10.
Il sole iniziava a calare, oscurando lentamente il cielo. I Guerrieri si stavano ancora servendo degli alberi per raggiungere la fine della foresta. Erano molto veloci. Higuma aveva ragione, nessun essere umano sarebbe mai riuscito a tenere il loro passo. Ci sarebbero riusciti solo grazie all'aiuto di un veicolo. Delicatamente, tutti poggiavano i piedi sui rami e si davano la spinta per raggiungerne un altro. Un'azione che durava uno scarso decimo di secondo. L'unica che faceva eccezione era Candy, siccome era in grado di volare.
Davanti a tutti si trovava Irina, era lei a condurre la squadra, poiché aveva la mappa. Ogni tanto la estraeva dalla tasca e gli dava un'occhiata. Il tratto giallo — quasi dorato per via della scarsa luminosità del sole — continuava a diventare più lungo. Avevano percorso un quarto di strada. (Il percorso della mappa creata grazie alla Chizu Magic cambiava colore a seconda della strada percorsa, diventando da nero a giallo, mentre invece nei momenti di scarsa luminosità diveniva dorato).
Akai notò che la temperatura era rimasta la stessa, non era cambiata affatto. Si aspettava il contrario. L'aria era fresca, una freschezza che avrebbe donato piacere in una calda giornata d'estate.
Proprio come fece prima, il ragazzo giapponese osservò i movimenti degli altri. Notò che la sua velocità nel spostarsi da un ramo all'altro uguagliava quella di Aaron. Anche lui era abbastanza veloce, ma, di certo, non come Akai o Alex. Tutti si stavano trattenendo. Se Akai lo avesse voluto, avrebbe potuto triplicare la velocità, e far mangiare la polvere agli altri. Naturalmente, potevano farlo anche gli altri Guerrieri, ma uno, non tutti sarebbero riusciti a raggiungere Akai (molto probabilmente ci sarebbe riuscito Alex, e forse anche Irina), e due, avrebbero sprecato quasi tutte le loro energie. Adesso ne stavano usando più o meno il 5% (chi più e chi meno). Ovviamente, ogni Guerriero era diverso: nella composizione fisica, nelle abilità... Se, per esempio, Aaron stava utilizzando il 5% della sua forza, allora Alex stava utilizzando il 3%. Alex non usava il teletrasporto per spostarsi da un albero all'altro. Se lo avesse fatto avrebbe consumato il 2% di energia in più. Candy stava utilizzando solo 1,5% della sua energia, visto che era abituata a volare anche quando non ce n'era bisogno. L'energia era molto importante, perché se i Senshi vi si fossero trovati a secco, non avrebbero più potuto combattere. Sarebbero diventati dei comuni esseri umani in quegli istanti di debolezza.
«Ehi, stavo pensando una cosa», disse Matt, all'improvviso, con tono di voce alto. La frase era rivolta ad Irina, e visto che lei si trovava almeno due metri davanti a lui, il giovane parlò in maniera forte e chiara. «Averin, tu ci hai intrappolati all'interno dei bozzoli di ghiaccio prima che l'elicottero si schiantasse. Ma, ripensando a tutto ciò che è accaduto, c'è un piccolo dettaglio che mi sfugge». Irina girò lievemente la testa, in maniera tale che potesse guardare il ragazzo servendosi solo del suo occhio destro. «Noi avevamo le cinture sicurezza, solo Candy se l'era tolta, quindi come mai siamo stati sballottati da tutte le parti dell'elicottero?».
Oh, era questa la domanda? Aaron sentì la voce all'interno della testa della ragazza russa, risultava annoiata. Prima di quelle parole, erano presenti pensieri confusi sul perché l'avesse chiamata per cognome. «Da come me lo chiedi, sembra che tu sia convinto del fatto che sia stata io a slacciarvele». Matt non aggiunse nient'altro, aspettò semplicemente la risposta della ragazza. Irina riprese a guardare in avanti. «Beh, comunque è stata Candy a slacciarvi le cinture di sicurezza. Sono stata io a dirglielo, perché avevo già pensato a come fare per salvarvi».
Matt poggiò lo sguardo sulla maga, che nel frattempo gli sorrise. «Certo, capisco». Deve aver usato la magia. L'inglese spalancò gli occhi. «Oh, ehm... Non ti abbiamo ringraziato», disse. A quel punto, dopo le sue parole di ringraziamento, anche Akai e Aaron la ringraziarono.
