Il giorno dopo passò senza intoppi e senza problemi e, alla fine delle lezioni, tutti i ragazzi decisero di andare a studiare a casa Miya: tutti tranne Sakusa, che disse semplicemente di doversene andare e non diede altre spiegazioni.
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Una volta a casa, Kiyoomi notò immediatamente il ritorno dei fratelli dal cappotto di Fuyumi lasciato accatastato sopra alla sua borsa e il giacchetto di pelle di Katsumi lasciato sopra le cose della sorella. E se quello non fosse stato abbastanza chiaro, bastava solamente sentire le urla provenienti dal salone.
«Quante volte devo dirvi che non è una fase?! Sto insieme ad una ragazza, fatevene una ragione!»
Questa notizia lasciò di sasso Kiyoomi, fermo davanti la porta di casa propria, troppo attonito per avvertire gli altri abitanti della casa di essere rientrato.
«Non ti azzardare a parlarci così! Dopotutto ciò che abbiamo fatto per te e i tuoi fratelli il minimo che ci devi è un po' di rispetto!»
Non aveva mai sentito sua madre così incazzata.
E sicuramente ora aveva capito perché Fuyumi non veniva a casa anche quando avrebbe potuto.
Kiyoomi rimase paralizzato lì per altri buoni dieci minuti prima di togliersi le scarpe, coprire la parte inferiore del proprio viso con la mascherina che aveva precedentemente tolto e avviarsi a passi pesanti nel salone.
«Kiyo! Sei tornato da scuola? Com'è andata la giornata?» chiese Katsumi non appena lo vide, non sapeva che il fratello più piccolo aveva sentito una parte della discussione e non fu interesse di Kiyoomi fargli sapere cosa aveva sentito; infatti rispose: «È andato tutto bene. La professoressa di matematica ha riportato i test-».
«Hai preso un altro votaccio o sei riuscito a fare il miracolo?» domandò acidamente il padre.
«Ho preso 7½...».
«Ma è fantastico Kiyo, stai migliorando velocemente,» gli rispose Fuyumi sorridendo, ma i suoi occhi ancora rossi e gonfi e la voce tremolante tradivano il fatto che poco prima avesse pianto.
Kiyoomi si sentì montare una rabbia, che non gli apparteneva, dentro e prima che potesse pensare alle conseguenze delle sue azioni parlò ai propri genitori: «Voi due mi fate schifo. Ve ne state qui ad impartire paternali che non stanno né in cielo né in terra e credete di avere il diritto di fare ciò che volete perché siete "adulti". Notizia flash, non è così. Avete messo al mondo tre figli e li avete trattati come trofei e medaglie quando facevamo qualcosa che per voi andava bene e di merda se vi sentivate imbarazzati dai nostri comportamenti. Fate schifo e non avete capito un bel niente di quello che significa essere un genitore. Non so nemmeno perché per quindici anni ho cercato di rendervi fieri. Finalmente ho capito che non voglio, e non mi serve, l'approvazione di feccia come voi. Fuyumi è una giovane donna intelligente, umile, generosa e amorevole, ciò che tu non sarai mai, madre. E il fatto che abbia il coraggio di amare e stare insieme a chi lei voglia, in una società come questa, è da ammirare e non condannare. Katsumi è un ragazzo dal cuore d'oro, è socievole, intelligente, buono, anche troppo, ed ha un carisma che tu padre potrai sempre e solo sperare di avere. Se non vi andiamo bene come siamo, non è colpa nostra. Noi siamo nati così, non è colpa nostra se non rientriamo nei ruoli che voi volevate imprimerci addosso.»
Tutti gli abitanti della casa rimasero a bocca aperta da quell'espressione di sentimenti da parte di Kiyoomi, non era mai successo che il figlio più piccolo dei Sakusa si aprisse così tanto ed in quel momento era successo proprio ciò che nessuno si aspettava.
«Durante la pausa invernale andrò in vacanza con degli amici. E indovinate un po', uno di loro mi piace davvero tanto. Non inventatevi niente, non voglio sentire nulla da voi due. Se il vostro ego è ferito, andate a leccarvi le ferite in un angolo e non date addosso ai vostri figli. Se non sapete accettare noi, il nostro modo di essere e il nostro orientamento, non siete degni di essere chiamati "Mamma" e "Papà".»
Detto questo, Kiyoomi afferrò Fuyumi e Katsumi per i polsi e se li tirò dietro verso la porta d'ingresso, le urla dei genitori li seguirono finché non furono lontani da quella casa.
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Una volta arrivati al parco vicino casa Miya, Kiyoomi lasciò andare i polsi dei fratelli e il peso di ciò che aveva detto e fatto cominciò a farsi sentire quindi cominciò a camminare avanti e indietro come un posseduto mentre borbottava: "Cosa cazzo ho fatto?" come un mantra.
Katsumi lo afferrò per le spalle e disse: «Kiyo, sei stato fantastico. Nemmeno io avrei saputo dire meglio ciò che ci hanno fatto passare. Sei stato grande, Kiyo. E ricordati che la loro opinione non può, e non deve, influenzarti. Tu sei fantastico, Kiyoomi Sakusa. Ed io sono fiero di essere il fratello di una persona meravigliosa come te.»
Kiyoomi sentì un sentimento dimenticato, o forse rinnegato da tempo, sbocciare nel suo petto, gli occhi si inumidirono e le mani cominciarono a tremare; gli era mancato questo rapporto col fratello e da quando quest'ultimo se ne era andato, due anni prima, per frequentare l'università aveva scacciato ogni affetto provasse nei suoi confronti, invidiandolo per essere riuscito a scappare da quella casa e incolpandolo di averlo lasciato solo. Ora sembrava che tutto il risentimento, tutta l'invidia e tutto l'orgoglio fossero stati scacciati da parole sincere ed occhi luminosi.
Prima che Katsumi potesse rendersene conto, le calde braccia di Kiyoomi lo abbracciarono e lo tennero stretto. Katsumi ricambiò la stretta, nascondendo il viso nella spalla del fratello. Fuyumi rimase di stucco per via della scena cui aveva assistito, ma fu l'unica ad accorgersi di un gruppo di ragazzi in avvicinamento, tra questi le saltò agli occhi un ragazzo biondo, alto e con lo sguardo furbo di chi sa quanto vale e non esiterebbe a farlo sapere anche agli altri. Le saltò agli occhi proprio lui perché non appena vide i due fratelli Sakusa abbracciati, si bloccò e rimase a fissarli con la bocca spalancata.
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Quando aveva proposto, un po' per irrequietezza e un po' per noia, di andare a studiare all'aria aperta e aver convinto tutti che fosse un'idea brillante, Atsumu non si aspettava di ritrovarsi davanti proprio quella scena. Le mani tremavano, il respiro gli si mozzò e sembrò quasi che si fosse tramutato in una statua mentre non riusciva a staccare gli occhi da Kiyoomi e dal ragazzo al quale era aggrappato, come se da quell'abbraccio dipendesse la sua vita.
O almeno questa fu la lettura che gli diede Atsumu, mentre l'immagine che aveva del ragazzo che gli piaceva si disfaceva in mille pezzi, cominciò a dubitare di tutto ciò che pensava di conoscere su Kiyoomi Sakusa e cominciò a sospettare di essere stato preso in giro. Chiuse le mani a pugno, scosse la testa con decisione, mise su la sua maschera da stronzo e si rimescolò nel gruppo facendo finta di nulla e pregando che nessuno dei suoi amici si accorgesse di Sakusa poco più avanti. Purtroppo la fortuna non fu dalla sua, poiché Iwaizumi si accorse della sua presenza e lo chiamò a gran voce.
Note dell'autrice 💜:
Voilà, ecco a voi il capitolo 29. I fratelli Sakusa sono riuniti, Atsumu ha una vera e propria crisi. E se posso dire la mia (da Osamu kinnie che vive accanto ad un Atsumu kinnie), l'ultima cosa che una persona può fare ad Atsu è prenderlo in giro, o fargli pensare che è stato preso in giro. Comunque, grazie a chiunque legge, vota e commenta questa storia💖
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Will love blossom or is it not destined to?
FanfictionAU Se non si fossero mai incontrati nel modo canonico che noi abbiamo tutti adorato e andassero tutti nella stessa scuola, credete che il loro rapporto sarebbe diverso? Alla Futenma High School sono presenti molti dei personaggi di Haikyuu (sopratt...
