4.2 // Destinazione [revisionato]

196 18 140
                                        

Mi manchi. Tornerò, promesso.

Solomon prese una boccata d’aria, avido. Era possibile? Era reale? Non gli era mai capitato di comunicare durante una localizzazione, forse il soffio di Tanvar di cui era intriso il pugnale aveva creato un contatto.

«Allora?» incalzò Richard, che era piegato su di lui con fare apprensivo. «L’hai trovato? Dove si trova?»

Sbatté le palpebre per schiarire la vista confusa. Una delle guardie volontarie era accasciata con aria annoiata su una seggiola là accanto, non si separavano mai dal sovrano dal tempo dell’ultimo attentato, ma per il resto la sala era vuota. «Lui… sta bene. Ha detto che sta bene.»

«Ha detto?» ripeté lui, e si fece più vicino. «Gli hai parlato?»

«È stato lui a parlare con me. Ha detto… ha detto che sta bene e che presto farà ritorno.»

«Quindi sei riuscito a localizzarlo! Giusto?»

Solomon esitò. Non era sicuro di cosa fosse successo, ma era sicuro del fatto che la connessione non era riuscita ad abbattere gli schermi che lui stesso aveva apposto. Sospirò. «No. Localizzato no. Ma oltre ad averlo sentito, l’ho visto. Era…» nudo. Era parecchio nudo, e la sua mente si inceppò al ricordo. Si sentì avvampare, così passò le mani sul volto e si stropicciò le guance. «Era in una stanza da letto, forse una taverna. Aveva le pareti in tufo.»

Lo sguardo di Richard si illuminò. «Beltann.» Prese un profondo respiro, poi scosse la testa e si attivò. «Organizzerò una squadra di recupero. Niente carrozze, solo cavalli; se tutto va bene potrebbero arrivare sul posto anche dopodomani allo spuntare del sole.»

«No!» Solomon gli afferrò le spalle, d’istinto per fermarlo, poi colse un movimento alla coda dell’occhio là dove la guardia era stravaccata e si allontanò di un passo. «Non sappiamo ancora cosa sta cercando di fare. Intervenire in modo vistoso potrebbe metterlo in pericolo, e non è detto che resti a Beltann nel tempo che gli uomini ci metterebbero a raggiungerlo.»

Richard lo osservava, confuso. Dèi, dove Everard era riuscito, almeno un pochino, ad ammorbidire la severità delle sue aspettative sugli umani, quel ragazzo gliele restituiva tutte con gli interessi. «E allora che facciamo?»

L’indiscusso sovrano del Regno di Laidiria: un perfetto imbecille.

«Ne parlerò con mia madre e con Astrid. Loro sapranno che fare, e noi druidi ci spostiamo più in fretta dei mezzi degli umani. Potremo raggiungerlo noi, Astrid conosce bene il territorio e capirà dove andare.»

La guardia lì presente sbuffò dal naso e borbottò un commento tra i denti dal tono che a Solomon non piaceva per niente. Gli umani della capitale, ma gli era parso di capire che fosse piuttosto comune quasi dappertutto, si erano adattati meglio al nuovo Re piuttosto che all’uscita dei druidi alla luce del sole.

Richard gonfiò il petto. «Beh, in questo caso verrò con voi anch’io!»

«Non una buona idea. È meglio che resti qui al castello dove il tuo… impavido braccio armato può tenerti al sicuro.»

«Già, come ha tenuto al sicuro Everard?»

Solomon assottigliò lo sguardo. «Everard sta bene. Ed è partito per sua volontà, nessuno gli ha fatto del male.»

Amma della MenteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora