Capitolo 21

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La mattina dopo, Tendō incontrò nuovamente Ushijima fermo all'incrocio tra le due vie che separavano le loro abitazioni. Quando Satori gli si avvicinò, da brava persona educata, lo salutò e Wakatoshi ricambiò il saluto per poi chiedergli se gli andasse di camminare insieme fino a scuola e Tendō accettò di buon grado (chissà perché).

Mentre camminavano fianco a fianco, Satori mandò un messaggio sul suo gruppo avvertendo che non avrebbe fatto colazione con loro. I due ragazzi camminarono tranquillamente fino ad una pasticceria sul lato opposto alla tavola calda dove Tendō andava tutte le mattine con i suoi amici; lì Ushijima fece sedere il rosso e, dopo avergli chiesto cosa volesse per colazione, andò ad ordinare le colazioni per poi sederglisi di fronte.

«Ieri dopo lezione ho parlato con Hanamaki e mi ha detto che lui e i tuoi amici avevano un piano per farla pagare a quei bulli. In cosa consiste?» chiese Wakatoshi.
«Niente di che. I miei amici e altre persone stanno mettendo in giro voci che riguardano quegli imbecilli per fargli provare come ci si sente quando vieni preso di mira solamente perché ami qualcuno,» rispose Tendō, il discorso venne interrotto da una cameriera che portò ai due le loro colazione.

Satori cambiò argomento ed Ushijima non fece domande, non volendo forzare il rosso a parlare di qualcosa di cui non volesse parlare, quindi ascoltò solamente Tendō parlare di qualsiasi cosa gli passasse per la testa.

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Akaashi non andò a scuola quel giorno, durante il pomeriggio del giorno precedente gli era venuta la febbre quindi non sarebbe stato possibile per lui ottemperare ai suoi doveri.
Non erano mancate le amare critiche dei suoi "amatissimi" genitori, erano qualcosa a cui Keiji doveva ormai essere abituato, purtroppo le loro parole non facevano altro se non prendere ciò che rimaneva della sua anima e ridurla in brandelli.
Akaashi era sempre stato bravo nel cercare di non infastidire i suoi genitori e nel cercare di essere il figlio perfetto così da non dover subire tutte le malvage parole delle persone cui ancora si ostinava di chiamare "Mamma" e "Papà".

Fortuna volle che quella mattina sua madre e suo padre fossero a lavoro, lasciando Keiji nella totale solitudine di quella casa vuota, o almeno era così che il moro credeva sarebbe andata; non si aspettava certamente di trovare Bokuto Kōtarō e Shirabu Kenjirō alla sua porta. Akaashi non fece in tempo a dire: «Voi cosa...-» che Shirabu disse: «Scusa se ho portato anche Bokuto senza avvisarti ma mi ha sentito dire agli altri che stai male ed è voluto venire con me. Ti ho preso delle medicine e mi assicurerò di farti avere gli appunti delle lezioni di oggi. Io ora vado, se convincessi Bokuto-san ad andare a scuola sarebbe fantastico. Ci vediamo dopo, ciao Akaashi.»
Finito di parlare diede a Keiji una busta con le medicine e si allontanò in direzione della scuola lasciandolo da solo con Bokuto.

«Ecco... Mm, mi hanno detto che ti piacciono gli onigiri quindi te ne ho portati un po'. Mi dispiace essere piombato qui all'improvviso ma... Ecco, una persona che sta male non dovrebbe stare sola,» esclamò impacciato Bokuto protendendo poi la busta contenente gli onigiri al moro, Akaashi abbozzò un sorriso e prese la busta dicendo: «Grazie, Bokuto-san. Non dovevi preoccuparti e dovresti andare a scuola o perderai le lezioni.»
«Ma ti ho detto che le persone malate non devono stare da sole, quindi rimango a tenerti compagnia.»
«Ma…»
«Niente ma, rimango qui.»