Irina li guardò con sguardo tagliente. «Figuratevi. Sono sicura che quando sarà il momento potrete sdebitarvi a dovere». Aaron alzò in maniera impercettibile un sopracciglio. Da come aveva pronunciato quelle parole, sembrava che Irina non accettasse dei ringraziamenti a parole, ma solo tramite i fatti. In realtà sperava nel loro aiuto per poter affrontare l'uomo al centro dei suoi pensieri, ormai da anni. Non c'era bisogno di sperare o di essere in debito, l'avrebbero aiutata comunque. Come disse Matt, ormai loro erano una squadra.
Il ragazzo canadese guardò dietro di lui; Alex non aveva ringraziato Irina. Beh, si sarebbe stupito del contrario. Lui era più tipo da: "Non te l'ho chiesto io di salvarmi, quindi non ti ringrazierò!".
Akai, proprio come Aaron, faceva ancora fatica a pensare al fatto che Alex avesse pensato che lui avesse preso il controllo della mente del fratello. Che non gli andasse a genio la sua presenza si era capito, ma nessuno ne aveva ancora compreso il vero motivo. Questo lieve odio nei suo confronti non poteva di certo derivare dal fatto che Akai aveva violato una delle regole principali che i capi imponevano ai loro Guerrieri. Il ragazzo dagli occhi cremisi era pronto a pensare che anche gli altri l'avessero fatto. Era normale. D'altronde erano pur sempre esseri umani. All'interno delle organizzazioni non era presente un solo Guerriero che non avesse infranto le regole. Quindi perché insistere su questa cosa? Akai fece un rumore impercettibile con la bocca, in segno di fastidio. Si siede la spinta su un ramo in maniera più intensa, superando Aaron. I capelli mossi dal rapido spostamento non rendevano visibili i suoi occhi. Che seccatura, perché pensare a queste cose? Non ho paura di lui. Non ho fatto niente di male. Non è colpa mia se siamo finiti in questa situazione. Io non c'entro proprio niente. Sarei anche potuto andare da Kaneshi in persona e scontrarmi con lui. Sicuramente avrei finito col perdere la vita e lui sarebbe riuscito nel suo intento, ma almeno nessuno vi avrebbe messi in mezzo. Avrebbe anche potuto uccidervi, ma non ci sarebbe stato modo di ricollegarlo a me. Io non ho avuto voce in capitolo a riguardo. Mi è soltato stato detto di starmene chiuso nella mia stanza fino ad un nuovo ordine, poiché, secondo il mio capo, avevo fatto fin troppo — ovviamente in senso negativo. Espirò con forza, doveva smettere di pensare quelle cose. Che avesse infranto o meno le regole, adesso, veniva in secondo piano. In quel momento, lui e Alex erano rivali. Non c'era bisogno che qualcuno lo dicesse esplicitamente, era abbastanza chiaro. Lo era sin da prima dello scontro. Era palese che quei due sarebbero arrivati a provare il senso di essere sempre superiore all'altro — almeno, questo era quel pensavano alcuni dei Guerrieri. Akai pensava che sarebbe successa una cosa del genere tra Alex e Matt, però le cose non erano andate in quel modo. Matt gli sembrava la persona più adatta tra i presenti a farsi un rivale, e invece era toccato proprio a lui, a cui non importava niente. Hmph, questa è la prima volta che metto il naso fuori da quella minuscola città situata tra le montagne e già trovo qualcuno che desidera superarmi. Strinse i denti. Quando Akai veniva a contatto con gli occhi color oceano di Alex, provava delle strane sensazioni. Si sentiva osservato nella maniera più sgradevole. Gli sembrava lo stesso sguardo che avevano le persone che segnarono con delle cicatrici indelebili la sua infanzia. "Considerati fortunato se sei ancora in vita". Anche la voglia che aveva Alex, di vedere fino a dove le sue capacità sarebbero arrivate, gli ricordava di quando quegli uomini desideravano vedere fin dove potevano esagerare per distruggere definitivamente la sanità mentale del — all'epoca — bambino.
Alex non si era pentito di aver causato quell'inutile perdita di tempo, né tantomeno di aver sottovalutato il ragazzo asiatico. Più che altro, era sorpreso che le sue abilità uguagliassero le sue. Per tutto il tragitto percorso sugli alberi, non aveva staccato per un istante gli occhi da Akai.
