5.1 // La Verità [revisionato]

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Quella notte, Sigga attese con calma e pazienza che venissero a prenderla per portarla sulla tavola di pietra. Sia Clarice che Amrit avevano cercato di dissuaderla da quell’idea folle, e Frederick si era persino offerto di andare al suo posto per proteggerla, ma lei era stata inamovibile.

Per tutto il giorno aveva creato problemi alla colonia, aveva alzato la voce, protestato e rifiutato il cibo.

Se avessero continuato con il loro comportamento abituale, lei di certo sarebbe stata la prossima a essere scelta. E, se l’avessero fatto, lei avrebbe tentato il tutto per tutto pur di fuggire.

A tenere su i capelli in un’acconciatura traballante, c’erano le bacchette con cui Everard li aveva legati con cura prima della sua partenza. La aveva sgridata perché continuava a dimenticarle, e gliele aveva sistemate sulla testa perché le portasse con sé e la proteggessero dalle frustate del vento.

Quell’ultimo regalo di suo fratello avrebbe potuto essere il suo lasciapassare per uscire da lì.

Glielo doveva. Glielo doveva per tutte le volte che l’aveva tirata fuori dai guai.

«Ripensaci.» Clarice si aggrappò a lei con entrambe le mani, quella sua decisione estrema le aveva ridato un po’ di energia e di vita.

Frederick sbuffò la sua disapprovazione e scosse la testa. «Troppo tardi. Ormai l’hanno notata, la prenderanno di sicuro.»

«E la prima è andata» mugugnò Amrit, contrariato. «Sinceramente, non so se sperare di essere il prossimo.»

Frederick posò la mano sulla sua in un gesto istintivo. «Nessuno sarà il prossimo. Sono l’unico a credere in Sigga almeno un po’?»

«Io ci credo» si lamentò Clarice. «Ma mi fa paura.»

Amrit scosse la testa. «Beh, io non ci credo. È stupido. Per cosa, poi? Hanno detto che Everard è sparito, ma io ci scommetto che è morto.»

Sigga gonfiò il petto. No, un’insinuazione simile non l’avrebbe tollerata un momento di più. «Everard non è morto. Lui non è... lui se la sa cavare.»

«Certo che non lo è» incalzò Frederick. «Usciremo da qui e lo troveremo. Sigga, guardami.»

Lei obbedì, titubante. Aveva paura? Dèi, davvero tantissima. Si sarebbe tirata indietro? Mai.

«Oh, Frederick—»

«Tu sei come lui, sei la persona più simile a lui che conosca. E questo significa che ce la farai.»

Non riteneva di essere in alcun modo simile a Everard. Anzi, a pensarci bene era proprio l’opposto. Lui era riservato tranne quando voleva flirtare, e aveva paura di tutto ma poi faceva quel che c’era da fare lo stesso.

Lei adorava parlare con gli altri, ma qualsiasi tipo di approccio che andava oltre l’amicizia la faceva chiudere a riccio. Amava fare la spavalda, ma lasciava sempre che fosse lui a risolvere i suoi problemi sin da quando era bambina.

Non quella volta. Quella volta avrebbe ascoltato Frederick e dimostrato a sé stessa che forse poteva anche essere lei a prendere in mano la situazione, per una volta.

Clarice la tirò per le vesti lacere più forte. «La uccideranno. Non voglio che succeda.»

«Non lo faranno. Non se sarò io a farlo per prima.»

Amma della MenteLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora