappolato in un labirinto di pensieri infiniti, che lo tiene prigioniero da quando era piccolo. Due occhi rossi come il sangue sono la sua caratteristica principale, in quanto, grazie ad essi, è capace di pre...