Continuarono ad avanzare per un altro paio di metri, l'atmosfera pareva tranquilla. Aaron sentiva dei piccoli pensieri, appartenenti a vari animali della foresta. Ma poi, ne sentì improvvisamente degli altri. Non ebbe neanche il tempo di capire da quale direzione provenissero, che subito Irina si fermò, e con lei il resto della squadra. Qualcosa le era stato lanciato contro, ad una velocità impressionante. La ragazza guardò a terra, alla sua sinistra, e vide un grande martello di pietra. Assomigliava a quello che aveva creato lei e che usò per combattere contro il cerbero. Un oggetto così grande e pesante che veniva scagliato ad una simile velocità. Lo aveva evitato per miracolo.
Irina spostò il suo sguardo da sinistra verso destra, in maniera tale che potesse inquadrare l'illuso che pensava di colpirla, e che aveva appena firmato la sua condanna a morte. La imitarono anche gli altri Senshi. Matt si era lasciato andare ad un verso di stupore quando aveva visto quell'oggetto lanciato contro Irina. Aaron aveva percepito i pensieri di quel nuovo nemico un secondo prima che potesse sferrare l'attacco — o magari quando il martello era già sulla traiettoria di Irina. Comunque, aveva intuito che non erano degli esseri umani, né tantomeno strane creature con sembianze di animali. Non aveva sentito solo un pensiero, ma anche altri. Erano in quattro.
I loro corpi erano fatti interamente di pietra, corpi esageratamente possenti, sproporzionati in confronto alle gambe. Le loro teste erano privi di capelli, sguardi vitrei e lineamenti simili a quelli degli esseri umani. Le grandi mani di tre di loro sorreggevano ognuna un grande martello, di chissà quanti chili.
Ad Akai bastò un rapido sguardo per capire che cosa fossero. "Iwao"*, così venivano chiamati nel suo libro preferito. Il libro sulla mitologia che conteneva anche informazioni sugli abitanti delle zone in cui si sarebbero dovuti recare per svolgere questa missione.
Aaron gli lesse nel pensiero, questa volta non era a conoscenza del nome o delle particolarità del nemico che avevano di fronte.
«Statue di pietra», disse Matt, abbassandosi col corpo e grattandosi il naso. Alla fine di quella frase sospirò, mantenendo lo sguardo sulle creature. Sembrava che il suo stupore fosse svanito.
Ci fu un breve silenzio. Nel frattempo, il ragazzo dai capelli dorati guardò il moro. «Akai, ti dispiace dirci quel che sai su questi strani esseri?».
Akai lo guardò, e poi tornò con gli occhi sui quegli strani esseri che rimasero immobili a fissarli.
«Nel libro da cui ho preso le informazioni sul mondo esterno e sulla mitologia, questi vengono chiamati "Iwao", oppure "Tali di pietra". Praticamente... questa definizione non è molto diversa da quel che hai detto tu, Matt», il ragazzo inglese alzò lievemente le sopracciglia. «Semplicemente, sempre da come è scritto nel mio libro, queste non sono altro che statue sotto l'Incantesimo della rinascita. Inoltre, i loro corpi sono composti da un tipo di pietra molto più resistente rispetto a quella classica. Appunto per questo, sono incredibilmente resistenti ed è molto difficile farli a pezzi. Nel mio libro è anche scritto che possono tranquillamente sopravvivere ad un'esplosione, sempre che si trovino ad un paio di metri di distanza». Aaron continuò a guardarlo. È molto informato...
[ * "uomo di pietra" ]
Matt si scrocchiò le ossa delle dita, e poi fece la stessa cosa con quelle delle braccia, tirandole in avanti il più possibile. «Bene, sembra che ci tocchi combattere», disse, pronto ad entrare in azione in qualsiasi momento.
Sul volto di Akai si formò un minuscolo sorriso. «Sai, non credo che tu possa fare granché. Una delle loro particolarità è proprio quella di essere immuni alle fiamme». Si girò per guardarlo in faccia. Lo sguardo di Matt era un misto tra la delusione e l'offesa. Akai ampliò quel dolce sorrisetto.
Il ragazzo inglese sospirò con noncuranza. «Allora pensateci voi. Io me ne starò qui ad osservarvi». Si appoggiò al tronco dell'albero e si mise le mani dietro la testa. «Che palle, però...», aggiunse, offeso.
Irina inquadrò l'unico Iwao che non aveva con sé il martello. «Io mi occuperò personalmente di quello privo di arma. Col resto fateci quello che volete». Voce e sguardo congelanti, come sempre, ma questa volta con un pizzico di rabbia, che rendeva il tutto più tenebroso.
«Allora suppongo che gli altri tre restino a noi», disse Akai. Con "noi" intendeva: lui, Candy e Alex. Non aveva preso in considerazione Aaron, perché gli si leggeva in faccia che non voleva combattere contro quelle dure creature di pietra.
Candy sarebbe sicuramente riuscita ad avere la meglio. Una maga potente come lei non avrebbe avuto difficoltà. Ad Akai venne in mente un modo che aveva per sconfiggere il nemico: avrebbe potuto afferrarlo tramite la Magia della telecinesi, portarlo a smisurati metri di altezza, e infine spingerlo verso il suolo usando sempre lo stesso tipo di magia. Nonostante gli Iwao fossero fatti di un tipo di pietra molto più resistente, un impatto del genere avrebbe comunque dovuto frantumare i loro corpi. Ovviamente, quello era solo un modo, chissà quanti altri ce n'erano.
Per quanto riguardava lui, invece, non aveva pensato a come agire. Il suo coltello sarebbe stato inutile, senza ombra di dubbio, quindi avrebbe dovuto contare sulla forza fisica e magari sul suo potere oculare. Alla fine, quei Tali avevano gli occhi. Erano tutti bianchi e brillavano. Sembravano due piccole lampadine. Erano presenti anche delle vene che si collegavano a quei luccicanti bulbi oculari. Molto probabilmente era opera dell'Incantesimo della rinascita. Questa volta ci sarebbe stata occasione di usare i suoi occhi, quindi sarebbe stato tutto più facile.
Non aveva esattamente pensato a come Alex avrebbe ucciso il nemico, però si aspettava molto da lui. L'Iwao non sarebbe riuscito a prenderlo, e inoltre il ragazzo aveva una forza fuori dal comune. Non sapeva se però fosse abbastanza da frantumare quel tipo di roccia.
«Dai, andiamo», disse Akai, ma un secondo prima che potesse scendere dall'albero, Aaron lo fermò con la voce. Il biondo stava guardando suo fratello maggiore, dopo aver sentito le voci che giravano nella sua mente. Alex era ad un albero di distanza dagli altri. Fino a pochi attimi prima aveva tenuto lo sguardo abbassato, ma adesso era puntato in avanti, sembrava più deciso che mai.
«Posso affrontarli io». Akai strinse gli occhi. Perdonami, non ho capito. Puoi ripetere? «Voglio affrontarli io». Matt lo guardò stranito e Aaron parve lievemente preoccupato.
«Si può sapere che ti prende tutt'un colpo?», domandò Matt con voce arrogante. Se avessi sfidato nuovamente il ragazzo dagli occhi rossi non ti avrei fatto questa domanda. Sì, ti avrei chiesto se ci fai o ci sei, ma comunque l'avrei reputata una cosa più normale. Nel senso, stiamo pur sempre parlando di te.
Akai lo fissò con aria interrogativa. Che sia solo un modo per dimostrarmi che può battere da solo tre Tali di pietra, oppure... sta cercando di ottenere il mio perdono? Hmph, che domande...
«Desidero solo spaccare le facce di quelle statue che ci ostacolano la strada», rispose Alex.
«Hai ascoltato quel che ha detto Akai? Quelle non sono statue che si possono distruggere con un semplice pugno». Adesso il tono del ragazzo inglese era normale. Fino ad ora aveva usato solamente un tono arrabbiato per parlare con Alex. Beh, con lui non era facile portare avanti una conversazione, specialmente con un tono di voce pacato.
Alex strinse il pugno e lo spinse contro la sua gamba. «Vi sto dicendo che posso farcela. Qual è il problema?». Io... ho un urgente bisogno di sfogare tutta la mia frustrazione... Maledetto pezzo di merda...
Lo sguardo di Matt si fece ancora più vago e confuso.
«Se desideri tanto scontrarti da solo contro quei cosi, fa' pure», gli disse Irina, stanca di dover aspettare. «Ma ricordati che quello davanti è mio». Matt la guardò, fece una smorfia e un brivido gli percorse l'intera spina dorsale. Possibile che debba essere sempre così cupa?, pensò.
«Alex». Suo fratello minore richiamò la sua attenzione. Dopo aver pronunciato il suo nome si bloccò. Sembrava che si fosse dimenticato quel che voleva dire. Sarebbe stato inutile fermarlo. Già prima, quando aveva intenzione di sfidare Akai, non gli aveva dato ascolto, sicuramente non lo avrebbe fatto neanche adesso. Cercò di immaginarsi lo scontro che sarebbe a momenti iniziato. Beh, se si fosse trovato in difficoltà avrebbero potuto aiutarlo, quindi perché preoccuparsi tanto? «S-Sta' attento...», gli disse, alla fine.
Alex guardò il fratello minore e si inumidì le labbra. «È inutile che ti preoccupi per me. Ce la farò». Usò un tono di voce molto calmo — si dovette sforzare di farlo, poiché la voglia che stava provando nel combattere quell'ammasso di pietre era smisuratamente alto.
Alla fine, Aaron non disse più nulla, quelle parole, se anche per poco, lo avevano tranquillizzato.
Come due fulmini, Alex e Irina si calarono giù dagli alberi. Gli Iwao avevano intenzione di lanciare addosso ai due Guerrieri i loro martelli, ma prima che potessero farlo, Alex e Irina avevano già poggiato i piedi sul suolo.
Velocemente, la ragazza di ghiaccio creò una barriera per separare il suo obbiettivo dal resto dei suoi compagni. In quel momento, la persona al centro dei suoi pensieri sparì, e venne sostituita da quel Talo di pietra. Se c'era una cosa che adesso tutti i Senshi avevano imparato, era che non bisognava mai mettersi contro di lei.
Alex vide che uno dei Tali stava per sferrare un potente pugno contro la barriera di ghiaccio. L'avrebbe sicuramente rotta, così si teletrasportò immediatamente, per poi riapparire neanche due secondi dopo sulle spalle dell'Iwao.
«Ehi, il tuo avversario sono io», gli disse. I suoi occhi parvero brillare dalla tanta voglia che aveva di combattere. Prima che la creatura di pietra potesse fare qualcosa, Alex si diede la spinta sulle sue spalle, tanto da fargli perdere l'equilibrio. Atterrò poco dopo a circa tre metri di distanza da loro.
Akai era ancora rimasto nella stessa posizione, sembrava dovesse intervenire da un momento all'altro. Avrebbe anche potuto seguire l'esempio di Matt e rilassarsi, ma lui aveva intenzione di osservare attentamente ogni singolo movimento del ragazzo dagli occhi celesti. Ci sarebbe riuscito meglio se avesse mantenuto quella posizione.
I tre Tali di pietra puntarono Alex, dimenticandosi del loro compagno preso di mira da Irina, davano per scontato che sarebbe riuscito facilmente ad eliminarla, anche se non possedeva più il suo martello.
Alex sorrise. Akai aveva detto che il corpo di quei nemici era fatto di un tipo di pietra molto più resistente. Ogni Guerriero sarebbe riuscito a frantumare un macigno, senza neanche troppi sforzi. Il ragazzo biondo si mise in posizione, col pugno pronto, voleva testare la resistenza dei Tali. Si teletrasportò e in un millisecondo arrivò faccia a faccia con uno di loro. Sferrò rapidamente il pugno, con almeno il 60% della sua forza. L'impatto causò un rumore quasi assordante. Normalmente, qualunque creatura sarebbe stata scaraventata via, e sarebbe anche morta, invece l'Iwao non si mosse neanche per un millimetro. Sembrava non avergli fatto niente. Alex se ne accorse, e prima che lui e i suoi compagni lo attaccassero, si teletrasportò immediatamente nella posizione in cui si trovava prima.
Dopo quel pugno, i Senshi sembravano più coinvolti nel combattimento, soprattutto Akai.
Alex si toccò la mano, le nocche iniziarono a diventare lievemente rosse. Accidenti, quello lì aveva proprio ragione... Un accenno di dolore gli pervase la mano, ma era sopportabile. Praticamente come quando un normale essere umano tira un debole pugno contro una parete, nulla di che. Ad ogni modo, non c'era da stare tranquilli. Alex aveva usato il 60% della sua forza. Se avesse aggiunto il 40%, e quindi arrivare al massimo, l'avrebbe solo scalfito. Merda. A questo punto doveva pensare ad una strategia. Non poteva contare sulla sua forza, e ovviamente neanche sull'aiuto degli altri. Akai li avrebbe battuti facilmente, gli bastava un semplice sguardo... No, per Alex era fuori discussione. Era stato lui a proporsi per potersi scontrare con tre dei nemici. Nonostante gli avvertimenti da parte di Matt, aveva scelto comunque di combattere. Quindi non poteva tirarsi indietro. Alex era spesso avventato, non valutava con esattezza la situazione, a differenza di Irina, che ancor prima di iniziare lo scontro aveva già pensato a come fare per eliminarlo. La ragazza schivava tutti gli attacchi del suo nemico, con estrema facilità e destrezza. Una volta lontana, allungò le braccia verso di lui e aprì per bene le mani. Da esse uscì un qualcosa che sembrava polvere. Sembrava la magia che Candy usò per spegnere il fuoco causato dallo schianto dell'elicottero. In quei metri che separavano Irina e il Talo ci fu una vera bufera di neve. La mira della russa era precisa, neanche un singolo fiocco deviava la propria traiettoria. Akai si sporse leggermente in avanti per osservare meglio la scena. Aveva capito cosa voleva fare.
L'Iwao avanzava indisturbato. Non soffirva il freddo, né sentiva dolore o tantomeno provava emozioni. Niente. Anche quando i gelidi fiocchi di neve gli entrarono negli occhi, egli non fece nulla.
Irina si allontanò spesso, aveva bisogno di tempo. Ad un certo punto, la statua di pietra iniziò a correre, e Irina si trovò costretta a congelargli i piedi. Finalmente si fermò.
Alex alzò lievemente le sopracciglia, ma poi le aggrottò come sempre. Irina aveva usato una tecnica molto efficace, una delle poche che sarebbero riuscite a fermare quelle resistenti creature, ma la pietra era più dura del ghiaccio. Infatti, il Talo dinanzi alla ragazza russa fece per rompere il ghiaccio che gli avvolgeva i piedi con i pugni, ma Irina gli congelò tutto il corpo fino al collo.
Davvero sorprendente, pensò Candy, è in grado di congelare qualsiasi cosa anche non toccandola. Basta che i suoi piedi tocchino terra, e poi inizia a formarsi del ghiaccio sotto di essi, che avanza fino all'oggetto o alla persona che desidera congelare. È come se creasse statue di ghiaccio attraverso lo sguardo... La maga provava ammirazione per questa capacità di Irina. Lei conosceva alcune magie legate al ghiaccio o alla neve, ma non era in grado di padroneggiarle alla perfezione come la ragazza russa.
Irina rilassò il corpo, lasciando cadere a peso morto le braccia e sospirò. «Avrei tanto voluto impedirti di muovere con quella tecnica», disse, con voce rilassata. Il Talo cercò di muovere tutte le parti congelate del suo corpo, ma con zero risultati. «È seccante congelare gli avversari nello stesso modo... tutte le volte». Alex e gli altri Guerrieri osservarono la scena con forte interesse e suspense. E adesso? Cosa farà? Alex sembrava il più interessato. Forse aveva trovato un modo per eliminarli. Continuava a guardare sempre nella stessa direzione e ad ascoltare le parole di Irina anche se gli altri tre Iwao lo attaccavano. Per Alex non c'era cosa più semplice al mondo che schivare gli attacchi da parte di qualcuno. «Però devo ammettere che se uso sempre questa tecnica, è perché i nemici non se lo aspettano. Solo chi conosce al meglio il mio stile di combattimento si aspetterebbe una cosa del genere, gli altri no». Irina si allontanò dal Talo immobilizzato, intenta a prendere un oggetto di sua appartenenza. Afferrò il grande martello che giaceva a terra, dovette usare più forza del dovuto per tenerlo in mano, ma ci riuscì. Notò che a terra era presente la sagoma dell'arma, dovuta al suo smisurato peso. La ragazza fece dietrofront e incominciò ad avanzare verso il Talo. Fu in quel momento che tutti capirono cosa aveva in mente di fare. «Va beh, ad ogni modo... ho vinto io», disse, una volta arrivata ad un metro di distanza da lui. L'avversario stava cercando di sbilanciarsi per poter cadere a terra e così frantumare tutto quel ghiaccio che gli impediva i movimenti, ma anche quello fu inutile, perché la sua testa venne immediatamente fatta in mille pezzi dal martello gigante, dal suo martello gigante. Irina lo aveva usato come arma e aveva funzionato egregiamente. Alex spalancò gli occhi. Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima?
Irina diede un altro colpo secco al busto dell'Iwao ormai privo di testa, frantumando il ghiaccio e creando così un rumore molto forte. Adesso erano rimaste solo due gambe sottili incollate al suolo.
