6.1 // Riuniti [revisionato]

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«Non avrebbe dovuto dirmi quelle cose. Non avrebbe dovuto dirmi quelle cose prima di farsi prendere.» Sigga si abbracciava forte per stringersi il petto. Tutto faceva male. «Secondo te perché l'ha fatto?»

Frederick la seguiva a passo lento. Si erano allontanati a sufficienza dalla città elfica, ma tenne il tono basso per non allertare eventuali creature troppo vicine. «Perché era vero. Perché altro? Se fossi stato nella sua situazione, l’avrei fatto anch’io.»

«La paura e l'amore a volte ci fanno fare prendere scelte folli» intervenne Amrit. «Non mi sorprende che abbia scelto di confessarsi proprio in quel momento. In realtà, non mi ha sorpreso neanche quello che ha detto... le si leggeva in faccia.»

Sigga tirò su col naso, procedeva a fatica perché aveva lo sguardo annebbiato, gli occhi pieni di lacrime. «Io non l'avevo capito.»

Il principe le offrì un sorriso malinconico. «Sì, sapevo anche questo.»

Troppo comodo dire che era innamorata di lei e poi farsi trapassare dalla lancia di un elfo. Oh, se Clarice fosse morta così, dopo quella dichiarazione del tutto crudele, non gliel’avrebbe mai perdonato.

«Sempre che non moriremo anche noi di stenti in questo bosco del cazzo» sbuffò Frederick, come se l’avesse sentita. «Avessimo almeno qualche trappola... non so come faremo a mangiare.»

Amrit si appese al suo braccio, gli offrì un sorriso. «Intanto non rischiamo più di essere noi a venire mangiati... lo considero già un traguardo.»

Sigga fece una smorfia. Aveva osservato Everard costruire trappole spesso, ma mai con sufficiente cura da imparare. Aveva sempre dato per scontato che ci sarebbe stato lui, stupida. Stupida. «Non possiamo morire di stenti» borbottò. «Everard è in pericolo, dobbiamo tornare alla capitale.»

«Mi sembra un ottimo modo di vederla!» Da quando erano riusciti a uscire dalla città degli elfi, Amrit sembrava aver guadagnato una buona dose di ottimismo. «Per salvare il nostro uomo dobbiamo restare vivi, giusto? Dunque resteremo vivi per puro altruismo! Con persone come voi, potrebbe anche funzionare...»

Sigga lo fulminò con lo sguardo. «Cosa stai insinuando?»

«Niente! Che tenete più alla vita degli altri che alla vostra, quindi ci sono ottime possibilità che stavolta vi impegniate sul serio, per motivi che sinceramente non condivido... ma ahimè la situazione è questa e ce la dobbiamo tenere.»

La ragazza si rivolse a Frederick con un gran sospiro: «Tu l'hai veramente data a questo qui?»

Fu in grado di prevedere lo schiaffetto oltraggiato di Amrit prima che arrivasse, e lo schivò con un breve passo laterale.

Sentì Frederik ridacchiare. «Suvvia, ha anche tante qualità che non immagineresti. La maggior parte delle quali non si possono dire ad alta voce... se capisci che intendo.»

«Questa è una congiura bella e buona» borbottò lui. Aggiunse qualcosa nella sua lingua di poco carino. «Un tradimento vero e proprio. Una mancanza di rispetto inaudita.»

Frederick gli si strinse contro, gli fece gli occhi dolci e iniziò a scusarsi, senza perdere il sorriso divertito. Per Ottar, quelle effusioni erano insopportabili.

Sì, era ingiusto, ma non poteva farci niente: le dava fastidio. Le davano fastidio gli abbracci, i flirt, gli sbaciucchiamenti disgustosi. Sia perché la facevano sentire in difetto, perché lei quelle cose non le aveva mai fatte con nessuno né aveva intenzione di iniziare, sia perché le ricordavano chi non c’era.

Clarice, per esempio, che le avrebbe trovate irritanti quanto lei o comunque avrebbe fatto finta di concordare solo per darle ragione. O Everard, che in genere era la persona su cui Frederick si spalmava in quel modo e in quel momento le mancava.

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