Akaashi sospirò sommessamente e fece entrare il ragazzo più grande, ed una volta che quest'ultimo si fu tolto le scarpe ed ebbe appeso il giacchetto e la sciarpa all'appendiabiti i due si spostarono nel salone dove Kōtarō vide l'eleganza dell'arredamento.

Akaashi lo invitò a sedersi e gli si sedette accanto tossicchiando un pochino poi disse: «Non credo sarò molto di compagnia, mi dispiace.»
«Non preoccuparti, Akaaashi. Avevo messo in conto che non saresti stato di compagnia ma mi sembrava orribile lasciarti solo con la febbre.»

"Perché lo fa? Non mi conosce nemmeno, perché dovrebbe importargli qualcosa? Non capisco-" i pensieri di Akaashi vennero interrotti da Bokuto che stava chiedendo qualcosa che Keiji non riuscì a comprendere, assorto com'era nei suoi pensieri, quindi chiese a Kōtarō di ripetere: «Ho chiesto se ti andrebbe di vedere un film o una serie TV.»
«Oh, ehm.. certo. Cosa vorresti guardare?»

Passarono la successiva mezz'ora solo per decidere cosa guardare, quando finalmente ebbero deciso, Bokuto notando che Akaashi stava tremando dal freddo diede al moro il proprio giacchetto e seguendo le sue indicazioni andò a prendergli una coperta pelosa ch'era rimasta ordinatamente piegata sul letto di Keiji.

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Durante l'ora di pranzo, Osamu andò a sedersi al solito tavolo e notò l'assenza di Bokuto quindi chiese a Kuroo se sapesse qualcosa, gli venne risposto che nemmeno lui ne sapeva nulla quindi alzando le spalle il Miya cominciò a mangiare.

«'Samu, come mai sei così giù? È successo qualcosa?» chiese Semi guardando il più piccolo mentre spiluccava qualcosa del suo pranzo senza però mangiarlo tutto.
«Non è successo nulla. Semplicemente non ho fame.»
«Osamu Miya non  ha fame? Sta per finire il mondo?» domandò Kuroo.
«Non è così strano che non abbia fame. E di certo non finirà il mondo per quello.»
«Siamo molto acidi oggi. C'entra il video che Suna ha pubblicato ieri e dove ha ricevuto un sacco di commenti su come lui e te sembrate una coppia?» si aggiunse Matsukawa.
«Non so di cosa tu stia parlando, non l'ho visto il video.»
«Ceeerto, ed io sono biondo.» gli rispose Iwaizumi.
«Non ho visto quel dannato video e non so cosa dicono i commenti, non ne ho avuto il tempo!»
Dopo aver sbottato ciò Osamu si alzò ed andò nel giardino della scuola dove si sedette sotto un albero e s'infilò le cuffiette sparandosi ad alto volume la musica nelle orecchie.

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Fortuna (o sfortuna, va a sentimenti alterni) volle che proprio lì davanti passasse Atsumu (sicuramente sfortuna), che gli si sedette vicino e gli tolse una cuffietta per farsi sentire mentre chiedeva: «Che hai, 'Samu? Ti ho sentito sbottare ai tuoi amici quindi non dirmi "Niente".»
«Primo, davvero molto scortese togliermi la cuffietta così. Secondo, non ho niente, non preoccuparti.»
«Samu, porco due. Smettila di dire "non preoccuparti", e poi stare così. Se non vuoi che qualcuno si preoccupi per te, non fare scenate.»
«Non ho fatto scenate. Sto bene, e mi dà fastidio quando non viene capito.»
«Vaffanculo, 'Samu. Rimani da solo allora.»

E Osamu rimase da solo per il resto della pausa pranzo, non gli diede fastidio poiché in questo modo ebbe il tempo di pensare.

Note dell'autrice:
Allooora, mi sono presa una lunga vacanza, chiedo venia. Le feste a casa mia sono il male sceso in Terra e non sono riuscita a ritagliarmi del tempo per scrivere qualcosa di decente. Non so nemmeno se questo sia decente, ma spero che vi piaccia💖

Will love blossom or is it not destined to?La tua prossima ossessione. Scoprilo ora