Alex tornò con la sua massima attenzione sui tre Tali che in quei minuti avevano provato ad attaccarlo. Fece un ghigno compiaciuto, adesso sapeva come annientarli.
Si teletrasportò in molti punti diversi nel raggio di quei metri, i Tali intravedevano la sua sagoma di rado.
Akai era ora più concentrato sui movimenti del biondo, visto che anche lui aveva capito cosa gli stava passando per la testa. Okay, Alex era sicuramente in vantaggio in fatto di rapidità, ma gli Iwao non gli avrebbero lasciato prendere la loro arma così facilmente. Akai era così curioso di vedere come avrebbe fatto per prenderla.
Alex continuò a teletrasportarsi, senza fermarsi un attimo. Stava ancora pensando. Adesso ho capito come fare per distruggerli, però non posso prendergli il martello dalle mani così facilmente, la loro forza fisica è superiore alla mia. Continuò a pensare ad un modo per rubare il martello di uno di loro. Poi, all'improvviso, gli venne un'idea. Ma certo. Se i suoi calcoli erano corretti, avrebbe dovuto funzionare. Con uno scatto fulmineo estrasse il coltello dalla guaina e tramite il teletrasporto si avvicinò ad un Talo. Quest'ultimo non poteva vederlo, perché il ragazzo era dietro di lui. Immediatamente, Alex gli conficcò il coltello in un occhio, provocandogli un'immensa quantità di dolore e lasciando che la sua arma gli cadesse dalle mani. Gli altri Guerrieri furono impressionati, Akai aggrottò le sopracciglia. Alex aveva visto giusto. Nonostante i corpi degli Iwao fossero di pietra, gli occhi rimanevano comunque come quelli di un comune essere umano, era questo un loro punto debole.
Alex colse subito l'occasione per rubare l'arma del suo nemico, lasciando il coltello conficcato nel suo occhio destro. Il martello era davvero pesante, ma il ragazzo riuscì comunque ad impugnarlo bene e ad usarlo contro l'Iwao. Quest'ultimo non stava prestando attenzione al ragazzo, di conseguenza si ritrovò senza braccio. Anche se il corpo di un Talo di pietra veniva danneggiato, esso non sentiva comunque dolore. Gli unici punti che, se colpiti, provocavano in loro del dolore, erano gli occhi. La statua non ebbe neanche il tempo di realizzare cosa stesse succedendo, che Alex subito lo colpì alla testa, rendendolo inoffensivo.
Una volta fatto quello, Alex rise e quel che rimaneva del corpo del Talo cadde a terra. Alex spostò lo sguardo sui due che erano rimasti, che nel frattempo si allontanarono leggermente e resero più salda la presa della loro arma.
Adesso Alex non doveva più pensare, poteva sfogarsi liberamente, annientarli definitivamente. Senza perdere altro tempo si teletrasportò, per poi ricomparire dietro una delle statue che fino a poco prima lo stava guardando — teletrasportarsi con un peso del genere richiedeva un pizzico di energia in più. Il ragazzo sollevò il grande martello, intento a colpirlo sulla testa, ma l'avversario si scansò poco prima che potesse ucciderlo. Nonostante Alex si fosse avvicinato al nemico in maniera molto rapida, questi aveva comunque evitato il suo attacco. Era difficile muoversi con quel martello, ecco perché gli Iwao erano estremamente lenti in confronto ai Guerrieri. Era comunque strano... Se quelle armi impedivano ai Tali di essere rapidi nei movimenti, come aveva fatto il martello lanciato dal Talo ucciso da Irina a viaggiare ad una velocità impressionante? Mentre il cervello di Alex fu impegnato a farsi quelle domande, l'altro Talo colse l'occasione per attaccarlo. Fu un tentativo sprecato, visto che il ragazzo lo schivò.
Adesso basta. Alex abbassò lo sguardo, impugnò in maniera ancora più salda il martello e con grande forza e velocità riuscì a colpire una delle due statue di pietra. Lo colpì ad una gamba, portandogliela via. L'Iwao perse l'equilibrio e cadde a terra. Oh, che bella occasione. Che bel modo per spaccarti la testa. Il ragazzo fece un ghigno e si avvicinò alla statua. Essa si muoveva come un pesce fuori dall'acqua. Alex sollevò il martello, lo guardò un'ultima volta e con tutta la forza che aveva in corpo lo colpì in testa. L'impatto provocò molto rumore e dei pezzi di quella pietra super resistente volarono da tutte le parti.
