Il sole era calato oltre la linea degli alberi, e il carro di Armiral avanzava deciso sulla strada battuta dal vento.
«L’astronomia, in cuor mio, è la scienza che preferisco» cianciava Amrit, che aveva sollevato la borraccia col suo liquore alla mandorla amara. «L’osservazione delle stelle è una pratica misteriosa e affascinante, in continua evoluzione. A palazzo abbiamo una strumentazione che in questa terra di contadini non vi sognate neanche.»
«Ehi, vacci piano» borbottò Sigga, colpita nell’orgoglio. Che sentimento strano, ritrovarsi a difendere il suo paese. Non aveva mai nemmeno accarezzato l’idea di farlo, eppure in quel momento sembrava importante.
«Secondo me ha ragione» ghignò Frederick, che gli stava acciambellato addosso, seduto sulle sue ginocchia, con le gambe distese lungo tutto il sedile da tre.
Era stato malinconico quando erano partiti, ma dopo qualche sbaciucchiamento e un paio di sorsi di liquore pareva essersi ripreso del tutto.
Il principe si stiracchiò, Frederick ne approfittò per strofinare il volto contro il suo collo in quell’improbabile groviglio di corpi.
Ottar, che fastidio. Persino peggio di quando faceva certe cose con Everard, ed Everard era suo fratello quindi avrebbe dovuto essere più imbarazzante per principio.
«Scusate» ridacchiò il principe, poi scosse la testa. «Sto esagerando, sono sicuro che questo Regno ha tante qualità, anche se io non ne ho notata neanche una. Di certo non sono stato abbastanza attento.»
Clarice alzò un sopracciglio, scettica. Era tutta piegata su di lei, e le stringeva il fianco con il braccio. «Almeno un lato positivo mi sembra che l’abbia trovato.»
«Quale, questo qui?» Amrit strinse Frederick più forte, e lui si rilassò nel suo abbraccio. «Sì, diciamo che i modi per godermi il viaggio non mancheranno.»
«Non sia mai!» esclamò il ragazzo, solenne. «Affrontare un viaggio tanto lungo senza il giusto passatempo sarebbe terribile.»
«Visto? Parliamo due lingue diverse, veniamo da culture diverse, eppure ci capiamo benissimo!»
«A me sembra che la cultura sia la stessa» scherzò Clarice, allusiva, e Sigga esplose in una risata incredula tanto forte che superò le esclamazioni di oltraggio degli altri due.
Il momento di ilarità generale si interruppe nel momento in cui la carrozza si arrestò di colpo con uno schianto. Sigga gridò, e da un momento all’altro si ritrovò schiacciata contro lo sportello. Frederick era caduto scomposto tra i due sedili e mugolava di dolore.
Amrit aveva imprecato forte, o almeno Sigga immaginava che l’avesse fatto, anche se non aveva capito una parola.
«Ma che è successo?»
Clarice, che era riuscita a mantenersi al posto, si avvicinò allo sportello e osservò il bosco dallo spioncino. «Non lo so. Siamo fermi. C’è... silenzio e buio. E basta.»
Amrit si sistemava le vesti variopinte, l’aria scossa ma non troppo. Afferrò Frederick per un braccio e lo aiutò ad alzarsi, poi quando si fu assicurato che il ragazzo fosse ancora tutto intero si abbandonò allo schienale, senza forze. «Un animale avrà attraversato la strada all’improvviso, non è così inusuale. Ripartiremo a breve, è tutto sotto controllo.»
Tornarono a posto, anche se la leggerezza che li aveva animati sino al momento precedente era sfumata, e nella notte si udiva solo il fischiare cupo del vento.
«Non sarei mai dovuta partire senza Everard» sbuffò Sigga, quando furono passati sufficienti minuti a far perdere la speranza di una ripartenza veloce. «Lui avrebbe saputo cosa fare, avremmo già ripreso il viaggio.»
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Amma della Mente
FantasyREVISIONE IN CORSO | leggere solo i capitoli con la spunta [nuovo] o [revisionato] ATTENZIONE: sequel di "Tanvar delle Fiamme", che trovate su questo profilo. Jasper è stato sconfitto e Richard si è insediato sul trono. Nonostante la buona notizia...
