“Qualcuno di voi ha mai rischiato di annegare?” chiese Everard, guardando con finta aria distratta il bancone della locanda, la voce stentata di chi aveva bevuto troppo e tentava di non farlo trapelare.
“Cielo, no,” rispose Sigrùn, che già sapeva dove lui sarebbe andato a parare. Solomon si ritrovò a invidiarla, per questo.
“Ovviamente no,” rispose Floki. “I druidi non annegano. Possono controllare l’acqua, solo uno molto stupido o senza poteri potrebbe farlo.”
Solomon si limitò a scuotere la testa in silenzio, senza volerlo turbare con la sua voce, sperando che si dimenticasse della sua presenza. Restò zitto ad ascoltare, col cuore in gola.
“Beh, io sì,” disse Everard, e Solomon lo ricordava benissimo. Il giorno in cui Everard era quasi annegato avevano creduto tutti fosse morto, ed era stato uno dei peggiori della sua vita. “Quando stai annegando, vedete, manca l’aria. Sembra facile pensarci a freddo, logico, eppure sul momento ti sconvolge e terrorizza. Manca l’aria così tanto che faresti di tutto per respirare di nuovo. Ogni fibra del tuo corpo si contorce dal dolore e dal bisogno di respirare, ogni parte di te non riesce a pensare ad altro, e ti dibatti sino a che non riesci a fare entrare un po’ d’aria nei polmoni, altrimenti muori. È questa l’unica scelta: avere ancora dell’aria o morire.”
Ci fu un attimo di silenzio, in cui Solomon digerì quelle parole. Provò a pensare al ragazzo che si dibatteva nel fiume, l’istinto di sopravvivenza che lo spingeva ad andare su, sempre più su, per un disperato bisogno di aria nei polmoni.
“Scusa, ma questo cosa…” iniziò Floki, ma Everard lo interruppe.
“Il mio qualcuno mi manca così. Come mi mancava l’aria quando stavo annegando. Ne ho bisogno, il mio corpo farebbe di tutto per riaverlo, ma lui non c’è. E penso di stare per morire.”
Dalla gola di Solomon uscì un verso strozzato. Gli scappò come gli scappò qualche scintilla dalle dita, la sua magia che gli ribolliva dentro e lo consumava.
Avrebbe voluto alzarsi in piedi, avvicinarsi a lui e dirgli che anche lui gli mancava da ammattire, che quel viaggio per lui era una tortura, la più dolce delle torture, perché erano insieme eppure non erano mai stati più distanti di così, prima.
Non lo fece. Si limitò a raccogliere il poco coraggio che aveva rimasto e lo guardò negli occhi. Anche Everard lo stava guardando.
Solomon si accorse di avere un groppo in gola, sentiva gli occhi lucidi, e così erano quelli di Everard. Lo catturarono con la loro solita gravità, neri e profondi, e il suo volto gli sembrò allora più bello di quanto non fosse mai stato, coi ricci che brillavano alla luce giallastra delle lampade a olio, la cicatrice pallida sulla gola, le labbra piene che lui aveva assaggiato così tante volte, ma che ora gli erano precluse.
“Beh, cavolo,” commentò Floki, dopo che si fu schiarito la voce dall’imbarazzo. “Che dire, hai fatto sembrare un essere umano sentimentale. Non pensavo sarebbe mai arrivato questo giorno.”
“Io vado… vado a dormire,” mormorò Everard, continuando a guardarlo. “Dividete pure le stanze come preferite. A me non interessa.”
Detto questo, si puntellò con le mani sul tavolo e si alzò a fatica, barcollando all’indietro.
“Hai proprio bisogno di dormire,” commentò Floki, che dopo il suo sfogo sembrava averlo preso più in simpatia.
Solomon non lo stava ascoltando. Lo guardò andar via a passo malfermo, afferrare il corrimano come se fosse il suo ultimo salvagente in mare e reggersi mentre saliva le scale con difficoltà. Non l’aveva mai visto bere così, e si chiese perché l’avesse fatto. Forse era stata la canzone, forse l’aveva turbato come aveva turbato Solomon. Forse aveva capito di aver fatto un errore a seguirli in quel viaggio.
STAI LEGGENDO
Amma della Mente
FantasyREVISIONE IN CORSO | leggere solo i capitoli con la spunta [nuovo] o [revisionato] ATTENZIONE: sequel di "Tanvar delle Fiamme", che trovate su questo profilo. Jasper è stato sconfitto e Richard si è insediato sul trono. Nonostante la buona notizia...