Adesso ne mancava solo uno. L'ultimo nemico rimasto se la stava letteralmente facendo sotto. Anche se non lo dava a vedere, poiché le espressioni di quelle creature erano tremendamente vuote, si capiva dal fatto che restava lì, fermo impalato. Alex si poggiò al grande martello e lo guardò, come per dire: "Ormai è finita, morirai qui e ora". Questa volta non si teletrasportò, iniziò a camminare verso il suo avversario. Se quest'ultimo avesse avuto delle sopracciglia, sarebbero sicuramente state aggrottate, perché, anche se sapeva di essere spacciato, continuò ad attaccarlo. Alex parò i suoi colpi con l'aiuto dell'arma rubata, ma poi, all'improvviso, la usò con molta più forza e ruppe quella del suo ultimo avversario. Adesso il Talo era rimasto con solo un bastone di pietra in mano. Sul volto di Alex si formò un'espressione compiaciuta e anche vagamente psicopatica. Il Talo indietreggiava lentamente, fino a quando inciampò su uno dei pezzi di pietra che formavano la testa del suo compagno, ormai ucciso. La sua arma — se così si poteva ancora chiamare — gli scivolò dalla mano, e rimase di conseguenza indifeso. In quel momento, Alex si avvicinò a lui e si fermò. Ancora appoggiato al manico del martello lo guardò. L'Iwao intravide delle evidenti vene rosse nelle sclere del ragazzo statunitense. Il corpo di Alex era avvolto da un piacere smisurato. C'era qualcosa di più bello ed esaltante che mostrare la propria superiorità? No, certo che no.
Alex sollevò lentamente il martello, per il Talo era ormai giunta l'ora. L'ultima cosa che vide fu la sagoma del ragazzo e dell'arma che dominavano entrambi su di lui. Addio. E poi tutto fu nero. Il martello aveva spappolato il corpo dell'ultimo Iwao. Quell'arma unita all'incredibile forza del ragazzo era micidiale.
Alex sospirò. Un grande sospiro di sollievo — e di piacere — quando quel nemico fu sconfitto.
Akai aveva ancora le sopracciglia aggrottate. Non erano nemici esageratamente forti, non era stupito del fatto che Alex fosse riuscito a batterli senza riportare ferite. Aaron, che si preoccupò per il fratello e pensò che molto probabilmente avrebbe bisogno d'aiuto, dovette ricredersi. Era migliorato rispetto all'ultima volta che lo aveva visto.
Irina si avvicinò al Talo col coltello conficcato nell'occhio, prese l'arma e la consegnò al proprietario. Dopodiché guardò il cielo — quel che ne era visibile — e pensò che sarebbe stato il momento giusto per riposare, dato che stava giungendo la notte.
«Ascoltate», disse, richiamando l'attenzione di tutti i presenti, «credo che sia giunta l'occasione di fare una pausa. Sta per calare il sole, avventurarsi nella foresta al buio potrebbe rivelarsi pericoloso e uno spreco di energie, propongo dunque di riposarci». Proprio quando Irina ebbe finito di formulare la frase, lo stomaco di Matt brontolò. I Guerrieri presenti sugli alberi lo guardarono e accennarono dei piccoli sorrisi che fecero arrossire lievemente il ragazzo inglese. «Ahem, sì, ottima scelta», disse, guardando altrove. Candy si lasciò sfuggire una debole risata e si mise la mano davanti alla bocca, mentre chiuse dolcemente gli occhi.
Alex li guardò, ovviamente con sguardo contrario. Adesso si era scaldato, non poteva mettersi a riposo. Sapeva che se avessero proseguito sarebbe andato molto più veloce.
Ma ormai gli altri avevano deciso, si sarebbero fermati lì per la notte.
Akai guardò il sole che tramontava, con sguardo differente dal suo solito. Manteneva ancora il sorriso in volto, ma questa volta non era per via del brontolio provocato dallo stomaco di Matt.
In fondo... a parte per qualche breve intoppo, mi aspettavo di peggio, pensò.
Aaron lo sentì, e contagiato dal sorriso del ragazzo orientale, sorrise anche lui.
STAI LEGGENDO
Red Tangle
FantastikAkai è un ragazzo di diciassette anni intrappolato in un labirinto di pensieri infiniti, che lo tiene prigioniero da quando era piccolo. Due occhi rossi come il sangue sono la sua caratteristica principale, in quanto, grazie ad essi, è capace di pre...
